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Work in regress

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Sottotitolo: “Dal punto di vista politico abbiamo nel nostro programma delle riforme: il Senato deve essere abolito.”
[Benito Mussolini, 23 marzo 1919: dal discorso sulla fondazione dei Fasci di Combattimento] 

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 Non serviva il vaccino per berlusconi come pensava Montanelli. Serve l’antidoto per il testadicazzismo italico, piuttosto diffuso e ormai incancrenito che si fa affascinare dall’uomo della provvidenza, quali che siano la faccia e il nome. Uno vale l’altro. 

Dal bicameraLismo al bicameraTismo il passo è breve. 
Ma la storia, è evidente, non ha insegnato nulla.
Chi non rispetta le minoranze, gli intellettuali, non rispetta la democrazia.
I regimi totalitari nascono così, col disprezzo del pensiero diverso, tacitando il dissenso, togliendo di mezzo tutto quello che può ostacolare gli obiettivi di chi pensa di essere nel giusto e di agire per il bene di tutti. 
Ma al bene di tutti in politica ci deve pensare una rappresentanza dei tutti, non due o tre persone. O una sola.

Quando berlusconi chiedeva la fiducia era un antidemocratico fascista che annullava il parlamento, se la stessa cosa la fanno le larghe intese di Napolitano e del pd è per il bene  del paese, della stabilità e perché, ça va sans dire, ce lo chiede l’Europa, se berlusconi proponeva la nomina di ministri indagati, un paio perfino già condannati prontamente eseguita da Napolitano era uno scandalo: la feccia mafiosa in parlamento, ora che lo fa il pd di Renzi va bene perché non sia mai che non si debba essere garantisti fino al trecentesimo grado di giudizio. Quando berlusconi chiedeva più potere decisionale per il presidente del consiglio, quando diceva che i troppi passaggi delle leggi in parlamento erano una perdita di tempo di cui si poteva fare a meno era un reazionario, un fascista.

Ora che lo fa Renzi, fa bene, ha ragione, bisogna lasciarlo lavorare, Rodotà, Zagrebelsky, la Costituzione si devono rassegnare. 

 

Negli stracitati USA quale esempio di democrazia praticamente perfetta esistono ancora due forme di controllo che passano per il Congresso e per il Senato. I checks and balances, ovvero, controllo e  contrappeso. L’abolizione del Senato voluta da Renzi, concordata con un pregiudicato, discussa da un parlamento di nominati grazie ad una legge giudicata illegittima dalla Consulta  non ha affatto l’obiettivo di alleggerire il costo della democrazia, il fine è esattamente quello di eliminare il secondo filtro che molte volte è servito a modificare o eliminare del tutto dei disegni di legge sbagliati. L’abolizione del Senato l’aveva pensata mussolini nel 1919 ed è nel programma di Licio Gelli, il piano di rinascita democratica, la p2: non sembra quindi un’innovazione così moderna, pare piuttosto il completamento di un progetto che vuole riportare l’Italia ad un regime autoritario dove i manovratori possono essere liberi di decidere e legiferare secondo gli interessi di pochi: soprattutto dei loro,  e non dei tutti. Il tutto mascherato, così come avviene ormai da una ventina d’anni a questa parte, ovvero dal giorno in cui un abusivo, un impostore, un delinquente ha avuto libero accesso alla politica dalla politica, da decisioni perfettamente democratiche che però non risulta abbia chiesto nessuno.

Nessuno infatti aveva chiesto l’abolizione del Senato, si parlava di una riduzione dei parlamentari e dei loro stipendi, non della cancellazione di uno dei pilastri di una repubblica democratica quale dovrebbe essere l’Italia.

Il plebiscito è la forma più violenta del populismo: è fascismo nella sua essenza più pericolosa. In questo paese dovremmo aver imparato alla perfezione che la maggioranza non è sempre quella che ha ragione, anzi, le maggioranze in Italia hanno espresso sempre la peggior politica: il fascismo prima e berlusconi poi.
Figuriamoci che maggioranza può rappresentare, quale autorità può esercitare chi una maggioranza nel paese non ce l’ha perché nessuno gliel’ha accordata, al suo partito forse sì, ma non a lui come persona: il pd non è Matteo Renzi e il suo decidere in libertà, la sua e di chi suggerisce dietro le quinte né i due milioni e qualcosa di persone che hanno individuato in lui il segretario migliore. 

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Riforme, il ‘lasciatemi lavorare’ di Matteo Renzi – Marco Travaglio, 1 aprile

 

Dice Matteo Renzi ad Aldo Cazzullo del Corriere: “Io ho giurato sulla Costituzione, non su Rodotà o su Zagrebelsky”. Dirà il lettore del Corriere: perché, che c’entrano Rodotà e Zagrebelsky? IlCorriere infatti, come tutti i giornaloni, si è dimenticato di informare i cittadini che da una settimana Rodotà, Zagrebelsky e altri intellettuali hanno firmato un appello di ‘Libertà e Giustizia’ contro la “svolta autoritaria” delle riforme costituzionali targate Renzusconi. Stampa e tv ne hanno parlato solo ieri, e solo perché Grillo e Casaleggio (molto opportunamente) hanno aderito all’appello. In ogni caso Renzi, che è pure laureato in Legge, dovrebbe sapere che la Costituzione su cui ha giurato non prevede la dittatura del premier: cioè il modello mostruoso che esce dal combinato disposto dell’Italicum, della controriforma del Senato e del premierato forte chiesto a gran voce dal suo partner ricostituente privilegiato (Forza Italia). All’autorevole parere dei “professoroni o presunti tali”, Renzi oppone “il Paese” che “ha voglia di cambiare”, dunque è con lui. Quindi, per favore, lasciamolo lavorare.

