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silvio come Heidi, gli hanno sorriso i Monti

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Un pensiero a Paolo Borsellino, Partigiano della veritá e per questo morto ammazzato insieme alla sua scorta nel paese in cui la veritá è di troppo, disturba i manovratori del potere costruito sulle menzogne e la disonestá.

B assolto, Pd blinda il patto del Nazareno
Serracchiani: ‘Ci dà più garanzie che M5S’

***

Non c’è bisogno di restituire a berlusconi nessuna reputazione ritrovata, in queste poche ore ci hanno già pensato i consueti funzionari appositi, ad esempio Massimo Franco sul Corriere della sera che parla di “vittoria” di berlusconi dopo l’assoluzione di ieri. Ci sarebbe da chiedere a Franco che vittoria è quella di uno che viene mandato a processo per quei motivi e quei reati, e che la scampa solo grazie al solito aggiustamento in corsa di una legge che se fosse rimasta com’era l’avrebbe condannato eccome. La legge che ha consentito a berlusconi di essere assolto in appello è stata pensata e realizzata dall’esecutivo di Mario Monti e dei sobri tecnici, che erano stati chiamati da Napolitano a risollevare il paese dall’imminente catastrofe, mentre ad occhio, l’unico che Monti ha salvato dalla catastrofe è stato il solito noto, l’amico di qualcuno e alleato politico di tutti. Letta jr disse un paio d’anni fa che avrebbe preferito berlusconi ai 5stelle, oggi la Serracchiani ha ribadito che berlusconi dà al pd più garanzie di quanto possa e sappia fare il movimento:  Letta e la Serracchiani, malgrado la loro giovane età [anche se non sembra] non sono nati con Renzi, sono un prodotto della vecchia politica, quella che Renzi avrebbe dovuto rottamare. Si sbaglia a focalizzare l’attenzione solo sul patto del Nazareno, quello fra berlusconi e  Renzi, il sostegno della politica, tutta, di destra di centro e della cosiddetta sinistra viene da lontano. La politica ha speso gli ultimi vent’anni di storia di questo paese ad occuparsi delle faccende di berlusconi, dei guai giudiziari di berlusconi, ha concentrato tempo, energie a spese di noi cittadini  per pensare continuamente all’ultimo escamotage che salvasse berlusconi dalla giusta condanna di un tribunale e del popolo italiano. Questo paese da due decenni abbondanti  è vittima e ostaggio dello strapotere concesso dalla politica a berlusconi. Gli elettori vengono dopo la sua legittimazione che non avrebbe mai dovuto esserci, se questo fosse stato e fosse un paese normale. La responsabilità di questo ventennio e di quello che ci aspetterà con Renzi – un prodotto mediatico che è stato costruito sulla scia della subcultura berlusconiana –  è soprattutto dell”informazione che ha preferito piegarsi anziché svolgere il ruolo di opposizione non solo a berlusconi ma anche a chi di diritto ma soprattutto di rovescio lo ha sempre sostenuto e tirato fuori dai guai, questo nella politica, nell’informazione invece  fabbricando di continuo la propaganda che nel tempo ha impedito la formazione di quelle opinioni sane che avrebbero permesso alla gente di avere un’idea precisa su berlusconi ma anche su chi non ha eseguito il volere dei suoi elettori. Chi votava a sinistra lo faceva perché i referenti politici dei partiti di sinistra promettevano che avrebbero liberato il paese dal monopolio mediatico e subculturale di berlusconi. Non lo hanno fatto perché non è convenuto. berlusconi, nel “bene” ma soprattutto nel male è stato e continua ad essere la prima pedina del domino. Se cade lui crolla tutto.

Ecco perché da ieri è tutto un’affannarsi a ricostruire una verginità a berlusconi come se l’assoluzione fosse la dimostrazione che lui non ha fatto quello che gli veniva contestato, ma lui quelle cose le ha fatte eccome.

Le ha fatte quando era presidente del consiglio e non solo sono state la causa del giusto discredito della stampa internazionale nei confronti di un paese fatto di gente stordita, ignorante e complice che ha tenuto vent’anni al comando un ladro puttaniere e amico dei mafiosi, ma avrebbero potuto essere la causa di gravi rischi per noi tutti perché lo rendevano ricattabile grazie alle signorinelle che avevano libero accesso giorno e notte nelle residenze di berlusconi rese sedi istituzionali in funzione del suo ruolo politico.

