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Il presidente multitasking, ovvero la tragedia che diventa farsa e propaganda politica

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Non c’era bisogno che qualcuno rivelasse che del patto fra Renzi e berlusconi esisteva anche la versione scritta. Bastano e avanzano i risultati già ottenuti dal delinquente pregiudicato – per tacere di quelli che verranno se l’oscenità verrà messa per legge – per capire ciò che si erano semplicemente detti in quella orale, al riparo da occhi indiscreti.

Seriamente: tutti quelli che da mesi insistono con la litania di Renzi che è stato votato dagli italiani per fare le riforme e non è vero, vale sempre la pena di ricordare agli smemorati per scelta, per caso o perché gli conviene e perché l’informazione cosiddetta si guarda bene dal ripeterlo anche tutti i giorni – magari al posto di incensare ogni minchiata detta e fatta dal MatteOne – che questo paese è ostaggio di un parlamento di voluti da nessuno che si sono ritrovati dove sono grazie ad una legge fasulla, invalidata perché illegittima che hanno fatto in modo che alla presidenza del consiglio andasse Renzi voluto solo da qualcuno, sono così sicuri che quella parte di italiani desiderasse proprio quello che Renzi ha deciso di fare?

Tutti sicuri che quegli italiani se avessero saputo che nelle intenzioni di Renzi c’era il patto con un pregiudicato anziché quel “game over” e delle riforme vere, che cambiassero davvero verso a questo paese, ovvero le menzogne con cui il cazzaro jr ha sedotto la gente in campagna elettorale durante le sue primarie, quando già sapeva che avrebbe mentito facendo il contrario, avrebbero fatto la fila, speso due euro e tolto tempo alla vita per andare a votare Renzi alle primarie?

Perché mai l’altra parte di italiani, quella che ha fiutato da subito l’inganno rappresentato dalla persona di Renzi dovrebbero fidarsi di uno che pensa di fare un patto politico con l’altro che, essendo un pregiudicato condannato, ha dimostrato di non voler rispettare nemmeno la legge?
La politica non è un’esclusiva di chi la fa, la Costituzione non è il giocattolino fatto coi Lego da montare e smontare a piacimento e convenienza personale di chi pensa di poter stare meglio solo se diminuiscono le regole, solo perché quelle regole danno fastidio anche a un delinquente incallito.

***

Il naufragio della Costa Concordia è accaduto per l’imperizia, la superficialità criminosa di chi compie  un’azione qual è questo “inchino” che tutti sapevano essere pericoloso ma nessuno ha mai vietato di far fare con una regola, una legge che impedisse questa manovra, tant’è che le navi che toccano le coste italiane continuano ad avvicinarsi troppo nonostante la triste esperienza. A Venezia manca poco che le navi da crociera salgano su piazza San Marco fra l’indignazione della gente e la consueta indifferenza degli organi preposti al controllo e ad evitare altri incidenti. Renzi andando a presenziare al rientro della carcassa della nave che verrà demolita non ha fatto altro che rappresentare l’Italia cialtrona e irresponsabile, quella che si gira dall’altra parte quando viene messa sull’avviso di un pericolo,  Renzi rappresenta degnamente, tanto quanto sapeva farlo berlusconi che andava sui luoghi dei disastri a raccontare barzellette  la politica ipocrita,  interventista solo per i cazzi suoi che tutto fa meno fronteggiare le vere emergenze e occuparsi di quell’irrisolto che poi trasforma in emergenze le normali necessità dei cittadini che non pensano che il miglioramento sociale e la dignità di un paese passino per delle riforme concordate con un delinquente da galera.

Già: se lo avesse fatto berlusconi chissà cos’avremmo letto sui giornali, anche su Repubblica eh?

  Nel paese normale ad attendere la Concordia avrebbe dovrebbe esserci Schettino al posto di Renzi che ha furbescamente e nuovamente approfittato di un’occasione, e chissà quanto mancherà alla promessa di più dentiere per tutti, visto che ottanta euro non bastano nemmeno per un’otturazione o una cura canalare..
Speriamo poco, così la gggente capisce.
Schettino che avrebbe dovuto essere già pronto per collaborare alla rottamazione della nave ovviamente a titolo gratuito, altroché in giro per l’Italia a fare vita da vip con trentadue morti sulla coscienza e un paese ridicolizzato di fronte al mondo anche per colpa sua.

Un presidente così multitasking non s’era mai visto. Quell’altro almeno faceva una cosa per volta: l’operaio, il capostazione, più spesso il malavitoso, che è effettivamente il ruolo che più gli si confá, gli viene naturale. Renzi no. Lui fa tutto e accoglie tutti: la rifugiata, la nave naufragata ma soprattutto il malavitoso.

Sempre nel solito paese normale i media non avrebbero dato così tanto spazio all’ultimo viaggio della Concordia che altro non è che una delle tante dimostrazioni di un fallimento disastroso, una tragedia che ha causato perdite umane. 
Tutto questo non va dimenticato anche al di là dell’ingegno poi profuso per rimediare ai danni che fra l’altro non è neanche un’esclusiva made in Italy – quindi non si capisce di che ci dovremmo vantare – quanto lo è invece chi ha provocato quei danni, quell’ex capitan Schettino che viene accolto come una rock star ovunque metta piede e, come se non bastasse c’è gente che non trova nulla di strano nel farsi ritrarre nella foto ricordo con lui, un po’ come succedeva davanti alla villetta di Cogne e al garage di Avetrana.
Tanti italiani hanno questo gusto dell’orrido, il dramma è che poi lo mettono in pratica anche in cabina elettorale.
Questa spettacolarizzazione dell’ultimo viaggio è stata un’altra di quelle famose armi di distrazione di massa con cui i media rincoglioniscono e telerincoglioniscono gli italiani affinché non pensino ai guai dell’immediato presente. Dovrebbe essere facile quindi immaginare il perché Matteo Renzi è andato a Genova con famigliola al seguito  a presenziare all’evento.
Ad esempio, nell’immediato presente c’è un partito politico che si vanta di essere il più amato dagli italiani che insorge e s’indigna per una frase tanto banale quanto di cattivo gusto [anche basta co’ ‘ste banane che non sono un cibo esclusivo dei neri] che, certo, si può e si deve criticare ma se chi lo fa poi non insorge e non s’indigna col capo di quel partito politico, casualmente anche presidente del consiglio, che si allea con un criminale e con questo vuole scardinare le fondamenta democratiche di questo paese beh, quella critica perde automaticamente tutta la sua forza e il suo valore.
La credibilità è una cosa seria per persone serie, non è roba per i frequentatori abituali di un ladro, corruttore e amico dei mafiosi.

