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Impuniti e impunibili, per legge

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La Finocchiaro non si vergogna a mettere la sua faccia e il suo nome accanto a quelli di calderoli, più noto come autore del porcellum, la legge elettorale giudicata successivamente e a danni fatti  incostituzionale che solo per il nome attribuitole dallo stesso autore ha fatto sganasciare il mondo e ridotto questo paese ad una landa ingovernabile; calderoli, quello della maglietta anti islam costata la vita a undici persone durante la protesta e gli scontri davanti all’ambasciata italiana a Bengasi e che è ancora e incredibilmente in parlamento.
La Finocchiaro non si vergogna a mettersi sottobraccio a calderoli della lega ladra, razzista, fascista, omofoba per confezionare l’ennesimo provvedimento salvachiappe eccellenti e delinquenti dei politici italiani.
La Finocchiaro non prova nessun imbarazzo ad accostare le sue generalità a quelle di calderoli che insieme alla lega solo qualche giorno fa ha presentato in parlamento l’emendamento per la responsabilità civile dei giudici, il vero problema di questo paese, non i politici delinquenti che anche il pd si tiene e si è tenuto volentieri in casa.
Il partito democratico, quello dei vorrei ma non posso; che voleva Rodotà al Quirinale ma poi ci ha rimesso Napolitano, che è contro la guerra ma poi compra gli F35, il partito del bene comune ma che poi quando vota in parlamento lo fa per il bene di qualcuno, ad esempio le banche.
Il partito democratico, quello dell’opposizione rigida a berlusconi ma poi se lo tiene caro anche da pregiudicato perché come c’insegna Maria Elena forza Italia ha milioni di elettori.
Il partito democratico, quello di Renzi, del daspo ai politici che rubano e corrompono ma poi non trova niente di strano e di sbagliato nel far sedere al tavolo della politica il più ladro e corruttore di tutti.
Anna Finocchiaro, ex magistrato, che non trova niente di strano e di sbagliato, né pensa che sia il caso di vergognarsene nel mettere la firma ad una legge che vuole trasformare in innocenti e impunibili più di quanto lo siano già anche i colpevoli in spregio e sfregio dell’articolo 3 della Costituzione.

Anna Finocchiaro: quella del bacio e dei complimenti a schifani, e forse di lei bastava scrivere solo questo.

 

Immunità Senato, a pensar male si fa peccato

berlusconi continua a dettare l’agenda politica al capitolo che più gli interessa, ovvero la giustizia, e a Renzi questo va benissimo perché con l’appoggio di b. potrà fare le riforme , compresa quell’immunità che non interessa solo al partito del delinquente incallito ma un po’ a tutti, considerati i recenti fatti di tangenti e corruzione al pd un po’ tanto.
Un bel modo di fare politica, mai visto peraltro, non c’è che dire.
E meno male che Renzi è il nuovo che avanza.

***

Anna Finocchiaro smentisce il governo
“Su immunità sapeva ed era d’accordo”

Il tentativo di rendere impunibili i reati dei politici che nella totalità dei casi attuali non sono reati attinenti al ruolo, l’articolo 68 era stato pensato per questo, non certo per proteggere il politico connivente con mafie e criminalità, quello che corrompe giudici per appropriarsi di una casa editrice [uno a caso: il solito] è il paletto che inchioda il parlamento da una ventina d’anni, anche qualcosina di più.
Tentativi che si sono ripetuti non solo coi governi di berlusconi che è stato il diretto interessato più interessato di tutti ma anche col sobrio governo dei tecnici eleganti che, per mezzo dell’ex ministra Severino che di mestiere fa l’avvocato e che si è onorata di difendere quei galantuomini dei Riva proprietari del velenificio autorizzato dallo stato che è l’Ilva, confezionò una ridicola legge anticorruzione perché ce lo chiedeva l’Europa, che però chiedeva una legge seria e che scoraggiasse davvero il reato che, insieme all’evasione è quello che più di tutti danneggia la collettività. Perché se dove devono guadagnare in due poi si deve trovare il modo di far guadagnare più gente, quella che “agevola”, è chiaro che nella sfera del pubblico chi ci rimette poi sono i soliti stronzi, ovvero noi.
Arrivare all’oggi, al governo del globetrotter toscano, quello che aveva promesso di sbaragliare tutte le vecchie abitudine della politica, perlopiù le pessime e rendersi conto che l’autosalvataggio della casta è ancora il primo problema della politica significa una cosa semplicissima; che ai piani alti non interessa rinnovare per cambiare ma solo per continuare e perpetuare il sistema che ha ridotto l’Italia a brandelli.
E il fatto che la ministra Boschi ci tenga così tanto a ribadire che la vera alleanza del partito democratico è quella con forza Italia perché berlusconi porta i voti, come se la politica fosse una questione di alleanze e non di serietà, di rinnovamento vero, di restituire fiducia alla gente evitando di mischiarla con la solita delinquenza, quella di prima, quella di sempre, sempre quella, è solo una conferma in più delle cose che in tanti abbiamo scritto in questi mesi.
Mentre il papa scomunica i mafiosi, in parlamento si fanno alleanze con l’amico dei mafiosi.
E nessuno, a parte le solite eccezioni, fa un fiato.