Non serviva la sentenza di ieri per inquadrare silvio berlusconi, servirebbe però un’informazione meno disonesta che ricordasse alla gente che silvio berlusconi è sempre quello che si teneva l’ergastolano mafioso in casa, è sempre quello che ha rubato una casa editrice per mezzo di giudici comprati un tanto al chilo e scippato una casa ad una minorenne orfana servendosi di quel cesare previti che ha pagato con una condanna e l’interdizione perpetua la sua compiacenza verso l’amico potente e delinquente; berlusconi è sempre quello che con dell’utri, condannato poi per associazione mafiosa ha costruito quel partito politico col quale ha indebitamente, perché non gli spettava per legge, avviato la sua carriera “politica” per mezzo della quale ha stravolto, deformato e rovinato la vita ad almeno due generazioni e della quale si è servito per accrescere il suo patrimonio rubando allo stato e sottraendo risorse ai cittadini.

Per giudicare silvio berlusconi, per tenersi alla larga da una persona così, priva di qualsiasi principio sano, valore positivo, di qualsiasi idea di onestà non serve un tribunale; uno così non lo perdonerebbe nemmeno Dio se ci fosse. Napolitano e Renzi però sì, non solo lo hanno perdonato ma lo accolgono a palazzo e gli hanno costruito ponti d’oro nella politica anche da condannato alla galera.

Ruby, cambiare la legge con il Pd e farsi assolvere. Il delitto perfetto di Berlusconi –

Peter Gomez – Il Fatto Quotidiano 

L’avevano votata per questo e alla fine per questo è servita. Silvio Berlusconi strappa un’assoluzione in secondo grado per il caso Ruby grazie alla legge Severino: il sedicente articolato anti-corruzione approvato nel 2012 da Pd e Pdl che, dopo aver permesso alle Coop di uscire prescrizione dall’inchiesta sulla sulla Tangentopoli di Sesto San Giovanni e a Filippo Penati di veder eliminate parte delle sue accuse, svolge ora egregiamente la sua funzione anche nei confronti dell’ex Cavaliere e neo Padre della Patria.

Spacchettare, mentre il processo Ruby era già in corso, il reato di concussione in due, stabilendo pene e fattispecie diverse per la concussione per costrizione e quella per induzione, ha significato spalancare la strada che ha portato il leader di Forza Italia al verdetto di secondo grado.

 

Niente di sorprendente, a dire il vero. Nel 2012, durante la discussione della legge, votata in nome delle larghe intese, più osservatori, compreso chi scrive, avevano fatto notare gli effetti deleteri delle nuove norme. E l’anno successivo, dopo aver visto finire nel caos decine di processi, anche l’ex procuratore antimafia e attuale presidente del Senato, Piero Grasso, aveva lanciato l’allarme. La nuova legge, secondo lui, andava subito modificata.

Stavano saltando dibattimenti su dibattimenti e, per Grasso, anche il processo Ruby sarebbe finito in niente. “Mi pare”, aveva detto Grasso, “ che con questo nuovo reato non sia più punibile l’induzione in errore o per frode (la telefonata in questura in cui Berlusconi sosteneva che Ruby fosse la nipote di Mubarak ndr). Il comportamento prevaricatore potrebbe essere punito come truffa, ma nel caso di Berlusconi non c’è nessun aspetto patrimoniale”.

Traduzione: con la vecchia norma l’ex Cavaliere sarebbe stato condannato di sicuro. Con la nuova no. Anche perché, come non ha mancato di far notare l’abile difensore di Berlusconi, l’avvocato Franco Coppi, le sezioni unite della Cassazione hanno alla fine stabilito che la nuova concussione per costrizione scatta quando non si può resistere in alcun modo alle pressioni. E che quella per induzione può invece essere punita solo quando chi riceve “pressioni non irresistibili” (in questo caso il funzionario della questura, Pietro Ostuni) gode anche di “un indebito vantaggio”.

Tutto insomma si tiene. Bisogna prendere atto che secondo la corte di appello non è possibile dimostrare oltre ogni ragionevole dubbio che Berlusconi conoscesse la minore età di Ruby (andare a prostitute maggiorenni non è reato). E che secondo la nuova legge fare pressioni in questura senza far balenare nulla in cambio lo è ancor meno.

Il sistema regge, si evolve e vince. Di nuovo Berlusconi la fa franca perché le regole del gioco sono mutate durante partita. Era accaduto nel 2001 quando grazie l’abolizione, di fatto, del falso in bilancio era finito in niente il processo All Iberian sui fondi neri della Fininvest. Era successo di nuovo con il caso della corruzione dell’avvocato David Mills, quando tutto si era prescritto a causa dell’approvazione della legge ex Cirielli che aveva dimezzato i termini oltre i quali i reati vengono eliminati dal colpo di spugna del tempo.

E avviene adesso, grazie a una norma su misura che, a differenza del passato più recente, è stata approvata pure con i voti del centro-sinistra. Segno che l’interesse non era ad personam, ma un po’ più generale. Quasi ad Castam così come era accaduto nel 1997 quando la riforma dell’abuso di ufficio, votata dal Polo e dall’Ulivo, aveva provocato assoluzioni a raffica tra politici di tutti gli schieramenti.

