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Baciamo le mani

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Preambolo: l’Italia è un paese fantastico: si può commissariare il comune di Roma con la scusa dell’incapacità del sindaco, la presidenza del consiglio piazzando non uno ma tre capi di governo usciti dal cilindro di un presidente della repubblica con velleità da imperatore, il Quirinale rinominando una seconda volta il presidente imperatore come se la prima non fosse bastata ma guai a toccare la FIGC di Carlo Tavecchio.
Il presidente del Coni Malagò si dispiace e si rincresce per le parole inaccettabili di Tavecchio ma la FIGC non si può commissariare.
Tavecchio come Vincenzo De Luca, sgridato da madamigella Boschi per gli insulti a Rosy Bindi ma irremovibile dalla carica per questioni di stima e fiducia che nessuno mette in discussione per qualche sciocchezza, anche se la sciocchezza fosse una condanna in primo grado per abuso d’ufficio.
E questa è la conferma che persone come De Luca e Tavecchio, entrambi impresentabili per motivi diversi ma ugualmente importanti, gravi e che nessun’altra società davvero civile assolverebbe per bocca del ministro, del presidente del consiglio e della massima autorità sportiva sono il meglio che c’è per i loro rispettivi ruoli. Insostituibili entrambi.
Nel paese normale non serve nemmeno la seconda gaffe, alla prima si va a casa, anche quando la gravità di un’affermazione è infinitamente minore di quanto lo sono le cose dette da Tavecchio e De Luca.
Chissà se anche la nomina di Tavecchio è una responsabilità degli italiani.

Sottotitolo: “in epoca fascista i prefetti furono uno degli strumenti di cui si avvalse Mussolini per la politica di centralizzazione e rafforzamento del potere esecutivo. Il ruolo del prefetto fu, quindi, ulteriormente rafforzato e il regime si servì di istituti quali il collocamento a riposo per ragioni di servizio o il collocamento a disposizione allo scopo di allontanare i prefetti sgraditi”. [wikipedia]

Francesco Paolo Tronca, voluto da Renzi per realizzare il suo “dream team” per il giubileo ma soprattutto per sostituire l’indegno, il goffo, l’incapace, il bugiardo, lo spendaccione, il patetico Marino è lo stesso prefetto che a Milano ha nominato un commissario apposito per cancellare il registro sulle coppie di fatto istituito dalla giunta di Pisapia [ma anche da Ignazio Marino a Roma], che si beccò pure una denuncia per questa iniziativa.

Se Renzi può parlare con la solita volgare strafottenza di Marino come di un patetico fallito, un disonesto intellettuale che si è inventato la congiura che invece c’è stata, è anche grazie a chi non ha capito che nelle ore precedenti l’agguato di Renzi, del pd e dei 26 traditori non bisognava difendere Marino ma mettersi  contro la congiura per mezzo della quale Marino è stato cacciato dal Campidoglio: il solito colpetto allo stato per non dire di.
Uno che sta al governo con alfano e Verdini, che ha fatto il patto col primo delinquente d’Italia,  senza il benché minimo senso della moralità, del rispetto, della decenza, un cospiratore col cinismo e la spietatezza del serial killer che toglie di mezzo tutti quelli che non sono funzionali al suo progetto antidemocratico non può dare del disonesto e del patetico a nessuno.

In Italia per non sbagliare è sufficiente sapersi inchinare di fronte all’autorità giusta.

Dalla posizione assunta da Tronca, un po’ troppo oltre il doveroso e rispettoso omaggio che si deve al capo di stato estero, nonché massima autorità della chiesa cattolica è facile immaginare che lui sia una di quelle persone che Francesco non si vergognerebbe di invitare lui.  In ogni caso, la fascia tricolore non spetta al commissario voluto da Renzi  su intercessione del papa ma al sindaco eletto dai cittadini. Chiaro?

L’Inchino  – Marazico – 2015

Nun so se siate bono o autoritario
né quer che avete dentro alla capoccia,
ma avete da sapè, sor commissario,
che a ‘sta città ferita assai je scoccia

che arivi quarcheduno da Milano
cor compito de dije che quer tale
che aveva eletto er popolo romano
è inadeguato e che l’ha scelto male.

Rispetto a quello che v’ha preceduto
avrete meno rogne de sicuro
e ve daranno tutto quell’aiuto
che v’abbisogna pe’ nun sbatte ar muro.

Dovrete da sta’ accorto ai criminali
che stanno dappertutto come blatte.
Chi scippa e ruba? Quelli so’ normali,
i peggio c’hanno rolex e cravatte.

Nun romperanno certo li giornali,
i delinquenti, li palazzinari,
i bibitari in centro e i cardinali.
Quest’ultimi teneteveli cari,

me raccomanno, nun li contristate,
prestate ascolto ad ogni piagnisteo.
Del resto è bene che ve ricordate
che c’è da mette mano ar Giubileo

e che li preti oltre ar sacramento
è chiaro che ce tengono parecchio
che a spenne bene i fondi state attento…
Pe’ er resto, ve lo dico in un orecchio:

sapete qui chi regna pe’ davero
spartennose da secoli er bottino
senza conosce requie? Ladri e Clero.
Che pensa de decide un questurino?

Per cui l’esordio in foto immortalato,
fasciato già da primo cittadino,
è certamente quello più indicato:
un prete ride e voi fate l’inchino.

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