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Questa repubblica non è un talk show, presidente Mattarella

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Sottotitolo: i presidenti americani possono fare tutte le pagliacciate che vogliono quando si travestono da militari poiché il loro ruolo gli conferisce anche il comando delle forze armate. Cosa che non avviene qui, dove il presidente del consiglio non dispone di nessuna autorità estesa anche all’esercito. Non indossare quella giacca ieri sarebbe stata semplicemente educazione, garbo istituzionale, rispetto per il suo ruolo e per quel che rappresenta il presidente del consiglio italiano. Bisognerebbe spiegare ed insegnare a Renzi che qualsiasi azione facciano, qualsiasi cosa dicano e qualsiasi atteggiamento assumano i rappresentanti dello stato inevitabilmente, in virtù del ruolo, coinvolgono i rappresentati cioè noi che non siamo obbligati a riconoscerci tutti in una divisa da militare.

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Erano quasi meglio i moniti di Napolitano che almeno facevano incazzare.
Quelli di Mattarella non fanno niente, perfettamente in linea col personaggio nemmeno si sentono.

 Il presidente Mattarella dice che sono le liti a deludere i cittadini che non vanno a votare, un po’ come se l’attività politica, parlamentare e governativa fosse quella espressa nei talk show da chi, ad esempio salvini, invece di lavorare è sempre in video dalla mattina alla notte. Purtroppo, e invece, in parlamento si fa anche dell’altro, oltre a litigare: ad esempio si prendono iniziative che vengono poi trasformate in leggi che non rispondono affatto alle esigenze, alle urgenze e alle necessità dei cittadini che poi, quando s’incazzano invece di andare a votare preferiscono fare altro. A votare si va per senso civico, di responsabilità, come ci hanno sempre insegnato votare è un dovere; esattamente quello che manca alla politica incapace di rinnovarsi, di ripulirsi, di essere davvero il punto di riferimento del paese. Perché il  problema è sempre il solito: dai cittadini si pretende tutto, soprattutto i loro soldi, i vertici, i cosiddetti referenti e rappresentanti invece sono sempre al di sopra di tutto, anche dei loro stessi fallimenti che poi provocano l’astensione. Quanto è responsabile il presidente del consiglio che invece di presentarsi davanti all’Italia per scusarsi di una campagna elettorale fallimentare che ha costretto la gente a votare la solita brodaglia immangiabile, avariata, se ne va a conferire in quel di Herat vestito da Rambo come se fosse la cosa più urgente da fare? Chi si crede di essere Renzi, De Gaulle?

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Non sono le liti a scoraggiare gli elettori, presidente Mattarella, sono le persone che rappresentano la politica.
La lite quando è finalizzata a raggiungere un punto di accordo è comunque un segno di vitalità propositiva: c’è una parte che dice qualcosa e ce n’è un’altra che tenta di spiegare anche forzando i toni perché quella cosa andrebbe migliorata, o addirittura evitata.
Mentre questi rappresentanti della politica, Matteo Renzi in testa non vogliono questo.
Vogliono fare delle cose che molti non ritengono giuste senza passare per il filtro della discussione, del confronto, del mettersi a disposizione per eventuali ravvedimenti.
Sono arroganti, e la dimostrazione del perché il 50% degli italiani non va più a votare l’ha offerta proprio Renzi ieri quando ha inutilmente parlato di vittoria, benché sapesse perfettamente dei due milioni di persone che ieri l’altro non hanno rinnovato la loro fiducia al partito di Renzi.
L’arroganza è un atteggiamento che non ispira nessuna fiducia già umanamente, figuriamoci poi se viene usata per imporre delle cose facendosi scudo di un consenso che quei numeri stracitati a proposito delle elezioni non hanno confermato ieri come l’altra volta, quella del famoso 40,8 per cento della metà di elezioni “altre” che non avrebbero dovuto dare nessuna autorità né autorizzazione a Renzi, né oggi che quella percentuale si è addirittura dimezzata
Non si cambia la storia di un paese, le sue leggi, le sue regole, finanche la Carta più importante, quella Costituzione grazie alla quale questo paese si regge ancora in piedi col consenso di una persona e mezza su dieci.
Ecco perché come per il 25 aprile penso che anche la festa della Repubblica andrebbe messa in standby finché non verranno ripristinate le sue condizioni originali. Nella Repubblica nata grazie alla Resistenza antifascista e ad un referendum democratico che ha defenestrato un regime che non voleva più non è previsto che a governare sia un parlamento di eletti da nessuno che pone e dispone fregandosene bellamente di quello che pensano i cittadini, gli unici depositari secondo Costituzione di quella volontà sovrana che i governanti sono obbligati a considerare.

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