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L’amorale [con una condanna definitiva è game over, diceva Renzi]

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Nello stato di polizia tributaria che è l’Italia, i detenuti per reati connessi all’evasione fiscale sono meno di venti.
E nessuno faceva il presidente del consiglio.

Europee, B: “Pronto a candidarmi”

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Sottotitolo: quante volte ci siamo fatti abbindolare dalla teoria: “quello che fa nel suo privato non mi riguarda purché faccia bene il suo lavoro?”

 

 Invece del politico e generalmente di tutte le persone che svolgono professioni con responsabilità pubbliche come medici, avvocati, giudici eccetera, deve interessare cosa fanno ANCHE nel loro privato.  Fareste curare vostro figlio da un pediatra che nel suo privato va a guardarsi filmini pedopornografici? Dareste le chiavi di casa a uno che manifesta pubblicamente simpatie per dittatori fascisti, sanguinari, si dichiara un politico liberale, moderato che si rifà ai valori cristiani cattolici ma poi non trova disdicevole intrattenersi con ragazzine che potrebbero essere sue nipoti da nonno, le fa prostituire per sé dicendo che in fondo si tratta di un gesto di benevolenza nei riguardi di povere diseredate che altrimenti dovrebbero andare sui marciapiedi, uno che si teneva il boss mafioso in casa per fare da baby sitter ai figli “affinché non facessero brutti incontri?” [testuali parole].
Perché a uno che nel suo tempo libero organizza le orge in casa, si scopa sedicenni che ne dimostrano diciannove sebbene consenzienti io non affiderei la gestione della mia raccolta differenziata, non gli darei un figlio da accompagnare a scuola e nemmeno il cane da portare ai giardinetti, altroché pensare che abbia tutti i requisiti e le carte in regola per affidargli la gestione di un paese.
Invece qualcuno pensa che anche chi conduce uno stile di vita sregolato, assente della benché minima forma del rispetto e della messa in pratica di un valore e di un principio SANI abbia il diritto di non essere giudicato per quello che è unito al giudizio circa quello che fa.   La condanna morale non è, contrariamente a quello che molti pensano, un giudizio moralista.La condanna morale è tutto quello che separa le persone oneste, civili da quello e da chi onesto e civile non è. Condannare moralmente qualcuno che si è macchiato di colpe e reati che hanno inquinato e danneggiato tutta la società significa prendere le distanze da quei comportamenti. Invece questa mania tutta italiana di essere comprensivi fino al parossismo ha portato questo paese a non fare più caso a nulla. Il politico, nei paesi normalmente civili vive nella casa di cristallo, tutto quello che fa riguarda la collettività e lo sottopone al giudizio del popolo, non servono necessariamente i reati per renderlo inaffidabile. Invece qui non basta nemmeno il reato, neanche se è il più grave di tutti. Se berlusconi è stato ricevuto da Napolitano subito dopo la condanna in primo grado per sfruttamento della prostituzione minorile, se Renzi lo ha ritenuto un interlocutore con cui sedersi al tavolo delle decisioni importanti, se tutto il centro destra pensa che non sia il caso di cercare un leader politico diverso da un pregiudicato corruttore sfruttatore frodatore  come fa la gente a capire che un politico serio non sfrutta minorenni né sessualmente né per altro, non ruba allo stato per arricchire il suo patrimonio personale, non usa lo stato pro domo sua? Come fa a capire che quello di berlusconi non è uno stile di vita socialmente accettabile ma sono reati, pesantissimi, a getto continuo?

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Fatti non fummo a viver come Uli (Massimo Gramellini).

EVASIONE, MR BAYERN PIANGE: ALL’ESTERO SI VA IN GALERA (Caterina Soffici).

