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Il partito di Io [feat Alessandro Robecchi]

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Preambolo extra-post a proposito dei “disagi” Wind di ieri: non è solo una questione di disagi e guasti temporanei che possono succedere. Tutto ciò che è fatto dall’uomo è fallibile e “rompibile”.
Il dramma è  che tutto il servizio di telefonia e relative connessioni ad internet in Italia fa pietà. Perché lo stato preferisce investire su altro, ad esempio ancora sulla televisione per poi utilizzarla per la sua propaganda, quando la politica si occupa di internet non lo fa per esaltarne le potenzialità e le risorse ma unicamente per tentare di mettere bavagli e mordacchie alla libera circolazione dei pensieri e delle notizie. E’ tutto qui il rapporto internet/politica.
Io pago alla TIM i due euro e cinquanta a settimana della connessione al mio cellulare ma se non c’è un servizio wi fi nel posto in cui mi trovo è come se non ce l’avessi. 
Però la pago. E allora bisognerebbe che questi signori e padroni dell’etere in tutte le sue forme facessero pagare solo quello che realmente possono garantire, altrimenti si chiama TRUFFA.

 

Sottotitolo: Dell’Utri potrà soggiornare in una cella singola, mica come i poveracci costretti a dividersi tre metri in sei, otto persone nel paese dove il carcere dovrebbe avere una funzione riabilitativa e rieducativa per Costituzione. Il privilegio anche nella delinquenza, laddove non c’è più niente da riabilitare ormai lo stato offre un trattamento particolare tenendo conto dello stato di salute del pregiudicato.
Gli altri possono anche morire di depressione, malattie, sempreché non abbiano la fortuna di essere amici di famiglia di qualche eccellenza come Giulia Ligresti, attenzionata personalmente dall’ex ministra Cancellieri e che, perché gravemente malata, passò da una cella allo shopping in via Montenapoleone evidentemente su prescrizione medica. 

Il presidente del senato Grasso, stop vitalizi a senatori condannati: “Ho chiesto ai Questori di istituire pratiche per questo risultato”.

In un paese normale sarebbe altrettanto normale che un politico che abbia dei conti da regolare con lo stato e la giustizia perda i diritti che aveva da politico, ci sono provvedimenti che dovrebbero scattare di default, il fatto che cuffaro,  dell’utri e altri ancora possano continuare a percepire dei soldi dalla politica come se stessero ancora lavorando per la politica, soldi che non paghiamo con le nostre tasse per mantenere eccellenti avanzi di galera mafiosi e corrotti non fa sentire bene, ecco.
Anzi fa piuttosto incazzare.
Ma siccome nel paese alla rovescia non è così, vediamo se i questori avranno la stessa solerzia d’intervento che hanno avuto per concedere il diritto divino del parrucchiere alle signore onorevolissime deputatissime.

 

Se Orsoni che patteggia per un reato, ovvero lo ammette ma sceglie la via breve con la giustizia non può – giustamente – governare una città, perché allora berlusconi che è stato condannato per reati contro lo stato può partecipare alle decisioni politiche per tutto un paese, incontrare e frequentare le alte cariche dello stato?
Per quale motivo gli italiani dovrebbero fidarsi di uno che pensa di riformare le leggi e perfino la Costituzione con la collaborazione di un delinquente amico dei mafiosi? Come ha ben scritto il professor Rodotà “Renzi non vuol negoziare con i membri del suo partito ma continua a farlo con berlusconi”.
Se questa, come sembra, come ci hanno fatto credere, è una scelta obbligata non significa che debba poi essere anche condivisibile.
Non significa poi che tutti dobbiamo fidarci di Matteo Renzi.
Io ad esempio no, non mi fido.

 

“DA ORSONI FRASI ASSURDE SU DI ME. CHI PATTEGGIA NON PUO’ GOVERNARE CITTA'”

 

Il concetto di “41%” di Renzi è lo stesso che ha permesso a berlusconi di poter ottenere un trattamento a dir poco inusuale per un condannato in via definitiva. 
Il suo giochino è stato sempre quello di ribadire di avere un consenso popolare. 
Il mantra dei milioni di elettori che lui e chi per lui hanno ripetuto ossessivamente e che anche in forza dei ripetuti inviti alla sobrietà di Napolitano verso la magistratura ha fatto tirare indietro la manina al giudice che poteva, eccome e a sua discrezione, decidere che silvio berlusconi anziché andare per 178 ore a farsi subire da incolpevoli vittime doveva invece soggiornare in una galera non 178 ore ma per tutto il periodo previsto dalla sua condanna.
Il consenso non è il viatico per fare come si vuole, non è un’autorizzazione a delinquere protetti dalle varie immunità che questo stato offre ai politici, non è affatto l’assicurazione di cui si fa forte Renzi per poter fare quello che gli pare.
Non funziona così, non può funzionare.

