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Dall’omofobia si può guarire, volendo

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Che strana malattia l’omofobia: quando un ragazzo o una ragazza decidono di fare «coming out», molti lo emarginano, amici e famiglia compresi. Come se prima del dichiararsi i ragazzi in questione non fossero «già» omosessuali o lesbiche. E allora? Prima del «coming out» siete stati «contagiati»? No, perché non è una malattia. Una piaga si è abbattuta su di voi? No, perché non è un peccato. Siete stati aggrediti sessualmente? No, perché non è violenza (anzi, la maggior parte delle violenze avviene tra le mura di casa, nelle cosiddette «famiglie tradizionali»). L’unico problema – mettetevelo in testa – siete voi.  Che strana malattia l’omofobia: ascoltate i Queen? Be’, sappiate che Freddie Mercury era omosessuale. Venerate Ricky Martin? Lo è anche lui. Usate prodotti Apple? Tim Cook è gay. E vogliamo parlare di Tiziano Ferro, Oscar Wilde, Michelangelo Buonarroti (perché la Chiesa non rinuncia ai suoi affreschi nella Cappella Sistina)? I «froci» vi fanno schifo? Cancellatevi da Facebook, visto che il co-fondatore Chris Huges è omosessuale. Eppure queste persone non sono le stesse che vi emozionano con i loro film, con i loro versi d’amore, con le loro poesie, con le loro invenzioni?
L’omofobia finirà quando la domanda «sei gay?» (come se a un etero si chiedesse: «Sei etero?»), una delle più grandi violenze che si possa fare a una persona omosessuale, non verrà più pronunciata; quando il «coming out» non avrà più motivo d’esistere; quando «l’amore che non osa pronunciare il proprio nome» potrà essere liberamente pronunciato.
Rendiamo inutile la Giornata Internazionale contro l’omofobia. Tutti insieme, ognuno con la sua «diversità» che lo caratterizza nella sua singolarità irripetibile. «Diversi», ma belli e imprescindibili. Come i colori dell’arcobaleno.  
[Pasquale Videtta]

***

 

 

Ognuno guardasse alle sue miserie, prima di pensare a quello che dovrebbero fare gli altri secondo – appunto – miserabili “opinioni”.
L’omofobia, i razzismi, non sono opinioni: nei paesi civili, dove i giornalisti non corrono dietro ai giovanardi ma li evitano in quanto dannosi per la cultura e il progresso della civiltà sono reati.
Quindi, al solito, anche, soprattutto, chi si occupa di fare informazione si facesse un esame di coscienza, perché molte delle brutture e dei drammi relativi all’omofobia e ai razzismi sono incentivati da un’informazione malata. I malati non sono gli omosessuali ma chi pensa che all’Italia debbano interessare i pensieri omofobi, violenti e razzisti di giovanardi e di quelli come lui.

 

Il diritto non è una concessione: è, appunto, diritto, e quando lo è deve essere di tutti, altrimenti è privilegio. E nel diritto ad essere omosessuali, seguire ognun* la propria natura che proprio perché è tale non può mai essere “contro” esiste anche quello di vedersi riconosciuto il proprio orientamento sessuale comprensivo dei diritti che ha già chi non lo è, così come si dovrebbe fare per la propria etnia, nazionalità e colore della pelle.
La religione è una cosa a parte, perché non viene stabilita dalla natura ma fa parte della scelta personale degli individui.
Si può scegliere a un certo punto della vita di non voler essere più condizionati da un Dio e passare tranquillamente alla condizione di atei, oppure si può decidere di seguire un’altra religione e non quella che viene imposta alla nascita ormai più per tradizione che per fede vera e credo sincero.
In questo paese nessuno viene discriminato perché cattolico, anzi, è talmente radicata la convinzione che un cittadino lo è di più se è anche cattolico da renderlo perfino un privilegio.
I cattolici, in quanto seguaci di quel Dio buono e giusto che tutto ha fatto e tutto mantiene si ritengono intoccabili, e ritengono che siano intoccabili i simboli che segnano la loro religione. Guai a parlare di laicità senza che arrivi la solita sfilza di buoni motivi sul perché “laico è brutto”, mentre laico è bello, e giusto, perché garantisce tutti, religiosi, credenti, osservanti e chi pensa di non aver bisogno di speciali tutele dall’alto.
E nello stesso modo equiparare i diritti degli eterosessuali a quelli degli omosessuali diventerebbe una garanzia per tutti, per chi già li aveva prima e ne poteva usufruire e per tutti coloro che, finalmente, possono vivere la loro natura che gli e le viene riconosciuta anche come cittadini.
E nessuno si sentirebbe privato di niente. Nessuno toglierebbe niente a nessun altro. 

Molta gente è cattiva, incapace di accettare quello che non comprende, e non vuole che le persone possano essere semplicemente felici nel modo che preferiscono, seguendo la loro natura. Perché la normalità non la decidono le apologie contro. Perché chi oggi è omofobo e razzista dimostra di non avere il diritto di vivere in questo tempo. Non c’è nessuna regola scritta che imponga una unione finalizzata al proseguimento della specie, si sta insieme per mille motivi più uno che è quell’amore di cui non si capacita chi non capisce che l’amore prescinde da tutto, anche dal sesso di appartenenza. E quando non si fa del male a nessuno si ha il diritto di viversi quell’amore alla luce del sole.

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