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Perché dovrebbe essere grave impedire a berlusconi di candidarsi alle europee? Quando lo facciamo sapere a tutti, in modalità urbi, orbi et sordi che una persona condannata in via definitiva non può avere gli stessi diritti di chi condannato non è? Quanto dobbiamo ancora sentir favoleggiare che perché la gggente lo vota lui i diritti se non glieli danno se li prende e, cosa ancora più grave nessuno lo ferma?

E’ troppo antiberlusconiano pretendere che di berlusconi non si parli più almeno politicamente?

Se oggi il pregiudicato delinquente può dichiarare candidamente la sua intenzione a volersi candidare alle europee e il servetto nuovo di zecca parlare di atto grave se ciò non gli fosse permesse, malgrado entrambi sappiano benissimo che non gli è permesso essendo stato dichiarato ineleggibile e interdetto nonché condannato in via definitiva, è perché l’attenzione sulla sentenza mai applicata è andata via via scemando. 

Perché in questi mesi i riflettori sul berlusconi condannato sono stati spenti per riaccendersi nuovamente sul berlusconi “politico” come se nulla fosse accaduto. 

Perché anche quella stampa e quell’informazione che avrebbero dovuto ricordare tutti i giorni agli italiani che berlusconi è un delinquente pregiudicato hanno parlato d’altro; del berlusconi ancora statista che può partecipare al dibattito politico, essere interpellato dall’allora segretario del partito cosiddetto di opposizione poi promosso per meriti a presidente del consiglio per farci la legge elettorale, essere ricevuto al Quirinale in qualità di non si sa bene cosa ed essere perfino ascoltato sulla base di quella fantasiosa teoria che, perché lui rappresenterebbe una parte dell’elettorato italiano definita chissà perché “moderata” allora ha il diritto di essere ancora chiamato in causa. 

Dunque in questo paese non si può estromettere qualcuno dalla politica nemmeno se un tribunale ha stabilito che quel qualcuno si è macchiato di uno dei reati più odiosi qual è la frode fiscale e lo ha fatto quando il suo compito sarebbe stato quello di tutelare e governare il paese, fare gli interessi dei cittadini, non derubarli. 
Così può succedere che il servetto nuovo di zecca possa affermare che non permettere a berlusconi di candidarsi sarebbe una grave lesione al diritto degli italiani “moderati” di essere rappresentati. Mentre la vera lesione al diritto è non aver ancora applicato la sentenza che gli spetta.

Il presidente del Bayern, Hoeness, giudicato colpevole del reato di evasione per una cifra infinitamente minore di quella addebitata al primo delinquente d’Italia rinuncia a tutte le iniziative utili ad alleggerire la sua posizione, chiede scusa e dice “vado in galera”.
Nel paese dei garantisti tout court dove non si è colpevoli nemmeno dopo il duecentesimo grado di giudizio, non lo si è soprattutto moralmente: quello che ha sempre salvato e resuscitato berlusconi è stata principalmente l’assenza di una condanna morale da parte della politica, il colpevole di una frode fiscale quantificata in settecento milioni di euro dice “mi candido alle europee”.

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Scusi Renzi: e gli evasori?

