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La pillola del giorno dopo

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Benedico la mia influenza che mi ha tenuta lontana dalla retorica ipocrita ottomarzesca. Otto marzo sempre? Ma figuriamoci, nel mondo normale sarebbe otto marzo MAI.

***

Mentre berlusconi istituzionalizzava il sessismo Napolitano dov’era, a fare il presidente da un’altra parte? Perché non risulta che abbia  mai detto mezza parola su un delinquente pervertito che ha trasformato l’Italia nel suo bordello a cielo aperto riducendo la figura femminile a qualche buco con la ciccia intorno. Solo adesso c’è un problema di sessismo in Italia? Napolitano che s’indigna per il sessismo 2.0 era già in politica quando alle donne si negava il voto, quando quelli della sua parte politica negavano il diritto di voto alle donne. Una forma più violenta di sessismo di quella è difficile anche da immaginare e inventare. Questo signore, in politica da sessanta anni e sette mesi non ha contribuito a spostare di una virgola un nulla in politica, al contrario si è reso protagonista e responsabile  di faccende piuttosto disdicevoli  ma nonostante questo è considerato – chissà perché –   talmente autorevole da essersi meritato perfino la seconda chance per la prima volta nella storia della repubblica italiana. Sessanta anni di repubblica e stiamo ancora alla quota rosa, a dover stabilire col contentino che una donna ha gli stessi diritti degli uomini. E qualcuno la chiama democrazia.

Ognuno ha la sua grande bellezza; ce l’ha Napolitano che approfitta dell’otto marzo per esibirsi nell’ennesima performance volta a difendere la casta. Napolitano che qualche anno fa temendo i rigurgiti del populismo aveva chiesto alla politica un diverso atteggiamento in maniera tale che i cittadini si riavvicinassero alla politica ma poi, chissà perché ha cambiato idea, e invece di essere l’ultimo difensore dei cittadini è quello che li tiene fermi mentre la politica li picchia e si arrabbia pure se qualcuno si ribella alle bacchettate date, che lo dico a fare, per il nostro bene.

Ha una sua grande bellezza anche alfano che l’otto marzo, pensando di dire qualcosa di intelligente ha affermato che “in Italia calano gli omicidi ma aumentano i femminicidi”. Un termine demenziale che separa le donne dagli uomini perfino nella morte violenta. Le donne, storicamente, si sono meritate sempre un trattamento a parte, diverso anche nell’uso delle parole a loro rivolte. E allora è inutile lamentarsi quando poi la diversità diventa inferiorità. Chi ha tirato fuori la prima volta il termine “femminicidio” per fare moda, pensando che fosse determinante e necessario stabilire una differenza di genere anche nell’omicidio andrebbe incriminato per vilipendio alla lingua italiana e al significato delle parole.

Molti drammi si sarebbero potuti evitare e si potrebbero evitare se tanta gente non fosse costretta dalle ristrettezze economiche  a convivere sotto lo stesso tetto anche quando vengono meno tutte le condizioni che giustificano quella convivenza. Mogli e mariti che si detestano ma che non si possono separare perché non possono pagarsi un secondo affitto, l’arredamento di un’altra casa. Oppure  figli e figlie di mezza età, frustrati perché non hanno più un lavoro e costretti a tornare ad abitare nella casa dei genitori anziani sono  potenziali pericoli che possono manifestarsi in qualsiasi momento e per qualsiasi motivo: non è colpa del televisore troppo alto se un padre ammazza il figlio o viceversa, ecco. E la violenza non è un fattore di genere ma un fatto umano che riguarda e coinvolge indistintamente tutti: uomini e donne. Obbligo della politica non è inventarsi nuove ed inutili leggi, altre terminologie per definire le violenze ma di intervenire  per rimuovere fino  a farle sparire le cause che possono scatenare la violenza; agire sui problemi economici, dare la  possibilità a chi ne ha necessità di potersi allontanare da un luogo dove sa di essere in pericolo, anche quando quel luogo è la propria casa. Invece alla politica, tutta, piace molto chiacchierare, molto meno agire e quando lo fa l’unica forma che conosce è quella repressiva: la più sbagliata di tutte. Ricordiamo a Laura Boldrini che non tutte le donne possono contare su una scorta personale.

Se una madre ammazza il figlio a forbiciate, se una moglie accoltella suo marito e la figlia che se ne accorge anziché sottrarre il padre dalla violenza lo finisce a martellate se ne parla per mezz’ora e poi mai più: gli uomini ammazzati non vanno a far parte di nessuna statistica né si meritano parole “a parte”, così la prossima volta imparano e nascono donne. Ho smesso anni fa di guardare Amore criminale proprio per la rabbia che mi suscitavano i casi descritti dal programma. Nove volte su dieci quelle donne potevano sottrarsi alle violenze ma non lo hanno fatto. E io non crederò mai che ci si possa abituare alle violenze come nella metafora della rana nell’acqua bollente. Alle violenze non ci si abitua né ci si rassegna. Perché questo sarà anche un paese che non offre molte tutele ma è un paese nel quale è ancora possibile denunciare un crimine e sottrarsi alla violenza.

Hanno una loro bellezza i siti e le sezioni dei quotidiani dedicati all’esaltazione del vittimismo femminile; ieri era tutto un proliferare di articoli, consigli e suggerimenti circa il sesso svolto a tutte le età. Apro “abbatto i muri”, il blog, aspettandomi di trovare un bel post dedicato a tutte le donne e invece le prime dieci righe del post sull’otto marzo sono dedicate alle povere pornoattrici costrette a misurarsi in amplessi artificiali in riva al mare al freddo del mattino. In catena di montaggio il tepore è assicurato, qualcuno lo dica al team delle femministe del terzo millennio. Idem in Donne di Fatto nel Fatto Quotidiano dove Eretica pensando di liberarle da chissà quale stigma invita ragazzine, minorenni, a non sentirsi in colpa anche se la danno a sconosciuti nei bagni delle scuole e delle discoteche: tutto quello che piace è lecito. Insegnare a figlie e figli a non sprecarsi, a non buttarsi via sarebbe un’operazione di troppo buon senso.
Trovo allucinante che la vita delle femmine debba ruotare esclusivamente intorno al sesso, che si dia tutta questa importanza/rilevanza a questioni che, fino a prova contraria dovrebbero rimanere confinate nel privato, non usate e sbandierate come simboli di libertà di chissà cosa. L’emancipazione, la libertà, si misurano dal numero di esperienze sessuali che si collezionano nella vita? E queste scemenze le scrivono donne che hanno superato da un pezzo l’età della tempesta ormonale: quindi se la cultura è questa è inutile lamentarsi poi se figlie e figli sono costretti a vivere in una società costruita a misura di “grandi bellezze”.

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Una risposta »

  1. che vergogna
    che tristezza poi vedere quelle, che grazie ai loro ompini ai caporioni giusti sono entrate nei palazzi, far finta di essere indignate, e firmare petizioni.
    Ma fatela finita, fatevi un partito di sole donne e rimettete a posto le cose!
    siete o non siete la maggioranza assoluta anagraficamente?

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