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Il problema, il dramma e la tragedia [Pirani chi?]

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Il problema non è che un presidente della repubblica si copra di ridicolo nel chiedere ad un ambasciatore di intervenire in suo soccorso per censurare un giornalista libero. Il dramma è che lo fa con la Francia, quella che la Rivoluzione per la libertà l’ha fatta davvero. E la tragedia che i corazzierini a quattro zampe, i soliti funzionari funzionali a qualsiasi regime lo abbiano seguito nel suo delirio. Ci sono cose che non andrebbero rilanciate ma coperte dal classico velo pietoso. Forse non tutti si rendono conto di quanto è grave quello che ha fatto Napolitano. Chiamare un ambasciatore per esercitare una pressione autoritaria. Cioè, lui pensava di poter fare con la Francia quello che fa abitualmente qui quando si mette a sgridare i giornalisti e certi quotidiani, anzi uno, il solito Fatto Quotidiano. berlusconi almeno è stato lungimirante, la stampa e l’informazione se le era comprate prima, così non ha avuto bisogno di corromperle dopo. E il dramma sul dramma, la tragedia sulla tragedia è che in questo paese ridotto ai minimi termini per libertà di stampa e informazione, che nelle classifiche internazionali si trova in una posizione non da repubblica democratica, nel paese che muore nei conflitti di interesse di chi ha le mani in pasta ovunque, principalmente nei media e nei giornali, non solo berlusconi, basta guardare il CDA del Corriere della sera, De Benedetti del gruppo Espresso che comunque esprime un orientamento politico, il caos si fa per quel che viene scritto in Rete, l’unico posto in cui si può godere di un po’ di libertà senza filtro e che non può mai avere la stessa influenza nell’opinione pubblica di quanta ne abbiano invece gli house organ di questo, quel partito e di Napolitano..

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Giornalista ‘Le Monde’: “Se attacchi Napolitano, ti chiama l’ambasciata”- B. Borromeo – Il Fatto Quotidiano

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Che la figura del capo dello Stato fosse un po’ strana, qui in Italia, l’ho capito quando il Colle se l’è presa pure con me, chiamando l’ambasciata francese per lamentarsi di un mio articolo (leggi)”. Ma Philippe Ridet, da sei anni corrispondente di Le Monde, il principale quotidiano francese, non si è affatto scomposto: “Mi veniva da sorridere, nulla più. Tanto né l’ambasciata né il mio giornale hanno fatto una piega, ovviamente”.

Cos’aveva scritto, Philippe, di così ingiurioso? 
Era il periodo in cui il presidente della Repubblica domandava la tregua tra i politici e la magistratura. Solo che “i politici” avevano un nome solo: quello di Berlusconi. Quindi ho suggerito a Napolitano di abbandonare i toni generici e parlare chiaro. Era una critica politica, non certo personale. Anche perché non ho niente contro di lui. Semplicemente, quando uno sbaglia, mi pare normale dirlo.

Si è stupito quando l’hanno informata delle proteste? 
No. È il vecchio gioco del gatto e del topo, che conosco bene. È il potere che cerca di far tacere la stampa, anche se di solito non ci riesce. Non ero affatto offeso, ho solo pensato che se il Quirinale si scomoda pure per il povero corrispondente francese chissà come si agita per tutti gli altri attacchi. Mi pare si facciano prendere troppo facilmente dall’isteria.

Gli attacchi però non sono così frequenti, nei principali quotidiani italiani. 
Questo perché Napolitano ha sempre più l’aura del Re. Da quando è stato rieletto sembra che non si possa più giudicarlo, che vada lodato dalla mattina alla sera. Ed è un po’ anomalo, soprattutto perché questo presidente non è mica la regina d’Inghilterra.

Meno titolato? 
Meno di facciata! Napolitano fa politica attivamente, senza sosta. Cosa che non giudico: mi pare accettabile, in tempo di crisi. Ed è altrettanto normale che, di conseguenza, possa essere criticato sul piano politico. È il gioco della democrazia. In Francia nessuno, tranne Sarkozy, ha mai pensato di portare in tribunale un cittadino. Anche perché il presidente della Repubblica è anche il capo della magistratura: sarebbe un bel conflitto d’interessi.

Ma in Italia e in Francia i ruoli dei presidenti, si sa, sono diversi. 
Certo, infatti il paragone è complesso. Ma è anche vero che Napolitano è entrato nel buco della politica italiana a febbraio, quando ha accettato il secondo mandato. E dato che pesa sulle scelte del governo, trovo normalissimo che il suo operato possa essere giudicato. La cosa anormale, semmai, è che questo presidente somigli sempre più a un Faraone.

Pirani, in un editoriale su Repubblica, ha citato questa frase: “Molta tristezza l’ottavo monito del Presidente Monarca”. Dice che andrebbe perseguita penalmente. 
Può sempre provarci, se non ha paura del ridicolo. Comunque non so chi sia questo Pirani – che chiedendo al ministro della Giustizia di muoversi, probabilmente, scambia un suo desiderio per la realtà – ma so che se mai ci fosse un processo perché un giornalista paragona un presidente a un monarca, riderebbero tutti. E il ridicolo uccide, come insegna Berlusconi.

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