Grasso dissente dalla riforma del Senato? “Si ricordi che è stato eletto dal Pd”, rammenta la Serracchiani con un messaggio mafiosetto che presuppone un inesistente vincolo di mandato (o il Pd lo contesta solo se lo invoca Grillo?). Grasso tradisce la sua “terzietà”, rincara Renzi, confondendo terzietà con ignavia: come se il presidente del Senato non avesse il diritto di commentare la riforma del Senato. E aggiunge: “Se Pera o Schifani avessero fatto così, avremmo i girotondi della sinistra contro il ruolo non più imparziale del presidente del Senato”. Ora, i girotondi nacquero per difendere la Costituzione dagli assalti berlusconiani: dunque è più probabile che oggi sarebbero in piazza se B. facesse da solo quel che fa Renzi con lui.

Ma, visto che c’è di mezzo il Pd, anche i giornali di sinistra tacciono e acconsentono. E gli elettori restano ignari di tutto. Quanto poi al “Paese”: Renzi dimentica che nessuno l’ha mai eletto (se non a presidente di provincia e a sindaco) e il suo governo si regge su un Parlamento delegittimato dalla sentenza della Consulta e su una maggioranza finta, drogata dal premio incostituzionale delPorcellum. Altrimenti non avrebbe la fiducia né alla Camera né al Senato. Eppure pretende di arrivare a fine legislatura e financo di cambiare la Costituzione: ma con quale mandato popolare, visto che nel 2013 nessun partito della maggioranza aveva nel programma elettorale queste “riforme”?

Su un punto il premier ha ragione: la gente vuole cambiare. Ma cosa? E per fare cosa? Davvero Renzi incontra per strada milioni di persone ansiose di trasformare il Senato nell’ennesimo ente inutile, undopolavoro per consiglieri regionali e sindaci (perlopiù inquisiti)? Davvero la “gente” gli chiede a gran voce di sostituire il Porcellum con l’Italicum, che consentirà ai partiti di continuare a nominarsi i parlamentari come prima? Se la “gente” sapesse cosa c’è nelle “riforme”, le passerebbe la voglia di cambiare.

Prendiamo l’Italicum, approvato a Montecitorio e già rinnegato dai partiti che l’hanno votato (peraltro solo per la Camera). Pare scritto da uno squilibrato. A parte le liste bloccate, le variopinte soglie di accesso (4,5, 8 e 12%), e i candidati presentabili in 8 collegi, c’è il delirio del premio di maggioranza: chi vince al primo turno col 37% dei voti prende 340 deputati; chi vince al ballottaggio col 51% o più, ne prende solo 327 e governa con uno scarto di 6 voti. Cioè non governa. Ma levàtegli il vino. 

Prendiamo il nuovo “Senato delle autonomie”. Sarà composto da 148 membri non elettivi e non pagati: i presidenti di regione, i sindaci dei capoluoghi di regione, due consiglieri regionali e due sindaci per regione (senza distinzioni fra Val d’Aosta e Lombardia, Molise ed Emilia Romagna, regioni ordinarie e a statuto speciale), più 21 personaggi nominati dal Quirinale.

Con quali poteri? Niente più fiducia ai governi né seconda lettura sulle leggi: il Senato però voterà ancora sulle leggi costituzionali, sul capo dello Stato, sui membri del Csm e della Consulta (ma con quale legittimità democratica, visto che non sarà eletto?), ed esprimerà un parere non vincolante su ogni legge ordinaria votata dalla Camera. Ma come faranno i governatori, i sindaci e i consiglieri a fare il proprio lavoro nelle regioni e nelle città e contemporaneamente a esaminare a Roma ogni legge della Camera? Renzi racconta che la riforma farà risparmiare tempo e denaro. Mah. Sul tempo: le peggiori porcate, come il lodo Alfano, sono passate in meno di un mese. E chi l’ha detto che all’Italia servono più leggi? Ne abbiamo almeno 350 mila, spesso pessime o in contraddizione fra loro. Andrebbero ridotte e accorpate, non aumentate.

Quanto al denaro, lo strombazzato risparmio di 1 miliardo all’anno in realtà non arriva a 100 milioni: la struttura resterà in piedi, spariranno solo i 315 stipendi (ma bisognerà rimborsare le trasferte dei nuovi membri). Perché non dimezzare il numero e le indennità dei parlamentari, conservando due Camere elettive con compiti diversi (tipo Usa) e con 315 deputati e 117 senatori pagati la metà, risparmiando più di 1 miliardo (vero)? Da qualunque parte la si prenda, anche questa “riforma” non ha senso, se non quello di raccontare che “le cose cambiano”. Cavalcando il discredito delle istituzioni, Renzi ne approfitta per distruggerle definitivamente. Forse era meglio giurare su Zagrebelsky e Rodotà, anziché su Berlusconi e Verdini. 

PS. Napolitano fa sapere di essere “da tempo contrario al bicameralismo paritario”. E quando, di grazia? Quando presiedeva la Camera? Quando fu nominato da Ciampi senatore a vita? Quando fu eletto e rieletto al Colle da Camera e Senato? O quando nominò 5 senatori a vita? Ci dica, ci dica.

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  1. Due camere sono troppe, meglio quella che fa da cucina e soggiorno 🙂
    A me ciò che disgusta non è l’abolizione del senato ma il fatto che nasce una camera delle autonomie con i consiglieri regionali: ancora il doppio stipendio? Cosa faranno, dovranno rinunciare a percepire un po’ di soldi? Ce li vedi tu ad autoridursi “l’ingaggio”?

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