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Il ballista 2.0

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Mi chiedevo se, al tempo che fu, i padri costituenti avrebbero fatto sedere al tavolo della scrittura della Costituzione anche i referenti del partito fascista giustificandosi col fatto che siccome in Italia i fascisti c’erano non sarebbe stato giusto non farli partecipare alla stesura delle leggi e delle regole del paese.
Qualcuno potrà dire che il fascismo era tutto ciò che la Resistenza aveva combattuto, che sarebbe stata una follia far decidere anche quelli contro i quali si era lottato per liberarsene.
Mentre e invece è la stessa cosa che accade oggi.
Gli sporcaccioni ma soprattutto le sporcaccione che si sono esibite in baci e abbracci l’altroieri sono dentro il partito che nelle sue molteplici dimensioni ed evoluzioni è quello che aveva sempre promesso di liberare l’Italia dal nemico dello stato berlusconi, non parlava di forza Italia prima e del pdl dopo come di un partito con tutte le carte in regola per poter essere considerato parte di quella democrazia buona per fare le regole.
Anzi, quelli di berlusconi erano i partiti degli eversori che si facevano beffe delle regole, quelli delle leggi ad personam che sempre gli sporcaccioni e sporcaccione di cui sopra promettevano di eliminare  ad ogni tornata elettorale ma poi, puntualmente e sistematicamente non solo non lo facevano ma contribuivano a metterci sempre il rinforzino, gli aiutini che nel tempo hanno reso berlusconi inamovibile.
Fino ad oggi nella sua condizione di pregiudicato e condannato alla galera ma ugualmente considerato così autorevole da far rimangiare le parole al bugiardo 2.0 che solo qualche mese fa diceva che berlusconi sarebbe stato il primo rottamato e che mai, mai, mai un condannato avrebbe avuto qualche chances con lui semmai avesse vinto le elezioni.
Poi Renzi ha vinto le primarie del suo partito e si è insediato con viva e vibrante soddisfazione a palazzo Chigi nei modi un po’ stravaganti e inusuali per una democrazia che sappiamo.
E il resto, tutte le balle sulla rottamazione, il rinnovamento e su quel game over che avrebbe dovuto mettere fuori dai giochi della politica berlusconi, è già storia.

Paolo Romani, forza Italia, oggetto dell’affettuosità di Madonna Boschi, ministra piddina ha ragione: ce lo dobbiamo ricordare tutti che la porcata di ieri l’altro porta le firme di Renzi e berlusconi.
Ricordarcelo soprattutto se e quando ci rimanderanno a votare.
Renzi e berlusconi, berlusconi e Renzi.

La Costituzione e le bugie – Amalia Signorelli

Per baciare Verdini e Romani nella stessa giornata non basta avere il pelo sullo stomaco, bisogna averci tutto quel che resta della foresta amazzonica. Per baciare, anzi per ri-baciare schifani, invece, basta essere Anna Finocchiaro.

L’assemblea prostituente – Marco Travaglio

No, vabbé, ha fatto anche questo.

Oltre a Verdini, alla Rossi, a Quagliariello e a Romani, monna Maria Elena Boschi ha baciato pure Antonio Razzi. Non è uno scherzo: è la foto che immortala per i posteri l’ultimo atto dell’alato dibattito sulla nuova costituzione (minuscola, s’intende) approvata l’altroieri in prima lettura dal Senato. Se l’ 11 marzo 1947 un grande laico e liberale come Benedetto Croce invocò l’assistenza dello Spirito Santo per illuminare i 556 Padri Costituenti recitando l’”inno sublime” del Veni Creator Spiritus, venerdì a Palazzo Madama risuonava il Veni Pregiudicate Silvi con tutti i suoi boys and girl. Esercizio per l’estate: cercare su Internet le foto, rigorosamente in bianco e nero, dei Padri Costituenti – quelli veri – solennemente impegnati fra il 1946 e il 1948 a scrivere la Costituzione Repubblicana, e confrontarle con lo Stracafonal di Umberto Pizzi sui pomicia-menti delle Boschi & Finocchiaro con la variopinta fauna di padri ricostituenti beotamente intenti ad abrogare se stessi (della qual cosa ci faremo una ragione); ma anche, quel che è più grave, 47 articoli della Costituzione per sostituirli con altrettante pippe prolisse, scombiccherate, confuse, insensate, contraddittorie che paiono scritte da un branco di analfabeti in evidente stato di ebbrezza. Una scena da commedia sexy anni 80, tipo “La ministressa ci sta col senatore” o “La relatrice della riforma costituzionale”, con l’aggravante dell’assenza di Gloria Guida ed Edwige Fenech e della presenza Zanda e Razzi al posto di Alvaro Vitali e Bombolo. Il corteo dei baciatori della ministressa e della relatrice era guidato dal capogruppo forzista Paolo Romani che, va detto a suo onore, appariva un filo imbarazzato dinanzi alle labbra protese della Boschi: avrebbe preferito un po ’ più di discrezione, ma l’effetto risucchio gli è stato fatale. Smack. Alle sue spalle anche il foltocrinito Verdini, uso a muoversi tra il lusco e il brusco, tentava di ripararsi dietro la chioma fulva di una deputatessa, ma la sua candida cofana cotonata a pelo lungo sbucava inequivocabilmente dalle foto nell’atto del bacio alla ministra, reduce da analoghe effusioni con il ricostituente Quagliariello. Doppio muah con scappellamento a destra. In zona limitrofa dell’emiciclo, frattanto, l’avvenente Schifani arpionava un braccio della Finocchiaro, che si voltava di scatto e gli stampava uno schiocco sulla guancia, irresistibilmente attratta dal fascino del 416-bis. Slurp. Alla vista della processione, Razzi smetteva di domandarsi che cazzo avesse votato fino a pochi istanti prima e avanza impettito verso Monna Boschi con l’aria di dire: “Sarà un’usanza di queste parti, vedi mai che sia l’inizio di un’ammucchiata: se questi si baciano tutti, un motivo ci sarà; nel dubbio, mi ci fiondo anch’io”. Bacione anche per lui. Da notare il dignitoso contegno del tanto vituperato Mimmo Scilipoti, che ha preferito un low profile davvero encomiabile. Alla festa di fine anno mancavano soltanto i gavettoni di pipì, le fiale con puzzetta, gli stronzetti di gomma e le gare di rutti, ma purtroppo B. non poteva entrare. Il clima comunque era quello liberatorio del grande coming out. E i ricostituenti pidinforzisti vanno compresi. Sono vent’anni che si vedono di nascosto, fra toccatine furtive e strusciamenti clandestini, polluzioni bicamerali e strizzatine di larghe intese, al massimo qualche occhiata lubrica e qualche pizzino da un banco all’altro. Ora che arriva il “liberi tutti”, possono finalmente limonare duro alla luce del sole, in favore di telecamera, e allora ci danno dentro come Buffon e la D’Amico. Finita la festa, il cameriere pieghevole Piero Grasso dà una pulitina ai locali e annuncia stremato la meritata vacanza low cost. Seguìto a ruota da Monna Boschi, che cerca affannosamente un volo last minute per le ferie, al solito tristi e solitarie. Beata gioventù: quest’anno s’è liberata Villa Certosa, a parte qualche capatina di Barbara Guerra. Se passano da zio Silvio a Cesano Boscone, magari le chiavi per qualche giorno gliele ammolla.

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