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Il déjà vu

Anche berlusconi continua a percepire 8000 euro al mese del vitalizio da senatore, interdetto e decaduto.
Una condanna in via definitiva per frode non basta a liberare la politica di un individuo simile, in ottima compagnia peraltro, ma anzi, continua ad essere pagato dallo stato che ha derubato e cioè da noi.
E nessuno pensa di abolire una legge incivile che continua a pagare i ladri coi soldi dei derubati.

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Il bisogno di legalità e il giudice burocrate che piace tanto ai politici – Daniela Gaudenzi, Il Fatto Quotidiano

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La responsabilità dei giudici è legge Orlando: ‘Ora cittadini più tutelati’ Anm: ‘Provvedimento contro magistrati’

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Bello il discorso di Mattarella alla scuola della Magistratura di Scandicci: sembrava scritto da Napolitano. 

E’ proprio una “fissa” dei presidenti della repubblica quest’accusa di protagonismo dei magistrati.
Invece di prendersela coi politici loro sì protagonisti, pure troppo e incapaci di fare leggi che impediscano ai processi di andare in prescrizione prima del primo grado, vanificando ogni tentativo di restituire giustizia a chi se l’è vista negare la bacchettata ai giudici – vecchi e nuovi – ci sta sempre bene.
Magari la magistratura fosse stata e fosse davvero protagonista, così tanto da aver ripulito questo paese da tutto il sudiciume che opprime.

In Germania i detenuti per reati contro lo stato e i cittadini sono circa 9000, in Italia 240.
Nel dicembre scorso Transparency International ha messo nero su bianco che l’Italia è prima nella classifica dei paesi più corrotti d’Europa.
Da almeno vent’anni grazie al capobanda padre costituente ma più che altro prostituente la classe politica è stata riempita di gente che con le sue referenze non potrebbe svolgere nemmeno il più umile dei mestieri all’interno dello stato; ogni scandalo finanziario, di corruzione e tangenti vede protagoniste non le seconde leve della politica ma altissimi funzionari di stato in combutta con la criminalità mafiosa e il presidente della repubblica, perfettamente in linea con chi lo ha preceduto, su queste cose non ha niente da dire: il problema di questo paese sono i magistrati protagonisti, non quelli condannati a morte dalla mafia.
I registi, invece, quelli che da decenni sfornano leggi sempre meno efficaci per non rischiare che poi funzionino davvero per tutti, non solo per i delinquenti comuni vanno benissimo anche quando da non eletti da nessuno si permettono di demolire lo statuto dei lavoratori, i diritti.
In Italia c’è bisogno di giustizia, perché parlare di legalità con un parlamento di illegali è un po’ rischioso.
C’è bisogno di un governo eletto dai cittadini, questo sì legale.
E c’è bisogno anche e ad esempio di quella legge sulla corruzione che non vede luce nonostante ci abbiano detto che il patto fra l’abusivo e il delinquente sia decaduto come uno dei contraenti.
Quindi chissà cos’è che impedisce a questo paese di avere uno stato che agisca e intervenga nella giusta direzione, che non credo sia quella della ramanzina presidenziale ai magistrati.

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Lilly Gruber dovrebbe scusarsi per aver costretto Ben Jelloun ieri sera a Otto e Mezzo all’incontro con la fascista e razzista santanchè.
Quand’è che questa gente capirà che la comprensione dei telespettatori rispetto alle dinamiche televisive e a quelle del retrobottega dove i partiti impongono la presenza della santanchè come di salvini non è infinita?
Ora che finalmente Renzi ha fatto la legge che voleva berlusconi sulla responsabilità civile dei giudici, quand’è che qualcuno penserà a fare quella sulla responsabilità del giornalismo cosiddetto embedded – ma più che altro servo e complice – che si ostina a trasformare ogni organo di informazione nella vetrina per politici osceni e i loro lacchè che non solo non hanno niente da dire ma quello che dicono è sempre sbagliato?
A quando la responsabilità civile dei giornalisti per continuare a negare l’informazione inginocchiandosi invece alla propaganda utile a questa politica cialtrona e disonesta?
E, già che ci siamo, a quando una legge per punire l’irresponsabilità politica con la radiazione da qualsiasi settore dello stato quando i politici dimostrano la loro incapacità e delinquenza?
Solo i giudici in questo paese devono essere responsabili, pagare di tasca loro gli eventuali errori che commettono nell’esercizio delle loro funzioni?

