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Ride bene chi ride ultimo

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All’epoca li ho difesi perché ne avevano ben donde di ridere, non solo di berlusconi ma di questa Italia sciagurata che berlusconi se lo è tenuto per vent’anni e che la politica TUTTA ha reso inamovibile anche da condannato alla galera. Alla luce dei fatti recentissimi viene da pensare che già allora Sarkozy non fosse del tutto estraneo ai reati che gli vengono addebitati oggi, queste cose generalmente vengono da lontano. Quindi aveva un po’ ragione chi  diceva che sarebbe stato meglio se ognuno avesse guardato alle disgrazie che si tiene in casa. Germania compresa.

La notizia è che in Francia un ex capo di stato, non del governo, viene messo in stato di fermo  per un reato ancora da accertare, in Italia invece non basta nemmeno una condanna definitiva per mettere “in stato di fermo” e per qualche anno un ex capo del governo, non dello stato. 
La concussione è lo stesso reato, al quale è stata aggiunta per la prima volta nella storia l’aggravante della costrizione, per cui qui un ex capo del governo, sempre quello di prima, sì, quello che fa le leggi con Renzi, è ancora sotto processo e rischia una condanna a dieci anni.

 In Francia la politica è un mestiere, e Sarkozy essendo stato ridotto al rango di cittadino come gli altri non può usufruire di nessun vantaggio, a differenza di quello che accade qui dove non si è colpevoli nemmeno dopo una sentenza e il tremiliardesimo grado di giudizio. Ma solo se si fa politica, se invece ci si chiama cheneso, Bossetti, il fermo cautelare scatta anche in corso d’indagine. Mentre a Guarguaglini come a Scajola si concedono i domiciliari ché nelle carceri italiane sono sprovvisti di aria condizionata e menù di stagione.

SARKOZY IN STATO DI FERMO Accusato di concussione e violazione segreto istruttorio. È la prima volta per un ex presidente francese (FOTO) 

 

Sarkozy è proprio un tontolone.

Chissà perché non ha chiesto che si distruggessero le intercettazioni che provano l’altro reato che gli viene addebitato, la violazione del segreto istruttorio. Pare infatti che il bassetto d’oltralpe abbia cercato di estorcere informazioni ai magistrati su un’inchiesta che lo riguardava. E per questo sono finiti in manette anche il suo avvocato e due giudici.
Questa faccenda me ne ricorda un’altra dove invece le intercettazioni sono andate in fumo perché “irrilevanti”.
Altrove invece la rilevanza non la decidono i diretti interessati, evidentemente.

***

Se Napolitano riabilita Almirante. Ripassiamo un po’ di storia

 Maso Notarianni, Il Fatto Quotidiano

Bravo il re Giorgio, che non manca mai di ricordarci quali sono gli esempi per questo paese.

Dice il Presidente della Repubblica che è nata dalla Resistenza e che ha l’antifascismo come valore fondante, insomma per quanto possa sembrar strano stiamo parlando di Giorgio Napolitano: «Almirante ha avuto il merito di contrastare impulsi e comportamenti anti-parlamentari che tendevano periodicamente a emergere, dimostrando un convinto rispetto per le istituzioni repubblicane che in Parlamento si esprimeva attraverso uno stile oratorio efficace e privo di eccessi anche se spesso aspro nei toni. È stato espressione di una generazione di leader che hanno saputo confrontarsi mantenendo un reciproco rispetto a dimostrazione di un superiore senso dello Stato».

Ripassiamo un po’ di storia.

Giorgio Almirante fu tra i firmatari nel 1938 del Manifesto della razza e dal 1938 al 1942 collaborò alla rivista La difesa della razza come segretario di redazione. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale Giorgio Almirante fu arruolato, ed inviato a combattere nella Campagna del Nordafrica.

Dopo l’8 settembre, Almirante aderì alla costituzione della Repubblica Sociale Italianaarruolandosi nella Guardia Nazionale Repubblicana con il grado di capomanipolo. Il 30 aprile 1944 Almirante fu nominato capo gabinetto del ministero della Cultura Popolare presieduto da Fernando Mezzasoma. Divenne poi tenente della brigata nera, dipendente sempre dal Minculpop occupandosi della lotta contro i partigiani, in particolare nella Val d’Ossola e nel grossetano.

Almirante-Notarianni2Il 10 aprile 1944, apparve un manifesto firmato da Almirante in cui si decretava la pena della fucilazione per tutti i partigiani che non avessero deposto le armi e non si fossero prontamente arresi. Rimase in clandestinità dal 25 aprile 1945 fino al settembre 1946, pur non essendo ufficialmente ricercato. 

Partecipò alla fondazione dei Fasci di Azione Rivoluzionaria insieme a Pino Romualdi e Clemente Graziani nell’autunno del 1946.
Il 5 maggio 1958 al termine di un comizio a Trieste, Almirante è denunciato dalla Questura per «Vilipendio degli Organi Costituzionali dello Stato».

