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Di lavoro, di manifestazioni e della sinistra che non c’è

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Ecco che stanno costruendo i propagandisti del terzo millennio, gente che avrebbe fatto impallidire di vergogna Goebbels, quelli che sono riusciti a costruire prima berlusconi e adesso Renzi e a trasformarli negli uomini dei miracoli, della provvidenza. Che con la lobotomia di massa sono riusciti a convincere milioni di italiani che questo è tutto quello che politicamente si meritano e ci meritiamo. La Bildeberg di Matteo Renzi. Ma quando qualcuno diceva che uno di sinistra non può avere così tanti interessi nell’economia e nella finanza, avere banchieri per amici, lo diceva per cattiveria, per spettegolare un po’.

Non vado alla manifestazione perché sono vent’anni almeno che facciamo cose turandoci il naso, andiamo a votare turandoci il naso, il meno peggio, per utilità. Ci hanno fatto credere che il meno peggio fosse poi quello utile ad ascoltare e mettere in pratica le istanze dei cittadini, che non sono bazzecole senza importanza ma i nostri diritti, i nostri bisogni.
Vent’anni di legislature in un’alternanza un po’ stravagante, perché quando vincevamo noi, vinceva sempre “lui”; un noi peraltro abbastanza discutibile se si pensa che l’unico che è riuscito a battere berlusconi alle elezioni è stato Prodi. Ovvero per battere un liberista delinquente c’è voluto un democristiano amico del sistema, anzi proprio dentro il sistema.
E tutto questo turarsi il naso e vieppiù gli occhi ci ha portato ai giorni nostri dove “lui” ha perso ma è riuscito a vincere lo stesso grazie ad un suo perfetto sottoprodotto che sta mettendo per iscritto e per legge tutto quello che voleva fare “lui” ma non ha potuto perché troppo impegnato a sistemarsi i cazzi suoi con la collaborazione viva e vibrante delle istituzioni e del palazzo tutto.
Quindi è per questi motivi e per molti altri che io non voglio più fare cose turandomi il naso. Non lo voglio fare più. Specialmente poi per i sindacati dei quali salvo solo Landini che è l’unico a dire cose di sinistra, trasformati nella fabbrichetta dei politici di domani che poi, una volta seduti su quelle poltrone dimenticheranno da dove sono venuti. Per informazioni chiedere a Marini e Bertinotti.

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Quando Renzi dice di avere rispetto per chi oggi sarà in piazza con la Camusso –  il che è tutto dire e spiega benissimo le condizioni pietose in cui è ridotto questo paese – ma che il suo rispetto va anche a chi non sarà in piazza perché è  la maggioranza degli italiani dovrebbe ricordarsi che a scegliere lui non è stata la maggioranza degli italiani. Che i sessanta milioni di italiani che cita non sono tutti suoi, che quel miserabile 40,8% degli aventi diritto, che hanno votato il piddì alle europee e che non danno a Renzi e al suo governicchio largo ma soprattutto inteso con berlusconi quell’autorità per fare le cose che fa, non è la maggioranza degli italiani. Che quel consenso che si vanta di avere è il prodotto della solita propaganda che si costruisce nelle redazioni dei media ufficiali, dell’informazione che da quando c’è Renzi ha smesso di fare quel minimo indispensabile del suo dovere che sarebbe quello di far notare le contraddizioni della politica, di criticare dove serve la politica. E con Renzi  ci sarebbe l’imbarazzo della scelta vista la quantità sesquipedale di balle ciclopiche con le quali ha sedotto chi crede davvero nel rinnovatore,  quello che per mettere tutti allo stesso livello invece di estendere toglie. 

Renzi a proposito di lavoro ha applicato la teoria dell’accontentarsi.
Che è tutto ciò che rispetto al lavoro non si deve fare.
La competenza, la fatica, il tempo, ormai senza più orari: si lavora sempre, di sabato, di domenica, a natale e a ferragosto che si dedica al lavoro vanno pagati.
Il giusto, non di meno perché c’è chi sta peggio e per non fare un dispetto a nessuno si portano tutti a stare peggio.
Il metro non è guardare al peggio ma impegnarsi per permettere il meglio.
Il lavoro senza gratificazione ottenuta col giusto compenso perde in qualità.
E nella filiera dei servizi prodotti dal lavoro ci perdiamo tutti.
La colf che lavora per sette euro l’ora quando ne dovrebbe e potrebbe guadagnare dieci non sta lì a sottilizzare se rimane un po’ di polvere sui mobili o la camicia non è stirata perfettamente.
La stessa cosa succede con l’impiegato, l’operaio, l’infermiera che poi, essendo valutati poco danno e rendono poco.
E tutto il paese poi vale poco.
E Renzi questo sta facendo, vuole costruire un’Italia che vale poco.
Ancora meno di quanto l’abbiano fatta valere tutti quelli che lo hanno preceduto.

 

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Alla ‪#‎Leopolda‬ la sinistra di Renzi?
Alla Leopolda ci sono i sostenitori di uno che a sinistra non mette nemmeno la freccia e che sta assemblando un gruppo di potere più pericoloso di quello di berlusconi i cui adepti, seguaci e affiliati conoscevano la fragilitá essendo il puparo un inaffidabile delinquente che prima o poi sarebbe stato fermato.