Il Partito di Io – Alessandro Robecchi per “pagina99”

È presto per dire come finiranno le nuove mirabolanti avventure del Pd, se i senatori dissidenti rientreranno nei ranghi, con quale sopraffino barbatrucco semantico pronunceranno la loro abiura davanti al papa re che governa il partito e il paese. Quel che è certa, invece, è l’apoteosi dell’ego renziano. I miei voti, le mie riforme, eccetera eccetera. Io, io, io. Usare il consenso ottenuto come un lasciapassare totale è un vecchio vezzo. Berlusconi, per dire, si serviva dei suoi “dieci milioni di voti” per autoassolversi in sede penale. Più modestamente, Renzi, usa il “suo” 41 per cento per rimuovere qualche senatore da una commissione parlamentare. Apprendiamo dunque che il 25 maggio abbiamo votato per le elezioni europee e per far fuori un manipolo di dissidenti. Questa sì che è democrazia diretta. Diretta da Matteo.

Renzi, il bulletto che fa il premier
Alessandro Robecchi, Il Fatto Quotidiano

Chissà cos’hanno pensato i dirigenti del più grande Partito Comunista del mondo quando hanno visto Matteo Renzi occuparsi di Corradino Mineo. Abituati a leader occidentali che vanno lì a parlare dei dissidenti loro, vederne uno che da Pechino si occupa dei dissidenti suoi li avrà divertiti un bel po’. Poi, appena tornato in patria, il premier ha fatto tutta la classifica delle sue proprietà. Mio il 41 %, miei i voti delle europee, mio il partito, e mio anche il paese, che “non si può lasciare in mano a Corradino Mineo” (che è un po ’ come sparare alle zanzare con un lanciamissili, diciamo). Tipica sindrome del possesso: è tutto suo, ce ne sarebbe abbastanza per uno studio sul bullismo. Studio già fatto, peraltro, perché pare che il paese proceda di bulletto in bulletto. Prima quello là, il Bettino degli “intellettuali dei miei stivali”, che Renzi ha voluto rivisitare con i “professoroni”, con contorno di gufi e rosiconi (al cicca-cicca manca pochissimo, prepariamoci). Poi quell’altro, Silvio nostro, parlandone da vivo, che rombava smarmittato dicendo che “dieci milioni di voti” lo mettevano al riparo dalla giustizia. Non diversissimo dal nuovo venuto, secondo cui “dodici milioni di voti” (suoi, ça va sans dire) sono un’investitura per fare quello che vuole senza se e senza ma. Insomma, che le elezioni europee fossero un voto per la riforma del Senato era meglio dirlo prima, non dopo. Ora, si trema all’idea di cosa, ex-post, tutti quei voti possano giustificare, dallo scudetto alla Fiorentina alla riforma della giustizia, dalla rimozione dei senatori scomodi alla renzizzazione selvaggia del partito. Come sempre quando si va di fretta, non mancano i testacoda. IL “LO CAMBIEREMO al Senato” (il voto della Camera sulla responsabilità dei giudici), detto da uno che il Senato lo vuole abolire. Oppure il famoso lodo “Daspo e calci nel sedere” ai politici corrotti, che si è tramutato in silenzio di tomba quando il sindaco di Venezia è tornato, dopo un patteggiamento, al suo posto. Se n’è andato lui, Orsoni, e sbattendo la porta, senza nessun Daspo e nessun calcio nel sedere (pare che intenda tirarne lui qualcuno al Pd, piuttosto). Ora, forgiata una falange di fedelissimi (persino i giornali amici e compiacenti ormai li chiamano “i colonnelli”) è bene dire che nessuno si sente al sicuro. Ne sa qualcosa Luca Lotti che per zelo ebbe a dire che Or-soni non era del Pd: Renzi lo sbugiardò a stretto giro, come dire, va bene essere più realisti del re, ragazzi, ma ricordiamoci chi è il re. Tanto, che uno sia del Pd oppure no è irrilevante: quel che conta è si è di Renzi oppure no. Perché Giggi er bullo vince sempre. Se il Pd va bene è il suo Pd. Se va male è quello vecchio e mogio di Bersani. Un po ’ come il Berlusconi padrone del Milan, che si intestava le vittorie e scaricava le sconfitte sugli allenatori. Lo stile è quello. L’avesse fatto Bersani, di levare da una commissione un senatore sgradito (magari renziano, toh) avremmo sentito gemiti e lezioncine di democrazia fino al cielo, perché anche nel “chiagni e fotti” le similitudini non mancano. E qui c’è un po ’ di nemesi, a volerla dire tutta. Perché se fino a qualche tempo fa si poteva sghignazzare sulla gesta di Renzi, “Ah, l’avesse fatto Silvio”, ora siamo arrivati al punto di dire: “Ah, l’avesse fatto Pierluigi!”. Che è poi la storia di come procede a passi rapidi l’uomo solo al comando: si teorizzava qualche mese fa da parte renziana che come alleato Berlusconi fosse meglio di Grillo. Oggi si teorizza (anche coi fatti) che come socio per le riforme Berlusconi è meglio di alcuni senatori Pd, eletti per il Pd da elettori del Pd. Quanto ai soldatini, ai pasdaran e ai guardiani della rivoluzione renziana, che sgomitano per farsi notare dal capo, devono per ora limitarsi all’arte sublime del benaltrismo. Ad ogni nota stonata del loro conducator sono costretti ad argomentare: e allora Grillo? Come se davanti a una bronchite un medico intervenisse dicendo: e la polmonite, allora? Nel merito, niente. Poveretti, come s’offrono.

