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Dal rottamatore allo sfasciacarrozze il passo è stato breve

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Essere garantisti, ovvero concedere a tutti quello che è nel diritto di tutti: l’innocenza fino a prove contrarie e a sentenze pronunciate, non c’entra nulla col rispetto delle regole che la politica e i partiti stessi si sono dati per evitare che il sospetto potesse anche e solo aleggiare sulla classe dirigente.
In tutti questi anni molti si sono fatti abbindolare da parole infilate apposta nel dibattito politico per distrarre, per instillare sensi di colpa in tutti coloroche ieri come oggi continuano a non fidarsi di chi usa la politica pro domo sua e di un sistema corrotto.
Termini come “giustizialismo” col quale si è voluta tradurre la richiesta sacrosanta di avere al comando gente al di sopra dei sospetti servono proprio a questo, a far pensare che tutto sommato e che sarà mai se un consigliere, un assessore, un sindaco, un presidente del consiglio non si presentano al popolo proprio come mamma li ha fatti.
Ma non è affatto così, sebbene l’onestà da sola non sia sufficiente a garantire anche capacità e competenze in politica, in un paese devastato dalle mafie, dalla corruzione, dal malaffare che in molte situazioni, addirittura epoche storiche lunghe decenni sono diventati un tutt’uno con la politica, quella importante che siede ai piani più alti del palazzo, è diventata un’esigenza non più rimandabile.
“Candidato” deriva dalla parola “candido”, ovvero bianco, pulito, immacolato, ed era la tunica che indossavano nell’antica Grecia, la Madre della democrazia, tutti coloro che si presentavano davanti alla polis nell’agorà dove l’assemblea dei cittadini sceglieva i suoi rappresentanti.
Ora, per carità, nessuno chiede che al giorno d’oggi debba servire un colore di riconoscimento per chi si appresta ad andare ad occupare un ruolo pubblico, ma pretendere almeno una dignità etica, morale prim’ancora dell’onestà stabilita dal certificato penale si deve e si può.

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EDITORIALE del Manifesto – Eticamente ineleggibile – Norma Rangeri

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Secondo Zanda, pd, ex portaborse di Cossiga, la lista della Commissione antimafia è una barbarie, Orfini che a febbraio dello scorso anno voleva addirittura il commissariamento della “deluchiana federazione di Salerno” ha parlato di ritorno al giudizio di piazza. Praticamente tutto il partito e servitù al seguito è contro la Bindi che si è voluta vendicare di Renzi e De Luca, ciliegina sulla torta, l’ha denunciata per diffamazione.Indecenti i commenti della “base” su twitter che definiscono la Bindi “una frustrata che non ha mai fatto niente di buono” e la Picierno che “non capisce su quali basi si vogliono decidere i buoni e i cattivi a 48 ore dal voto”: buoni e cattivi, non onesti e delinquenti, o semplicemente inadeguati: lei non capisce, del resto è sempre la stessa Picierno che “con ottanta euro si fa la spesa per due settimane”.

De Luca sapeva benissimo di essere fra gli impresentabili ineleggibili, ma si è presentato lo stesso alle primarie col sostegno della maggioranza del pd perché non immaginava che per la prima volta le regole sarebbero state applicate come deve essere e non come è successo in precedenza, quando la Commissione antimafia si era pronunciata sulle candidature ma dopo le elezioni e non prima, anche se di poche ore. Ed è proprio su questo che contavano De Luca, Renzi e miss Sorriso Boschi quando a sprezzo del ridicolo si sono fatti fotografare in abbracci e baci col sindaco decaduto.
Gli elettori hanno il diritto di sapere prima chi sono le persone che si presentano alla gestione della cosa pubblica, prima di un processo, prima di una eventuale condanna o assoluzione: gli elettori hanno il diritto di pretendere di non essere loro la ramazza che fa ordine e pulizia in partiti infestati da malaffaristi di ogni ordine e grado.
I partiti hanno il dovere di lasciare a casa tutti quelli su cui pende anche e solo l’ombra del sospetto così come si fa in tutti i paesi civili quanto basta, dove la vera separazione dei poteri tiene conto anche dell’onestà e della trasparenza in politica.
Con buona pace della servitù volontaria che da ieri si straccia le vesti solo perché per la prima volta è stata applicata una regola.  

Dal codice etico del PD.

Che doveva fare Rosy Bindi, passare il bianchetto sulla lista alla voce “De Luca” come si usava una volta per non turbare i patetici servi di regime che la insultano da ieri?
Il Codice di autoregolamentazione antimafia l’hanno fatto i partiti, così come nel 2013, in allegato al programma elettorale, il pd stilò il suo personalissimo codice etico che includeva le condizioni ostative e l’obbligo delle dimissioni qualora i requisiti del candidato non fossero in linea coi parametri che il partito stesso aveva stabilito.
Oggi che le regole volute anche dal pd si abbattono sul pd di Renzi non vanno più bene, e il rispetto di quelle regole diventa la vendetta della “pia donna di potere”. 

Invece di delegittimare e offendere una persona – sebbene distante da me per idee politiche –  perbene  come Rosy Bindi e un’istituzione qual è la Commissione Antimafia sarebbe il caso che la politica facesse un serio esame di coscienza, può sempre farsene prestare una per l’occasione,  pensare a quante volte  poteva evitare che intervenissero le istituzioni e la magistratura a fare quello che è un dovere della politica: ovvero permettere l’accesso alla politica solo a chi ne ha facoltà e non appellarsi alla volontà del popolo che spesso s’innamora delle persone sbagliate, forse perché chi dovrebbe non gliele fa conoscere bene bene.

Qui c’è un discorso da fare che va oltre il giustizialismo e tutti i gradi dei giudizi, compreso quello di Dio per chi ci crede. Qui abbiamo la peggior classe dirigente del mondo civile che non ha mai voluto fare una seria pulizia al suo interno prima che arrivasse la magistratura e si è andata via via riempiendo di gente che nel mondo normale e nella società civile non avrebbe le referenze nemmeno per il più infame dei mestieri. Qui non sono bastati tre gradi di giudizio per estromettere berlusconi dalla politica perché tutti si appellano alla volontà del popolo, quello che fra Gesù e Barabba sceglierebbe ancora il bandito. Le stesse cose che diceva berlusconi le hanno ripetute Renzi, De Luca e a seguire tutta la scia dei saltatori sulla carrozza del vincitore.
Ma la volontà di una parte del popolo non può costringere tutto il popolo a farsi amministrare dai banditi.

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