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Paura, eh?

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“Una società senza paura è come una casa senza fondamenta e, seguendo correttamente questo stato d’animo, io aiuto il mondo a mantenere ordine…” [Antonio Albanese, ministro della Paura]

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Che bella civiltà, l’etnicizzazione dei titoli, vero? Chissà, magari erano pure musulmani, e avrebbero potuto titolare: “Derubato da una banda di islamici”. Oppure cattolici: “Derubato da una banda di cristiani”. O forse erano rom comunitari: “Derubato da una banda di europei”. La teoria degli insiemi, applicata a informazione e politica, per smascherare il sonno della Ragione. [Daniele Sensi]

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Se il giornalismo vuole fare davvero un servizio utile potrebbe fare delle ricerche serie e informare su quanti sono proprio nei numeri esatti i rom che svaligiano gli appartamenti, quanti i romeni che rapinano i bancomat, quanti i maghrebini che spacciano rispetto agli italiani che commettono gli stessi reati. Chissà, si potrebbe perfino scoprire che gli unici da temere sono proprio e solo i nostri connazionali così come è stato scoperto che non  è la maggioranza degli stranieri a maltrattare, violentare e stuprare donne italiane ma sono proprio e solo i loro italianissimi  fidanzati o ex, mariti o ex, compagni o ex.  Ma non lo fa, paura, eh? 
 Se a gente che non apre un libro e un giornale decente – e purtroppo il razzismo è sempre sintomo di profonda ignoranza – si dice che gli stranieri cattivi,  mica i francesi, gli americani, e nemmeno guardaunpo’ i cinesi ma sempre e solo un certo tipo di stranieri, quelli con la pelle scura,  ci portano via il lavoro, la casa, i mariti, le mogli, rubano stuprano ammazzano e adesso, notizia di queste ore ci vogliono pure contagiare con l’ebola senza fare chiarezza, senza dire ad esempio e fino alla noia che non è la “razza” a fare di una persona un delinquente o una persona onesta e che certi contagi seri di malattie gravi si possono rischiare anche andando, per esempio, a fare viaggetti in oriente per stuprare i ragazzini, attività in cui gli italiani eccellono, quella gente ci crede.

Sessanta milioni – pure qualcosina in più – di persone vengono private sistematicamente da sempre del loro diritto ad essere informate correttamente e onestamente ma nessuno si sognerebbe mai di dire o scrivere che “bande di giornalisti armate del loro servilismo sfrenato derubano gli italiani dell’informazione”. Si può al massimo dire, o scrivere, che ci sono tanti non professionisti del settore a cui piace mestare nel torbido ogni volta che, rispetto alla notizia di un furto, una rapina et similia pensano che sia utile sottolineare la nazionalità, l’etnia del delinquente. Così come pensano che sia una notizia degna delle cronache dei quotidiani nazionali un furto, una rapina come ne succedono ogni microsecondo in tutto l’orbe terracqueo. Ovviamente tutte le persone dotate del minimo sindacale di capacità di comprensione sanno che nessuna delle due cose rientra nella sfera dell’informazione corretta, utile e necessaria a formare un’opinione o a mettere al corrente la gente di fatti particolarmente gravi, importanti e significativi – sarebbe questo il compito del giornalismo – e che, star sempre lì a scrivere che a rubare, spacciare, rapinare è stato il rom, il romeno, il maghrebino e via a seguire l’unico effetto che produce, che ha prodotto nel tempo è stato aumentare il senso di insicurezza degli italiani rispetto allo straniero, lo “zingaro” e il relativo razzismo espresso nei loro confronti.
Ma questo evidentemente non preoccupa, mentre invece, dovrebbe.
Perché non la piantano, un po’ tutti, di alimentare il razzismo?
Quando mi hanno svaligiato l’appartamento l’ultima mia preoccupazione era conoscere la nazionalità dei ladri, non ci ho nemmeno pensato; un danno e il relativo dispiacere non aumentano o diminuiscono di importanza se a causarli è l’italiano o lo straniero, hanno lo stesso identico peso, e sarebbe il caso che lo imparassero anche nelle redazioni dei giornali.

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  1. una delle cose che più detesto nel nostro giornalismo è proprio la categorizzazione delle persone. Se a commettere un rimine è uno straniero di pelle scura si dice “un etiope di 33 anni – una senegalese di 26 anni” dimenticando che quelle prima di tutto sono persone. Se il crimine lo commette un inglese si parla di “un uomo” o “una donna” poi aggiungono la nazionalità. SE il crimine lo commette un italiano non è che dicono “una barese” o “un triestino”. Prostituzione intellettuale

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