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Sopra la panca, la banca campa

L’unico vero atto umanitario sarebbe quello di cacciare non dal parlamento ma dall’Italia questi pericolosi incapaci.
Forse qualcuno arriverà a capire che entrare in una banca non significa sedersi al tavolo da poker o dello chemin de fer e che il pensionato che pensa di far fruttare il suo patrimonio accumulato dopo una vita di lavoro e sacrifici non è un broker, uno speculatore senza scrupoli.
Stronzi, la demagogia sui morti no, ma dare addosso sempre e solo alla gente va bene.
E quanto è delicata l’informazione che appoggia piano piano la notizia del pensionato suicida alla decisione tutta governativa del salvataggio delle quattro banche.
Sembra quasi che si abbia paura a dire che il governo ha delle responsabilità, eppure a ben guardare le ha.
Non si capisce perché la fabbrica, l’azienda, l’impresa, l’esercizio commerciale possono fallire e la faccenda non interessa nessuno, tanto meno le banche che quando ci vai coi soldi i sorrisi, le strette di mano si sprecano e il governo che s’indigna e si sdegna ma poi, come al solito, lascia le persone in difficoltà al loro destino mentre ci sono settori che non possono e non devono fallire: per le banche, le squadre di calcio si mettono in moto provvedimenti speciali ed eccezionali: debiti spalmati per decenni, il furto con scasso nei conti dei privati cittadini per chiudere il buco e potersi vantare di aver salvato la banca, magari quella amica del governo.
Ma la colpa non è delle banche né del governo, è di un paese che si è letteralmente addormentato sotto ai soprusi di stato, non reagisce più e quando lo fa sbaglia sempre la mira.

Il simplicissimus

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Da tempo ho smesso di credere che la pazienza sia una virtù. Al contrario, mi sono convinta che sconfini nella vigliaccheria, nella subalternità, in una fiduciosa quanto dissennata indole a delegare   scelte decisive ad altri, se non addirittura in un velenoso e distruttivo autolesionismo.

Sarebbe ora di finirla con remissività, rassegnazione e sopportazione.

Abbiamo a che fare con dei criminali che dopo averci rovinato, aver coperto misfatti e colpe, nell’eterno avvitarsi intorno al rimando di responsabilità, accusa noi, le vittime, rei – paradossalmente – di esserci fatti abbindolare per avidità da loro, dai loro camerieri, dai loro esecutori, dalle loro sciacquette e perfino dai relativi papà, destinati secondo un nepotismo alla rovescia  ad una gloriosa fine carriera. E se non colpevoli, allora dementi, sbadati, grulli, pronti per dabbenaggine a credere a qualsiasi frottola, peraltro ben propagandata da pubblicità progresso, da spot con lo strozzino in…

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