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“Se votare servisse a qualcosa, non ce lo farebbero fare”

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Sottotitolo: l’Italia è diventata un tourbillon di autodifese e autoassoluzioni. Più la fanno grossa e più alzano il tiro. Roba che perfino un bambino prima o poi si arrende e ammette di essersi comportato male. Questi mai, che si chiamino alfano, Cancellieri, De Girolamo, scajola o Mastrapasqua o non sanno, o non volevano o non c’era niente di male.

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“Dietro ogni grande fortuna c’è un crimine” [Honoré De Balzac]

La delocalizzazione deve diventare un reato. A chi porta via le aziende dovrebbe essere inibita la possibilità di far tornare merci e prodotti qui, nel paese dal quale scappano non per necessità ma per guadagnare di più. E la gente deve imparare a punire con l’indifferenza chi impoverisce lo stato dunque tutti noi, l’evasore come l’imprenditore disonesto. Non si comprano i prodotti di chi porta via il lavoro da qui, non si contribuisce a far guadagnare chi evade le tasse. Questa è gente che capisce solo il linguaggio dei soldi, ed è lì che va punita: facendole guadagnare meno soldi. 

Ma dovrebbe essere criminalizzato anche uno stato dove diventa sempre più difficile essere imprenditori onesti fino in fondo. Dove chi ha un’azienda è costretto a dover scegliere fra pagare le tasse o gli stipendi; dove mettere in regola i lavoratori anziché essere un vantaggio diventa remissione, per i dipendenti che vengono pagati meno di quanto vale il loro lavoro e per chi li assume che, anziché essere premiato deve pagare la marchetta allo stato. Un dipendente in regola in Italia costa al suo datore di lavoro il doppio dello stipendio che prende. È normale, giusto, legale? A me pare l’ennesimo furto con destrezza di uno stato che prende ma poi non restituisce; uno stato che poi quando serve la visita, la prestazione medica specialistica bisogna pagarsele di tasca propria, i libri della scuola dell’obbligo si pagano e molto altro di quello che lo stato dovrebbe garantire a chi paga le sue tasse lo si può ottenere solo pagandoselo. Quel 16% di italiani che  vive con meno di settemilacinquecento euro l’anno deve rinunciare anche a curarsi. 

Conosco personalmente piccoli imprenditori che al momento ci stanno rimettendo in solido per non mandare via il personale. Persone che potrebbero chiudere e ritirarsi a vita privata vivendo di quel che hanno messo da parte in tanti anni di lavoro ma che non lo fanno per non mandare padri e madri di famiglia in mezzo ad una strada. Lavoratori onesti ai quali lo stato non ha mai risposto come invece fa quando concede benefici e condoni ai grandi ladri a cui una mano non la nega mai. Noi viviamo in un paese dove chi ha un’attività in proprio tutti i giorni si alza e va a lavorare portandosi dietro la zavorra invisibile di uno stato che esige la metà di quello che guadagna. Senza fare né dare un cazzo. Il lavoratore dipendente invece non può nemmeno decidere se il socio occulto si merita una parte del suo stipendio perché gli viene sottratto in busta paga. Entrambi poi, quando sono in difficoltà, non c’è lo stato, la zavorra, il socio occulto che gli dà una mano. E questo dovrebbe essere sotto gli occhi di tutti. Anche di quelli che mettono sempre tutti nello stesso calderone. In italia c’è gente che lavora e altra gente che dà lavoro. Gente a cui lo stato non ha dato niente ma ha tolto, toglie per favorire i disonesti che servono allo stato, come Mastrapasqua. Qui meno si dà fastidio alo stato e più lo stato infastidisce. Ti compri una casa, senza chiedere l’aiutino al comune e lo stato, perché sei stato bravo te la tassa, ti dice che “fa reddito”. Poi come te la sei comprata e con quanti e quali sacrifici non è un problema dello stato. Tutt’al più la banca se non paghi il mutuo te la leva. Hai un’attività tua, messa in piedi con difficoltà, perché credi al lavoro e invece di incentivare questa passione lo stato infierisce. Il contribuito dei cittadini è giusto e sacrosanto, ma lo stato deve corrispondere, non deve estorcere, deve essere collaborativo proprio come farebbe un socio in affari.