Renzi non si ferma né lo fermeranno quelli preposti a garantire una democrazia agli sgoccioli messa – in virtù della solita manovra di palazzo – nelle mani di un arrivista, un abusivo amico dei potenti e delle banche che, con nessuna autorizzazione, nessun mandato del popolo si è messo lo scolapasta in testa e crede di poter fare l’imperatore.

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LEOPOLDA PIGLIATUTTO (Marco Damilano)

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Poldo e la Leopolda – Marco Travaglio

Cazzari di terra, di mare e dell’aria! Camicie Bianche della Rottamazione e delle Regioni! Uomini e Donne della De Filippi, di Porro e della D’Urso, ascoltate! Un’ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra pancia! L’ora dei selfie, degli hashtag, delle slide e delle linee-guida revocabili! La dichiarazione di guerra è già stata consegnata agli scribacchini di Bruxelles e Strasburgo. L’Italia parolaia e renzista è un’altra volta in piedi anzi seduta, forte, fiera e compatta come non mai. La supercazzola è una sola, categorica e impegnativa per tutti. Essa già trasvola e accende i cuori da Arcore al Nazareno alla Leopolda: vincere! E twitteremo! Popolo renziano, corri alle poltrone e agli iPhone e dimostra la tua viltà, il tuo servaggio, il tuo sedere!   Diamo ora la parola ai Figli della Leopolda di ultima generazione.   Matteo Orfini: “Basta atteggiamenti provocatori.

Renzi faccia il segretario di partito e la smetta con certe guasconate. L’idea di fare il premier è una follia. Renzi è l’ultimo giapponese di una linea che in tutto il mondo è stata abbandonata. Mi ricorda i Righeira, gli Europe, certe sue scelte estetico-musicali ricordano il mondo dei paninari. C’è un’idea della spettacolarizzazione della politica un po’ figlia di quegli anni”.   Andrea Orlando: “Basta passare con Renzi che si diventa nuovi, anche se non lo si è di curriculum… Il vero apparato, inteso come professionismo politico, è a sostegno di Renzi… Per noi il cambiamento è un governo che provi a ottenere la maggioranza al Senato in base a un progetto, lui preferisce la formula del governissimo, legittima, ma già sperimentata in maniera drammatica visto l’epilogo del governo Monti”.   Dario Franceschini: “Tra la competenza e l’esperienza di Bersani e la rottamazione di Renzi ci possono essere dubbi a chi affidare il Paese? Bersani ragiona, Renzi recita”.   Federica Mogherini: “Renzi ha bisogno di studiare un bel po’ di politica estera, non arriva alla sufficienza, temo. Matteo, lascia stare la politica estera e di difesa, Obama ed F-35 compresi. Ti conviene, dai retta. Renzi è un po’ troppo sul passato per essere l’uomo del futuro. Bersani ragiona da premier, Vendola è affidabile, Renzi un po’ fuori fase. Sceglie lo slogan che usò Franceschini alle primarie 2009, ‘Adesso’. Come inizio di rottamazione lascia un po’ a desiderare”.   MariannaMadia: “Bersani è il miglior premier che l’Italia possa avere. Solo lui ha statura da presidente del Consiglio”.   Pina Picierno: “Qualcuno dica a Renzi che l’Onu ha appena stabilito che deve studiare… Bella la supercazzola di Renzi sui diritti… Lo slogan ‘Adesso’ di Renzi l’ha lanciato Franceschini nel 2009, ‘mazza che svolta! M’avanzano un sacco di cappellini della campagna di Renzi, che faccio li spedisco a lui o libero il mio garage? Bersani è l’unico a parlare di lotta alle mafie: mi piacerebbe che Renzi facesse lo stesso… Ma Renzi per chi ci ha preso, per renziani?”.   Alessandra Moretti: “Renzi non sta bene dove può essere messo in discussione, non ama il confronto democratico e si comporta da primadonna, ma ne abbiamo già avuta una e si chiamava Silvio Berlusconi. È egocentrico e anche maschilista. Chi è più bello tra Renzi e Bersani? Bersani tutta la vita! Ma avete visto le foto di Bersani da giovane quando aveva i capelli fluenti? Somiglia a Cary Grant, un possibile attore, e poi è alto e con le spalle larghe. Non c’è paragone con Renzi, che ha pure quel modo di parlare così strano”.   Piero Fassino: “Se il programma di Renzi è ‘tutti a casa’, non è un programma per governare il Paese”.   Ps. Tranquillo, Matteo, nessuno ripeterà nulla di tutto questo: lo dicevano – vedi antologia raccolta dall’Espresso – fino al giorno prima che tu scalassi il partito e il governo. Ma ora è tutto passato. Piuttosto, lascia stare l’incolpevole Leopoldo di Toscana, che era una persona seria. Molto meglio Poldo, quello dei cartoon di Popeye che ingolla i panini interi: rende meglio l’idea.

 

 

 

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