Niente avversari e arbitro amico, che bello vincere (Ferruccio Sansa)

Il guappo di cartone
Marco Travaglio, 27 luglio
Tredici anni fa l’Italia salutava il suo più grande giornalista di sempre: Indro Montanelli. Mentre ancora si discute se fosse di destra o di sinistra, suscitando – da qualche parte Lassù – le sue sonore risate, si dimentica la sua maggior virtù, oltre alla prosa e alla libertà: avendo studiato e narrato la storia d’Italia, Montanelli conosceva e raccontava gli italiani come nessun altro. E, quando giudicava un politico, si metteva nei panni della gente per studiare come lo guardava. Berlusconi gli stava simpatico. Ma ciò che subito lo allarmò, non appena nell’estate ‘93 quello gli preannunciò la sua “discesa in campo”, fu la miscela esplosiva che sarebbe nata fra i tratti caratteriali del suo ex editore e la voglia di padrone che alberga nella pancia di una certa Italia. Quella che aveva fatto dire a un altro rabdomante, Mussolini: “Come si fa a non diventare padroni in un paese di servi?”. Fra il Duce e il Cavaliere ci fu un altro politico italiano che provò a diventare padrone, e per un po’ ci riuscì: Craxi. Nel 1983, quando andò al governo, Montanelli sul Giornale lo salutò così: “Come uomo di partito, Craxi ha certamente grossi numeri. Come uomo di Stato, è tutto da scoprire… È arrogante, un po’ guappesco e sembra avere del potere un concetto alquanto padronale… Craxi ha una spiccata – e funesta – propensione a considerare nemici tutti coloro che non si rassegnano a fargli da servitori. Sono pochi, intendiamoci, i politici immuni da questo vizio. Ma alcuni sanno almeno mascherarlo. Craxi è di quelli che l’ostentano sino a esporsi all’accusa di ‘culto della personalità’… che potrebbe procurargli guai seri. Non perché a noi italiani certi atteggiamenti dispiacciano, anzi. Ma perché in fatto di guappi siamo diventati, dopo Mussolini, molto più esigenti: quelli di cartone li annusiamo subito”. E così fu: alla protervia di Craxi, che eccitava gl’intellettuali, gli italiani preferivano il grigio e molliccio understatement dei democristiani, che sapevano gestire il potere senza quasi farsene accorgere. Soltanto B., grazie al fascino del denaro, del successo e delle tv, riuscì a far digerire per vent’anni il suo guappismo molesto. Chissà cosa direbbe Montanelli oggi del suo quasi concittadino Renzi, rara avis di democristiano che posa un po’ da Craxi e un po’ da B. Certo, il ritratto di Bettino gli calza a pennello. Tranne forse la profezia finale: a giudicare dalle Europee, si direbbe che ne vogliamo un altro, di guappo di cartone. Renzi ne è convinto e ci marcia.
Ma esagera.
Nel bene e nel male, non è B.: gli mancano i soldi, le tv, l’aura di successo e i crimini. Finché non è entrato a Palazzo Chigi, non ha sbagliato una mossa. Da quando è al governo, non ne ha più azzeccata una: gli 80 euro, con il loro effetto nullo sui consumi, sono già evaporati; le riforme su cui s’intestardisce –Senato e titolo V–non interessano a nessuno e, anche se riuscisse a condurle in porto, non migliorerebbero la vita a nessuno (salvo che a lui), mentre quelle che potrebbero cambiare il Paese in meglio segnano il passo o sono lettera morta. Eppure, con un così magro bottino di risultati, specie a fronte delle promesse fatte e delle aspettative create, continua a svolazzare come se il consenso fosse eterno. E cade nell’errore fatale di confondere il presenzialismo con il presidenzialismo: non basta baciare bambini, fare selfie con le fan, ingravidare madame con un’occhiata, twittare e messaggiare a ogni ora del giorno e della notte, imbucarsi nelle feste altrui tipo la partita del cuore o l’arrivo degli orfani dal Congo o della povera Meriam, ri-varare la fu Costa Concordia come la contessa Serbelloni Mazzanti Vien Dal Mare e poi volare a Parigi truccato da Miss Tour de France per calzare la maglia gialla di Nibali, insomma travestirsi da sposa ai matrimoni e da salma ai funerali, per avere in pugno l’Italia. Complice la crisi, data prematuramente per scomparsa, gli italiani potrebbero stufarsi di lui molto prima di quanto sospetti. E rottamare anche l’ultimo guappo di cartone, con largo anticipo sui predecessori.

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Una risposta »

  1. Io non sono riuscito a gioire per la vittoria di Nibali. Dopo quello che è successo a Pantani, senza contare i numerosi scandali che si sono susseguiti, ho sempre un po’ di timore nel fare il tifo per qualcuno. C’è un giro d’affari pazzesco nel mondo dello sport.

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