Così in questo clima che sa di antico si aspetta solo la chiusura stagione delle controriforme istituzionali: più firme per i referendum, più firme per le leggi di iniziativa popolare, parlamentari sempre nominati e consiglieri regionali e sindaci coperti da immunità solo perché scelti per sedere al Senato. Poi il presidente di turno, questo o il prossimo, concederà al leader di Forza Italia la grazia. Come negare un atto di clemenza a un Padre della Patria? In quel momento, e solo in quel momento, il delitto sarà davvero perfetto.

Innocente a sua insaputa – Marco Travaglio

 

Ormai è un giochino un po’ frusto, ma ben si attaglia al nostro caso: Silvio Berlusconi è innocente a sua insaputa. Da settimane sia lui sia i suoi legali davano per scontata una condanna anche in appello, almeno per le telefonate intimidatorie alla Questura di Milano per far affidare Ruby al duo Minetti-Conceicao, ed escludevano dal novero delle cose possibili la sconcertante assoluzione plenaria che invece è arrivata ieri. Speravano in uno sconto di pena per la concussione; e confidavano nella vecchia insufficienza di prove per la prostituzione minorile. Non era scaramanzia, la loro. E neppure sfiducia congenita nelle “toghe rosse”, nel “rito ambrosiano” e nei giudici “appiattiti” sui pm: questa è propaganda da dare in pasto agli elettori-tifosi più decerebrati. Ma B. e i suoi avvocati sanno benissimo che ogni collegio giudicante fa storia a sé, come dimostrano i tanti verdetti favorevoli al Caimano proprio a Milano (molte prescrizioni, anche grazie a generose attenuanti generiche, e poche assoluzioni).