Il Patto di San Vittore – Marco Travaglio, 22 giugno

Finalmente se ne sono accorti. Pidini, forzisti e leghisti, curvi da mesi sul sacro incunabolo della cosiddetta riforma del Senato, si erano dimenticati di dare l’immunità ai nuovi senatori. Ora hanno provveduto: anche i nuovi inquilini di Palazzo Madama, pur non essendo più eletti, non potranno essere né arrestati né perquisiti né intercettati senza il loro assenso preventivo. È l’unica novità di rilievo dell’ultimo testo partorito dal trust di cervelli formato Boschi-Romani-Calderoli, oltre alla riduzione dei senatori da 148 a 100 (5 nominati dal Quirinale e 95 dalle Regioni, di cui 74 fra i consiglieri regionali e 21 fra i sindaci). Restano le assurdità più assurde: saranno abolite le elezioni; i senatori non conteranno nulla nella formazione delle leggi e non voteranno la fiducia al governo (infatti lavoreranno gratis); dovranno dividersi fra le amministrazioni locali e l’impegno romano (un dopolavoro non pagato, ma ben spesato); e dureranno in carica quanto le giunte regionali e comunali di provenienza (dove si vota in ordine sparso, così ogni anno qualche senatore perderà il posto e il Senato diventerà un albergo a ore, con maggioranze e minoranze affidate al caso, anzi al caos).

Finora l’immunità-impunità veniva giustificata in due modi: il Parlamento è lo specchio del Paese che lo esprime, dunque gli italiani, se non vogliono un inquisito a rappresentarli, possono non votare per lui o per il partito che l’ha candidato; il plenum dell’aula non può essere intaccato da un giudice che nessuno ha eletto. Ora anche il senatore sarà un tizio che nessuno avrà eletto (o meglio, sarà eletto per fare il sindaco o il consigliere regionale, non per fare il senatore). E il plenum del Senato sarà continuamente intaccato dalla caduta di questa o quella giunta comunale o regionale. Dunque, in linea di principio, non si vede perché un sindaco o un consigliere regionale eletto senza alcuna immunità debba riceverla in dono soltanto perchè il suo consiglio regionale l’ha promosso a senatore. Ma, nel paese dei ladri, si comprano e si vendono anche i princìpi. Specie se chi, come Renzi, proclama ai quattro venti di voler cacciare i ladri si ostina a riformare la Costituzione con il partito dei ladri (che però – osserva l’astuta Boschi – “rappresenta milioni di cittadini”). 

   Attualmente 17 giunte regionali su 20 sono sotto inchiesta o già sotto processo per le ruberie sui rimborsi pubblici, per un totale di 300 consiglieri inquisiti. E i sindaci indagati non si contano. Se fosse già in vigore la riforma del Senato, anche se volessero, i consigli regionali non riuscirebbero a nominare 95 consiglieri e sindaci intonsi da accuse penali. Ma lo capiscono tutti che la prospettiva di agguantare l’immunità sarà talmente allettante da diventare l’unico criterio di selezione per la carica gratuita di senatore: non appena un consigliere regionale o un sindaco avrà la sventura di finire nei guai con la giustizia, i colleghi – che poi sovente sono i suoi complici – lo spediranno in Senato per salvarlo dalla galera, dalle intercettazioni e dalle perquisizioni. Se no poi magari parla o si fa beccare con il sorcio in bocca. E la cosiddetta Camera Alta del Parlamento diventerà, ancor più di oggi, quel che erano i conventi e le chiese nel Medioevo: un rifugio per manigoldi. Se Giorgio Orsoni, per dire, non avesse commesso l’imprudenza di confessare, accusare il Pd, patteggiare e farsi scaricare da Renzi, ma avesse continuato a negare tutto in attesa del processo, sarebbe ancora sindaco di Venezia, con ottime speranze di farsi nominare senatore dal nuovo consiglio regionale a maggioranza Pd in cambio del suo silenzio.

   Ora però, prima del voto di luglio, alla Grande Riforma mancano alcuni dettagli da concordare con Forza Italia. E B. rischia l’arresto per gli ultimi delirii in tribunale. Sarebbe davvero seccante se Renzi, per rinnovare il patto del Nazareno, dovesse raggiungerlo nel parlatorio di San Vittore e comunicare con il detenuto costituente al citofono, attraverso il vetro antiproiettile, come Genny e donna Imma con don Pietro Savastano. Non c’è un minuto da perdere.

 

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  1. adesso mi pare assurdo che un iomo del livello di calderol possa da solo aver scrittto un’intera legge e poi persino approvata sempre da solo.
    magari lui ci mise la faccia a buon rendere

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  2. ricordati che ci sono i mondiali di calcio e tutti stanno a pensare a quello che combina Balotelli

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