Purghe si ma democratiche  –  Marco Travaglio,  14 Giugno 2014

Ma che soave delicatezza, cari colleghi giornalisti! E quali flautati vocaboli state escogitando per non chiamare con il suo nome la brutale eliminazione dei dissidenti ordinata da Renzi e dai suoi giannizzeri, anche in gonnella, dalla commissione che deve (imperativo categorico) approvare la cosiddetta riforma del Senato, cioè l’abolizione dei suoi poteri e delle relative elezioni! Eppure le parole giuste le conoscete bene, perchè le avete usate per mesi e mesi, ogni qual volta Grillo e Casaleggio chiamavano gli iscritti a votare sull’espulsione di questo o quel dissenziente: purghe, ostracismi, stalinismo, fascismo, nazismo, metodi antidemocratici, autoritari, populisti. Ora che toccherebbe a Renzi (caso molto più grave perchè riguarda un partito strutturato che per giunta si chiama Democratico, e coinvolge il premier), invece, siete tutti velluto e vaselina: “tensioni nel Pd”, “stretta di Renzi”(Corriere),“Renzi attacca i ribelli Pd”, “lite sulle riforme”, “pasticciaccio brutto”, “rimozione” (Repubblica), “scontro nel Pd”, “sostituzione”,“Renzi: no veti” (l’Unità). Solo Pigi Battista – una volta tanto onore al merito – mette il dito nella piaga del doppiopesismo italiota. Intendiamoci. L’abbiamo scritto per alcuni sabotatori a 5 Stelle, che all’evidenza avevano sbagliato partito e che il Movimento aveva tutto il diritto di espellere (anche se poi lo fece con forme antidemocratiche e inaccettabili, senza dar loro la possibilità di difendersi e chiamando gli iscritti a un unico voto su quattro senatori con storie diverse, un po’ come sulla scelta di Farage che scelta non era perchè mancavano alternative all’altezza e adeguatamente supportate): i partiti e i movimenti non sono hotel con porte girevoli dove uno entra e fa il suo comodo. La disciplina di partito non è antidemocratica: è una delle basi della democrazia. Esistono regole d’accesso e di permanenza, e chi le viola può essere espulso, purchè con procedure trasparenti e garantiste. Ora, non pare proprio che Corradino Mineo abbia violato alcunchè: se la degradazione del Senato da Camera Alta del Parlamento a inutile dopolavoro di sindaci e consiglieri regionali nominati dalla Casta fosse stata prevista dal programma del Pd alle elezioni 2013, è ovvio che il dissenso di Mineo&C. sarebbe inaccettabile fino a giustificare l’esclusione dalla commissione e anche l’espulsione dal Pd. La controriforma del Senato però l’han partorita Renzi&B. a gennaio nel famigerato Patto del Nazareno che nessuno – tranne i due contraenti, leader di partiti che agli elettori si presentano come avversari irriducibili – ha il privilegio di conoscere nei dettagli. Quindi rispetto a cosa Mineo, Chiti & C. sarebbero traditori da punire?

Mercoledì il renziano Giachetti ha votato con FI, Lega e 70 franchi tiratori Pd la boiata sulla responsabilità diretta dei magistrati, contro il programma del Pd e il parere del governo Renzi: niente da dire? Intanto è stato appena eletto sindaco di Susa Sandro Plano, Pd e No-Tav: e ha preso i voti non perchè è Pd, ma perchè è No-Tav. Ora i vertici del Pd piemontese, infischiandosene degli elettori, minacciano di espellerlo perchè osa bestemmiare il dogma dell’Immacolata Grande Opera tanto caro a Chiamparino, Fassino e amici di Greganti assortiti, che però non compare nello statuto del Pd. Quale regole avrebbe violato Plano? Grillo e Casaleggio – secondo noi sbagliando – contestano la norma costituzionale degli eletti “senza vincolo di mandato”. Ma con che faccia chi – secondo noi giustamente – la rivendica spegne il dissenso di chi vorrebbe votare secondo coscienza contro il Patto del Nazareno, mai discusso da nessuno prima che fosse siglato aumma aumma?

Renzi dice: “Ho preso il 41% e si vota a maggioranza”. Giusto, anche se il 41% l’ha preso alle Europee (dove non era neanche candidato). Ma votare a maggioranza non significa eliminare la minoranza, altrimenti il voto è bulgaro. L’anno scorso, quando il Pd di Bersani decise a maggioranza – secondo noi sbagliando – di mandare al Quirinale Franco Marini, i renziani rifiutarono – secondo noi giustamente – di votarlo. Ora vogliono negare ad altri il diritto di fare altrettanto: le purghe renziane profumano di Chanel numero 5.

 

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Una risposta »

  1. come si a a diventare direttore in Rai?
    Se penso a quanto scialba e orba di qualsiasi forma di potere è stata la mia vita

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