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“METÀ SALARI PER TUTTI” È LA CURA ELECTROLUX (Carlo Di Foggia).

LA RICETTA “POLACCA” DELLA MULTINAZIONALE: COMPENSI RIDOTTI DA 1.400 A 700 EURO NEI SUOI 4 STABILIMENTI. I SINDACATI: IRRICEVIBILE.

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Nel febbraio 2010 Ruby era maggiorenne, oh, l’ha detto il ministro marocchino e quindi si vede che è vero. L’esclusiva dei ministri che raccontano balle è la nostra e guai a chi ci togliesse il primato.

Come se fosse una questione di leggi.
Come se non sapessimo tutti che oggi le ragazzine sono sessualmente precoci e come se non sapessimo tutti che quando sentono il richiamo irresistibile della trasgressione non pensano certamente a guardare la carta d’identità. 
Ma penso che anche i cervellini più pigri siano riusciti a capire che nel caso di specie c’è qualcosa che va molto oltre la sfera legale. 
Il problema è sempre lo stesso, comunque, e cioè che un delinquente già condannato e sotto processo per altri reati abbia avuto la possibilità di agire in libertà e dunque anche di corrompere il funzionario di un altro stato affinché gli reggesse il gioco, quello sporco della menzogna al quale berlusconi è avvezzo. 
berlusconi non è uno con cui fare accordi politici: è uno che deve essere messo in condizioni di non nuocere, perché quando lo fa, è sempre pericoloso.

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Sono mesi che sento parlare del rapporto di Bankitalia che ripete la filastrocca di quel 10% di italiani che si è preso la quasi totalità del patrimonio nazionale. Non sento però parlare di interventi, non sento Renzi parlare di una patrimoniale a questo punto necessaria, e nemmeno di una seria lotta all’evasione. A Renzi non piace nemmeno la legge contro il conflitto di interessi. E allora non capisco come si fa e che senso abbia parlare ancora di politica.

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Innocente a sua insaputa (Marco Travaglio).

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A furia di pensare e purtroppo dire che “il problema non era quello”, cento, mille, diecimila problemi che invece erano proprio quelli si sono accumulati fino a formare la valanga che sta travolgendo tutti.

Il problema non erano gli sprechi della politica, non erano i privilegi della politica, non erano le ladrate della politica. 
Non era la politica collusa con la mafia e la criminalità, non era una politica che in Italia ha sempre lavorato per se stessa e non per mettersi al servizio dei cittadini. 
Il problema non era la politica che per mezzo di leggi ad hoc ha sempre favorito l’imprenditoria disonesta, quella dei manager che oggi possono ricattare i loro dipendenti con la minaccia di portarsi via il pallone, e quando invece non lo hanno fatto ma hanno serenamente fatto fallire le aziende di stato sono stati anche premiati con le buone uscite miliardarie pagate coi soldi di tutti, anche di quelli che hanno perso il lavoro grazie a loro. 
Il problema non è Mastrapasqua coi suoi 25 incarichi di cui ci si accorge solo perché gli arriva l’avviso di garanzia, non è Scajola che trova 900.000 euro sul comò e tutto va bene, non c’è il reato, non è berlusconi ancora a piede libero dopo la condanna. 
Il problema non è Renzi e la legge fatta con berlusconi che metterà anche la faccia della santanchè su una scheda elettorale.
Il problema non è Napolitano che protegge tutto questo sotto la sua ala amorevole perché “o così o sarà catastrofe”.

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Una risposta »

  1. mi dispiace che anche Marco, che stimo non parla mai di politica dei redditi, è chiaro che poi quando si hanno 25 incarichi si possa firmare delle cose senza controllarle e quindi pagarne le conseguenze.
    Altra cosa invece sarebbe quella di applicare la politica dei redditi, messa in programma qui in Italia solo dal partito degli under 70.000 (ricercare con google), grazie alla quale codesti soggetti potrebbero lavorare solo 3 giorni in un anno e poi ritirasi a consumare, lasciando i loro posti a gente più zelante.
    Per tutti i posti politici poi, limitare lo stipendio mensile ad un massimo di 2000,00 euri netti, farebbe avvicinare alla politica solo coloro disposti al sacrificio per il bene della nazione.

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