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Il mio 25 aprile di resilienza

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Preambolo: per resilienza si intende la capacità dell’essere umano di reagire a dei colpi subiti, specificamente di ordine emotivo e psicologico, rispetto a traumi  di vario ordine e genere che si possono subire.

La resilienza serve ad adattarsi alle avversità a cui non ci si può opporre. 

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Sottotitolo: berlusconi non ha mai partecipato alle celebrazioni del 25 aprile e Napolitano non ha mai detto una parola, nemmeno un monitino piccino piccino.
Preferisco mille volte Mattarella, democristiano senza velleità rivoluzionarie ma che in meno di due settimane ha già ribadito varie  volte che fascismo e antifascismo non si mischiano, perché non era uguale chi lottava per la libertà a chi si era votato al regime, di Napolitano che da ex comunista ha rivalutato ufficialmente la figura di almirante “statista” e che l’anno scorso ha sciupato l’occasione del 25 aprile per elevare a eroi della nazione due presunti assassini.
La politica è fatta anche di simboli, di riconoscimento per la propria storia e questo Mattarella lo ha fatto prim’ancora di essere eletto quando è andato ad omaggiare le vittime del nazifascismo alle Fosse Ardeatine. Spero che il presidente si ricordi della nostra storia e delle sue belle parole di questi giorni anche quando avrà sotto gli occhi la legge elettorale fatta da Renzi  che vuole trasformare l’Italia in un paese di proprietà di chi vince le elezioni.

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25 aprile: a settant’anni dalla Liberazione gli Italiani hanno voglia di tornare schiavi?

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Mattarella: “Democrazia è lotta alla corruzione”
25 Aprile, “non c’è equivalenza tra le due parti “

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•LA TENTAZIONE DEL “TUTTI UGUALI”. MA I FASCISTI FURONO COMPLICI DELLO STERMINIO DEGLI EBREI 

•SANT’ANNA STAZZEMA – “SENZA ITALIANI STRAGE IMPOSSIBILE” “TRAVESTITI DA SS, TRADITI DA ACCENTO” 

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E’ vero che come ha ammesso un paio d’anni fa Angela Merkel la Germania avrà una responsabilità perenne riguardo i crimini della Shoah, ma senza la fattiva collaborazione di tanti italiani che hanno contribuito anche semplicemente con l’indifferenza la storia oggi avrebbe potuto essere un’altra. Quelli che facevano finta di niente oltre settant’anni fa avevano la stessa perfida mentalità di chi oggi può permettersi di scrivere in un social che i rom vanno “termovalorizzati”, che i profughi vanno lasciati al loro destino di morte e che non rischiano niente grazie a chi ha combattuto per estendere la libertà, non perché fosse una possibilità di pochi eletti.

Non ho mai sopportato quella voglia di riconciliazione che ha contaminato anche la politica di sinistra prima e di centrosinistra dopo. Secondo me l’Italia del dopo regime è stata fin troppo benevola con chi aveva scelto di tradirla. I fascisti mai pentiti hanno avuto fin troppe possibilità, la Francia non fu così compassionevole.

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Storace ha mandato a dire a Mattarella  che stamattina era a Milano per la celebrazione del 25 aprile, che avrebbe dovuto allungarsi verso piazzale Loreto per portare un fiore lì, dove venne esposto il cadavere del duce e che “dopo settant’anni non ha nessun senso fare la pagella sulle parti giuste e quelle sbagliate”.
La pagella sui buoni e i cattivi un senso ce l’ha, Mattarella va ringraziato perché in pochissimi giorni ha ripetuto varie volte che non potrà mai esserci nessuna equiparazione fra chi sosteneva il fascismo e chi lo ha combattuto; avrà un senso finché nel parlamento della repubblica troveranno posto quelli che pensano che durante il regime di mussolini furono fatte “anche cose buone”.
Quelli, e non sono solo a destra, che vorrebbero mandare sotto il tappeto le responsabilità di una parte degli italiani che non hanno esitato a tradire l’altra parte.
Non è uguale chi contribuiva alle deportazioni a chi le ha subite, gente venduta ai fascisti dai vicini di casa che poi prendevano possesso della sua casa, del posto di lavoro.
Non è uguale chi ha guadagnato dalle epurazioni e dallo sterminio a chi non è mai più tornato indietro.
E, per conto mio, non devo riconciliarmi con nessuno, tanto meno con chi come storace non ha mai preso le distanze dall’ideologia criminale che la Resistenza ha combattuto.

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Questo è il quarto 25 aprile che sfogliamo sul calendario senza un governo democraticamente eletto.
A novembre del 2011 arrivò Monti, ufficialmente per risolvere un’emergenza che nei fatti non c’era e anche se ci fosse stata lui non l’ha comunque risolta, anzi.
Da allora è stato tutto e solo un precipitare di eventi, dalle larghe intese di Napolitano imposte perché – così ci hanno detto – necessarie, fino ad arrivare ai giorni nostri con Renzi che si è insediato a palazzo Chigi grazie all’ennesima manovra di palazzo, ufficialmente per traghettare l’Italia a delle elezioni che consentissero ai cittadini di poter scegliere finalmente i propri rappresentanti in parlamento.
Mentre così non è: nelle intenzioni di Renzi c’è soprattutto l’obiettivo di ridurre ai minimi termini quella democrazia del popolo sovrano nata grazie alla Resistenza antifascista e a questo 25 aprile di Liberazione.

La legge elettorale di Renzi è stata concepita con la precisa intenzione di trasformare il parlamento in una zona franca, dove il presidente del consiglio decide, sceglie, impone e se la maggioranza gli dà ragione, e gliela dà perché la maggioranza attuale è di sua proprietà ed esclusiva, può fare quello che gli pare. Tutti i principi e le regole scritte nella Costituzione della Resistenza con Renzi sono diventati carta straccia, molto di più di quanto sia riuscito a berlusconi che almeno si limitava ad intervenire solo in funzione dei suoi interessi: evitarsi la galera ed arricchire il patrimonio.
Renzi, invece ha altri interessi e non sono solo i suoi ma anche  di quella parte di Italia alla quale importa poco della libertà collettiva, quella democratica e di tutti perché tutto quello che non trova fatto e non ha se lo può comprare.
L’Italia di oggi è un paese dove la libertà è stata svenduta e barattata col meno peggio di quel peggio usato per spaventare la gente, per giustificare tutte le iniziative prese in assoluto spregio della democrazia e della Costituzione, ed è inutile prendersi e prenderci in giro coi fiori rossi e le frasi d’epoca: questo non è più un paese libero, non è più quel paese dove tanta gente ha combattuto e perso la vita per regalare alle future generazioni un’Italia libera anche dal rischio che quello che era stato si potesse ripetere.
Oggi l’Italia è molto meno libera di settant’anni fa.
Quindi, per quello che mi riguarda non c’è niente da festeggiare e da celebrare.

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Una risposta »

  1. quest’anno ho potuto gioire di un capace cesto di fave nell’aia riscaldata da un pallido sole, ché più forte ci avrebbe infastidito.
    Sul serio le stagioni si son riscaldate,
    le mie fave non c’erano mai prima di maggio e non so se ciò sia bene o male per le generazioni future, cui sempre è rivolto il mio premuroso pensiero
    anche se a loro il dolce delle prime fave colte e mangiate
    non interessa

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