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Migliori attori non protagonisti – Marco Travaglio

E pensare che cominciava a starci simpatico, Sergio Mattarella. La scena delle delegazioni dei partiti che salgono al Quirinale per consultarlo sulle riforme “condivise” votate nottetempo dal Pd e basta, e della sua sfinge che le osserva impassibile, marmorea, senza tradire la minima emozione, come priva di circolazione sanguigna, costringendole a compulsare eventuali, impercettibili vibrazioni sopraccigliari per arguirne un eventuale pensiero, è davvero avvincente dopo nove anni di logorrea monitoria. Il silenzio tombale sull’Aventinuccio delle opposizioni contro la riforma costituzionale è uno splendido contrappasso ai moniti di Re Giorgio, che per molto meno avrebbe già intimato loro di smettere immantinente di opporsi.

E che dire delle acrobazie imposte ai quirinalisti corazzieri, ieri spalmati sul Napolitano giocatore per sostenere che faceva benissimo a impicciarsi sempre di tutto, e ora sdraiati sul Mattarella arbitro per argomentare che fa benissimo a non interferire. Anche la scelta dei mezzi di locomozione, dai voli di linea ai pedibus calcantibus, dal Frecciargento alla tramvia fiorentina con bandiera tricolore appiccicata alle spalle, è la messa in mora di questa casta imparruccata che considera le usanze dei cittadini comuni una diminutio, ai limiti della lesa maestà. Poi purtroppo ieri, dopo tre settimane di letargo, Mattarella ha parlato. Gli è scappato un monito. E ha subito fatto rimpiangere quando taceva. “Il magistrato – ha detto alla scuola delle toghe a Scandicci – non dev’essere né protagonista assoluto nel processo né burocratico amministratore di giustizia”. E così, invece di ricordare al governo che la legge sulla responsabilità civile dei giudici è incostituzionale perché cancella l’udienza-filtro sui ricorsi dei cittadini (l’ha detto la Consulta di cui fino al mese scorso lui stesso faceva parte), anche lui ha reso omaggio a un totem che ci portiamo appresso da vent’anni: la lagna sul “protagonismo” che chiunque passi per la strada (specie se ha la coda di paglia) si sente in dovere di lanciare ai magistrati che finiscono sui giornali per parole, processi o indagini.   Una giaculatoria così stantia, tediosa e distante dalla realtà di un Paese fondato sull’illegalità di massa (soprattutto dei colletti bianchi), che persino Piero Grasso s’è sentito in dovere di replicare: “A volte il protagonismo viene da sé, per le cose importanti che fai. La gente deve sapere quando fai cose utili e importanti per la società”. Siccome Mattarella è uomo riflessivo – i turiferari che l’hanno scoperto un mese fa ci hanno rivelato che “pensa prima di parlare”, anzi addirittura “parla solo quando vuole lui” – forse risponderà a questa domanda: ma che senso ha dire che i “magistrati non devono essere protagonisti assoluti nel processo”? Persino Monsieur de La Palisse, che un quarto d’ora prima di morire era ancora vivo, troverebbe la frase troppo ovvia o troppo inquietante. Se vuol dire che nel processo ci sono anche gli avvocati, gli imputati, i testimoni, le parti civili e i cancellieri, grazie tante: ma non s’è mai visto un processo senza queste figure, anche perché sarebbe nullo (a parte l’udienza al Quirinale dove fu sentito Napolitano senza gli imputati perché il teste non li gradiva). Se invece intende che i magistrati non devono parlare, è una violazione dell’art. 21 della Costituzione (salvo che rivelino segreti d’indagine o anticipino sentenze, ma lì i codici e il Csm li sanzionano).

Se infine la frase significa che i magistrati non devono far parlare di sé, è insensata (se uno parla di me o no, dipende da lui, non da me). Oppure è incoerente con l’invito a non diventare burocrati. È dei burocrati, che fanno il proprio compitino (se lo fanno) senza disturbare nessuno, che non si parla mai. Si parla invece dei magistrati che si occupano dei potenti, e meno male: è proprio nell’anonimato che si nascondono le toghe corrotte, colluse, conniventi e nullafacenti. Qualcuno aveva mai sentito parlare del giudice Vittorio Metta, che alla fine degli anni 80 si vendeva le sentenze a Previti & B. senza mai parlare né far parlare di sé? No, negli stessi anni si parlava molto di Falcone e Borsellino, che per le loro inchieste o interviste erano spesso in tv e in prima pagina. Giudici protagonisti anche loro?

 

 

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