Se vuole evitare che il suo secondo incontro a tu per tu (il primo da premier) con Angela Merkel diventi la solita passerella inutile e provinciale di un politico italiano in gita premio, Matteo Renzi dovrebbe chiedere alla Cancelliera qualche dettaglio sul caso di Uli Hoeness: l’ex campione del mondo di calcio e presidente del Bayern Monaco che si è appena dimesso da ogni incarico dopo la condanna in primo grado a 3 anni e mezzo di carcere per una frode fiscale da 27,2 milioni. Condanna che ha deciso di non appellare (“in linea con la mia idea di decenza, comportamento e responsabilità personale”), ammettendo in lacrime la sua colpa, evitando di intasare la Giustizia con ricorsi pretestuosi e preparandosi ad andare in galera, dove dalla prossima settimana sconterà la pena per intero (lì si usa così). Confrontando il caso Hoeness con il caso Berlusconi – condannato sette mesi fa per lo stesso reato in tre i gradi di giudizio a 4 anni, di cui 3 indultati, ancora a piede libero, anzi padre ricostituente e prossimo candidato alle elezioni europee – il premier potrebbe trarre utili spunti per le riforme del fisco e della giustizia, da lui annunciate per maggio e giugno (del 2014, pare). Se Hoeness fosse italiano, griderebbe al complotto ordito dagli avversari del Borussia e del Leverkusen, invocherebbe la presunzione d’innocenza fino alla Cassazione, si imbullonerebbe alla poltrona, ricorrerebbe in appello in attesa della sicura prescrizione e/o condono, che poi gabellerebbe per assoluzione, e si butterebbe in politica. Invece è tedesco e va in galera, anche perché condono, indulto, amnistia, concordato e scudo fiscale sono termini intraducibili nella sua lingua. Così come la parola prescrizione (almeno nella demenziale versione italiana, che non parte quando viene scoperto il delitto, ma quando viene commesso, e continua a galoppare per tutto il processo, anche dopo due condanne). Chissà se è un caso che la Germania sia la locomotiva d’Europa e l’Italia il fanalino di coda. Due mesi fa, come ha rivelato Gian Antonio Stella sul Corriere , è uscito il rapporto 2013 dell’Institut de criminologie et de droit penal, curato da due docenti dell’Università di Losanna, sulle carceri d’Europa e dintorni. I dati del 2011 dicono che nelle carceri italiane risiedono solo 156 detenuti per crimini economici e fiscali: un decimo della media europea (0,4 contro 4,1%) e un cinquantacinquesimo della Germania, che ne ha 8.601, più dei reclusi per rapina e per percosse, quasi quanti quelli per traffico o spaccio di droga.

Nessun paese ne ha meno di noi, anche se noi abbiamo il record europeo dell’evasione, anzi proprio per questo. “I colletti bianchi incarcerati in Italia – scrive Stella – sono un sesto degli olandesi, un decimo degli svedesi, degli inglesi e dei norvegesi, un undicesimo dei finlandesi, un quindicesimo degli spagnoli, un ventiduesimo dei turchi”. Ci umiliano persino paradisi fiscali come Montecarlo e Liechtenstein, rispettivamente col 23 e il 38,6% di detenuti per delitti finanziari. In Italia, com’è noto, un evasore fiscale non riesce a varcare il portone di un penitenziario neppure se insiste: evadere paga, infatti evadono circa 10 milioni di contribuenti su 40. Renzi è a caccia di coperture per le sue mirabolanti promesse. E ha appena ottenuto dalle Camere la Delega fiscale, praticamente una delega in bianco al governo. Per riempirla di cose utili, a cominciare dalle manette (vere) agli evasori, chieda alla Merkel come si fa. E magari si faccia raccontare di Klaus Zumwinkel, il top manager che aveva portato le Poste tedesche al successo mondiale: accusato di evasione aggravata, fu prelevato in manette all’alba di un mattino del 2008 da decine di agenti speciali della tributaria che avevano cinto d’assedio il suo villone a Colonia. Se lo spread fra Bund e Bot è calato, quello fra giustizia tedesca e impunità italiota rimane scandalosamente invariato. Prima di “sbattere i pugni in Europa”, ammesso che lo faccia davvero, Renzi trovi il modo di sbattere in galera qualche migliaio di evasori. Poi ne riparliamo.

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  1. berlusconi vuole passare da statista? No, sono gli altri che lo vogliono incoronare come tale. Questo mi ricorda il periodo del terremoto 5 anni fa, quando era politicamente al collasso e quella tragedia gli servì enormemente per “rifarsi la faccia” agli occhi degli italiani. Le televisioni raccontavano di un presidente del consiglio che girava con il caschetto a portare dentiere alle anziane e non camminava sulle acque solo perché qui non ci sono mari o laghi.

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