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Gli sfatti quotidiani

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Il Fatto Quotidiano va difeso quando dà davvero le notizie che gli altri giornali non danno. Quando i servi e servetti di regime lo accusano di essere un giornale di manettari forcaioli solo perché difende quello stravagante concetto scritto perfino nella Costituzione che la legge deve essere uguale per tutti.

Ma diventa indifendibile quando espone delle notizie con lo scopo di esporre al ludibrio, alle offese i protagonisti delle vicende che racconta, quando certe notizie vengono date in modo tale da scatenare le peggiori reazioni di pancia dei commentatori. Tre esempi su tutti, notizie di queste ore: il  giro di prostituzione minorile in cui è coinvolto anche il marito della mussolini,  l’omicidio della donna compiuto dal marito davanti ai figli e in ultimo l’allontanamento di un bambino di quattro anni dall’asilo perché ritenuto troppo violento. Basta entrare nel sito e leggere i commenti per capire che la finalità di chi gestisce le pagine di uno dei quotidiani on line  più letti, che fa tendenza perché ha la possibilità di orientare le opinioni non è esattamente quella di offrire uno spazio pubblico di confronto. Altrimenti non si darebbe nessuno spazio a chi si permette di scrivere che sì, va bene lo sfruttamento ma insomma in fin dei conti le ragazzine sapevano quello che facevano [a 14, 15 anni] e che male c’è se qualcuno [di 58 anni] ne ha approfittato. Oppure che un marito che ammazza sua moglie a martellate avrà avuto delle ottime ragioni per farlo e, se un bambino di quattro anni  dà fastidio ai compagni e viene escluso dall’asilo è perché i suoi genitori non lo educano a forza di botte.  Nel sito del Fatto è concentrata la feccia più odiosa, disgustosa dei commentatori della Rete, che può agire in forza dell’incapacità di una redazione che disattende le stesse regole che poi impone e fa subire a quella parte di utenza che l’educazione non va ad impararsela in giro per la Rete ma se la porta già da casa. E più gli argomenti sono delicati più si lasciano passare i concetti più violenti.

Giorni fa il vicedirettore Travaglio, risentito dei commenti negativi rivolti a Beatrice Borromeo che sta scrivendo un’inchiesta a puntate che inchiesta non è circa il sesso fra gli adolescenti ha pubblicato un post intriso di violenza verbale e contumelie rivolte ad un blogger che aveva scritto un controcanto di critica, discutibile ma esposto in uno spazio suo che non ha nessuna velleità informativa, lo ha minacciato di denuncia scrivendo che Il Fatto “ricaccerà la merda in gola” a chi si è permesso di contestare un articolo e chi lo ha scritto. Dunque il vicedirettore si prende la briga di difendere una collaboratrice del giornale manco fosse una ragazzina incapace di farlo da sola e lo fa utilizzando egli stesso un linguaggio violento. Forse è per questo che nel Fatto non trovano niente di strano se centinaia di persone ogni giorno esprimono il peggio in termini di razzismo, omofobia, apologie e istigazioni alla violenza?  Io Il Fatto Quotidiano lo compro dalla sua prima uscita, so benissimo che la versione cartacea con quella on line c’entra poco, Travaglio lo leggo da vent’anni,  seguo lui, Padellaro e Colombo da quando scrivevano su l’Unità da cui sono stati cacciati tutti e tre, ma la linea editoriale adottata nella versione web non mi piace, non risponde affatto a quella informazione che un giornale che si vanta di essere contro le censure, di dire “quello che gli altri non dicono” dice di portare avanti. Penso che chi si esprime in pubblico, che sia un vicedirettore di giornale, un articolista o una semplice blogger, utente dei social network e commentatrice nei siti on line dei quotidiani  come me abbiano delle responsabilità, una su tutte quella di non veicolare pensieri violenti in un periodo nel quale la violenza, di ogni ordine e grado pare sia diventata una virtù.

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  1. che strano sto Fatto
    eppure tutti i commenti devono essere approvati dal moderatore, perlomeno ai miei rispondeva sempre così, tanto è vero che smisi di commentare.
    Magari ci saranno commentatori approvati che possono dire ciò che vogliono senza passare dal moderatore per dar l’impressione che siano “lettere al direttore” e non le solite “lettere del direttore”

    Rispondi

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