Perché allora l’avvocato Coppi confessa, in un lampo di sincerità, che l’assoluzione va al di là delle sue più rosee aspettative? Perché sa bene che il primo dei due capi di imputazione, quello sulle ripetute telefonate di B. dal vertice internazionale di Parigi ai vertici della Questura, è un fatto documentato e pacificamente ammesso da tutti: ed è impossibile negare che, quando un capo di governo chiede insistentemente un favore a un pubblico funzionario, lo mette in stato di soggezione o almeno di timore reverenziale. Che, nel diritto penale, si chiama concussione. Magari non per costrizione (come invece ritenne il Tribunale), ma per induzione (come sostennero la Procura e, nel nostro piccolo, anche noi con l’articolo di Marco Lillo di qualche giorno fa). Se il processo si fosse concluso entro il 2012, entrambe le fattispecie di concussione sarebbero rientrate nello stesso reato, con pene graduate. Il 30 dicembre 2012, invece, il governo Monti e la maggioranza di larghe intese Pd-Pdl varò la legge Severino che scorporava l’ipotesi dell’induzione, trasformandola in un reato minore, di cui rispondono anche le ex-vittime trasformate in complici (ma la Procura di Bruti Liberati, testardamente, ha sempre difeso i vertici della Questura, insistendo a considerarli vittime). In pratica, nel bel mezzo della partita, si modificò la regola del fuorigioco, alterando il risultato finale. Cambiata la legge, salvato il Caimano. Ora vedremo dalle motivazioni della sentenza in che misura quella scriteriata “riforma”–fatta apposta per salvare Penati e B., nella migliore tradizione dell’“una mano lava l’altra”, anzi le sporca entrambe – ha inciso sul verdetto di ieri. Ma il sospetto è forte, anche perché – come osserva lo stesso Coppi – “i giudici non potevano derubricare il reato” dalla concussione per costrizione al nuovo reato di induzione: le sezioni unite della Cassazione, infatti, hanno già stabilito che l’induzione deve portare un “indebito vantaggio” a chi la subisce. E i vertici della Questura non ebbero alcun vantaggio indebito, affidando Ruby a Minetti&Conceicao: al massimo evitarono lo svantaggio indebito di essere trasferiti sul Gennargentu. Dunque pare proprio che la sentenza di ieri, più che Tranfa (il presidente della II Corte d’appello), si chiami Severino. Vedremo se reggerà davanti alla Cassazione. Che potrà confermarla, chiudendo definitivamente il caso; oppure annullarla per motivi di illegittimità, ordinando un nuovo processo di appello e precisando esattamente i confini della costrizione e dell’induzione. E non osiamo immaginare che accadrà se nel processo Ruby-ter si accerterà che le Olgettine, principali testimoni del bunga-bunga, sono state corrotte dall’imputato del Ruby-uno per mentire ai giudici: ce ne sarebbe abbastanza per una revisione del processo principale, inficiato dalle eventuali false testimonianze di chi avrebbe potuto provare ciò che, a causa delle loro menzogne, non fu ritenuto provato. Nell’attesa, alcuni punti fermi si possono già fissare. 1) Chi sostiene che questo processo non avrebbe mai dovuto iniziare non sa quel che dice. Il giro di prostituzione, anche minorile, nella villa di Arcore, così come le telefonate di B. alla Questura, sono fatti assolutamente accertati, dunque meritevoli di una verifica dibattimentale (doverosa, non facoltativa) in base a due leggi del governo B. (Prestigiacomo e Carfagna sulla prostituzione minorile) e a una terza votata anche dal Pdl (Severino). Tantopiù che la Corte d’appello, se giudica insussistente il fatto (cioè il reato) della concussione/ induzione, ritiene che invece il fatto degli atti sessuali a pagamento con Ruby sussista eccome, ma non costituisca reato (forse per mancanza di dolo o “elemento soggettivo”: cioè perché non è provato che B. sapesse della minore età di Ruby). 2) L’assoluzione in appello non significa che la Procura che ha condotto le indagini e il Tribunale che ha condannato B. abbiano sbagliato per dolo e colpa grave e vadano dunque puniti in base alla tanto strombazzata “responsabilità civile”: sia perché gli errori giudiziari non sono soltanto le condanne degli innocenti, ma anche le assoluzioni dei colpevoli, sia perché tutti i magistrati hanno deciso in base al proprio libero convincimento sulla base di un materiale probatorio che, dal punto di vista fattuale, è indiscutibile (i soli dubbi riguardavano se B. avesse consumato atti sessuali con Ruby e se fosse consapevole dell’età della ragazza, che indubitabilmente si prostituiva lautamente pagata). 3) Il discredito nazionale e internazionale per B. non è dipeso dalla condanna di primo grado (giunta soltanto un anno fa, dopo la sconfitta elettorale), ma dai fatti emersi dalle indagini con assoluta certezza: il giro di prostituzione nelle sue ville, l’abuso di potere delle telefonate alla Questura, i milioni di euro alle Olgettine dopo l’esplodere dello scandalo e le tragicomiche giustificazioni (“nipote di Mubarak”, “cene eleganti” e simili) sfoderate dal protagonista su quelle condotte indecenti. Indecenti in sé: lo erano ieri e lo sono anche oggi. A prescindere dalla loro rilevanza penale, visto che nessuna sentenza di assoluzione potrà mai dire che quei fatti non siano avvenuti. 4) Sarebbe puerile collegare la sentenza di ieri con l’atteggiamento remissivo di B. sulle “riforme” e sul governo Renzi: se il Caimano s’è trasformato in agnellino, anzi in zerbino del Pd, è perché spera sempre nella grazia da Napolitano o da chi verrà dopo (che lui confida di concorrere a eleggere con la stessa maggioranza delle “riforme”). Non certo perché i giudici, giusti o sbagliati che siano i loro verdetti, prendano ordini dal governo o dal Pd. Altrimenti non si spiegherebbero le tre condanne in primo grado che B. si beccò fra il 1997 e il ’98, nel bel mezzo dell’altro inciucio: quello della Bicamerale D’Alema. 5)Nessuna sentenza d’appello può più “r i abilitare” B.: né per i fatti oggetto del processo Ruby, che sono in gran parte assodati; né per quelli precedenti, che appartengono ormai alla storia, anzi alla cronaca, e nera. Ieri si è deciso in secondo grado sulle telefonate alla Questura e sulla prostituzione minorile di Ruby, non si è condonata una lunga e inquietante carriera criminale. Quale reputazione può mai invocare un pregiudicato per frode fiscale, ora detenuto in affidamento in prova ai servizi sociali, che per giunta si circondava di un complice della mafia come Dell’Utri, attualmente associato al carcere di Parma, e di un corruttore di giudici per comprare sentenze in suo favore come Previti, cacciato dal Parlamento e interdetto in perpetuo dai pubblici uffici? Mentre si discute sul reato o meno di riempirsi la casa di mignotte, e si chiede ai giudici di dirci ciò che sappiamo benissimo da noi, si dimentica che in quella stessa casa soggiornò per due anni il mafioso sanguinario Vittorio Mangano. Nemmeno quello è un reato: ma è un fatto. Molto più grave di tutti i reati mai contestati all’imputato B. Erano i primi anni 70 e Renzi non era ancora nato. Ma è bene ricordarglielo, specialmente ora che il Caimano rialza il capino. Quousque tandem, Matteo, gabellerai l’ex Papi Prostituente per un Padre Costituente?

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Una risposta »

  1. è tutta robba bbona ed adatta
    alla cervice
    dell’immaginifico
    bobbolo
    thajano

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