Il 16 giugno 1971 il Procuratore della Repubblica di Spoleto Vincenzo De Franco chiede alla Camera dei Deputati l’autorizzazione a procedere contro Giorgio Almirante per i reati di “Pubblica Istigazione ad Attentato contro la Costituzione“ ed “Insurrezione Armata contro i Poteri dello Stato”. L’autorizzazione venne concessa il 3 luglio 1974 dalla Camera dei deputati, con la contrarietà del solo MSI. Il segretario missino aveva infatti affermato durante il congresso del partito, con chiaro riferimento ai regimi di Salazar, Papadopoulos e Franco: «I nostri giovani devono prepararsi all’attacco prima che altri lo facciano. Da esso devono conseguire risultati analoghi a quelli conquistati in altri paesi d’Europa quali il Portogallo, la Grecia e la Spagna».

Così, nel 1974 ne parla la questura di Roma: «Il dr. Giorgio Almirante, segretario della giunta esecutiva del Movimento Sociale italiano, già redattore capo di ‘Il Tevere’ e di ‘Difesa della razza”, capo Gabinetto del ministero della Cultura popolare della pseudo Repubblica di Salò, è stato deferito alla Commissione Provinciale per il confino quale elemento pericoloso all’esercizio delle libertà democratiche, non solo per l’acceso fanatismo fascista dimostrato sotto il passato regime e particolarmente in periodo repubblichino, ma più ancora per le sue recenti manifestazioni politiche di esaltazione dell’infausto ventennio fascista e di propaganda di principi sovvertitori delle istituzioni democratiche ai quali informa la sua attività, tendente a far rivivere istituzioni deleterie alle pubbliche libertà e alla dignità del paese».

Il terrorista neofascista Vincenzo Vinciguerra – reo confesso della strage di Peteano – racconta nel 1982 di un Almirante che procura 35.000 dollari al terrorista Carlo Cicuttini, dirigente del MSI friulano, coautore della strage e autore della telefonata trappola che portò i carabinieri alla autobomba, affinché modificasse la sua voce durante la sua latitanza in Spagna con un intervento alle corde vocali. Nel giugno del 1986, a seguito dell’emersione dei documenti che provavano il passaggio del denaro tramite una banca di Lugano, il Banco di Bilbao e il Banco Atlantico, Giorgio Almirante e l’avvocato goriziano Eno Pascoli vennero rinviati a giudizio per il reato di favoreggiamento aggravato verso i due terroristi neofascisti. Pascoli verrà condannato per il fatto; Almirante invece, dopo un’iniziale condanna, si fece più volte scudo dell’immunità parlamentare anche per sottrarsi agli interrogatori fin quando si avvalse di un’amnistia grazie alla quale uscì definitivamente dal processo.

Ernesto De Marzio, capogruppo del MSI alla Camera ha raccontato di aver presenziato, nel 1970, ad un incontro tra Junio Valerio Borghese ed Almirante nel corso del quale quest’ultimo, alle richieste di adesione all’imminente colpo di stato avanzate da Borghese, avrebbe risposto: «Comandante, se parliamo di politica e tu sei dei nostri devi seguire le mie direttive: ma se il terreno si sposta sul campo militare allora saremo noi ad attenerci alle tue indicazioni».

Almirante-NotarianniL’ammiraglio Gino Birindelli, presidente del MSI dal 1972 al 1974 e precedentemente in contatto conOrdine Nero, racconta in un’intervista del 2005, e l’ex ministro La Russa che a quei tempi frequentava i “sanbabilini” dovrebbe ricordarselo, l’atteggiamento di copertura tenuto dal partito di Almirante nei confronti degli assassini dell’agente di poliziaAntonio Marino.

Per finire, ricordiamo le felicitazioni di Almirante ad Augusto Pinochet dopo il golpe contro Allende, per le quali fu pubblicamente ringraziato dallo stesso generale.

Forse Napolitano queste cose se le è scordate. Forse è troppo vecchio per fare il presidente di questa nostra Repubblica. Forse è il caso che si dimetta. O che qualcuno ne chieda la rimozione. Prima che se ne esca con la rivalutazione storica di Benito Mussolini: “Che quando c’era lui i treni arrivavano in orario”.

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Una risposta »

  1. non è questione di riabilitazione, è questione di origini e le nostre di origini sono cristiane, quelle del porgi l’altra guancia ed il vecchio furbastro (mai lavorato in vita sua) conosce a fondo il suo bobbolo che passa 8 miliardi di euro alla chiesa cattolica ogni anno.
    Altra cosa sarebbe se ci fosse l’occho per occhio il dente per il dente, forse l’esistenza di NOI esseri umani giusti sarebbe più accettabile qui in taja

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