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Quando non basta nemmeno la vergogna

Inserito il

Mauro Biani

L’Italia non è un paese che fa schifo solo per colpa della politica ma lo è soprattutto perché abitata da un sacco di gente che non ha le idee ben chiare su tante cose, soprattutto su quel che significa la parola diritto. 

Gente che pensa che rientri nella sfera del diritto anche dire ogni scempiaggine che passa nei cervelli a brandelli di chi non riconosce più certe differenze che sono invece fondamentali per sviluppare un pensiero civile. Non esiste nessun diritto all’insulto né quello che permette di augurare a qualcuno di morire. 

Sono almeno quindici anni che scrivo delle malefatte di berlusconi e non sono stata tenera con lui, ma mai, mai e poi mai l’ho fatto augurandogli un problema di salute o la morte. Perché ci sono talmente tanti argomenti da usare contro berlusconi che vengono le vertigini solo a metterli tutti in fila. E semmai avessi pensato delle cose non ho avuto la presunzione di credere che fosse un mio diritto quello di renderle pubbliche, non per ipocrisia ma per educazione. 

Ho criticato duramente anche Bersani e il suo partito, ma c’è un momento in cui la contrapposizione politica andrebbe messa da parte, in cui non bisognerebbe approfittare per infierire. 

Un momento in cui certe differenze fanno la differenza.  Bersani e berlusconi non sono uguali, non hanno le stesse responsabilità circa il decadimento di questo paese. Anzi, forse Bersani è il politico che ha meno responsabilità anche all’interno del suo partito,  forse ha lasciato che le cose andassero in un certo modo per evitare di mettere la sua faccia, di  collaborare allo scempio voluto e ordinato dall’Europa e forse è stato proprio questo che lo ha fatto ammalare. Bersani è un uomo perbene, troppo per questa politica.

Che Guevara diceva che ogni vero uomo deve sentire sulla propria guancia lo schiaffo dato ad un altro uomo. Pertini che il nemico va combattuto quando è in piedi, non quando giace a terra. Gramsci odiava gli indifferenti. 

E forse fra quelli che in queste ore hanno augurato a Bersani di morire, quelli che esultano delle disgrazie altrui come se in questo modo risolvessero le proprie e quelli che non hanno pensato fosse utile mettersi di traverso di fronte all’oltraggio verso una persona indebolita dalla malattia ci sono persone a cui piace citare, fare loro le parole di questi Giganti della Storia. Il consiglio che mi sento di dare a queste persone è di scegliersi altri punti di riferimento, perché questi non fanno pendant con gente così.

Tra il silenzio indifferente, la malvagità e la disumanità ci sarebbe la via di mezzo della decenza.

In questo paese vive gente che io avrei paura di conoscere e frequentare, se sapessi che quando sta davanti a un computer si esprime con la violenza delle cose che ho letto.

Poi quando la politica vuole allungare le mani sulla Rete per zittire i violenti [e con loro anche chi violento non è], quando certi politici si mettono in cattedra e inorridiscono riguardo quello che si scrive nei social network è inutile lamentarsi della censura. 

Perché l’unico modo per evitare di far chiacchierare i politici e i soliti opinionisti alla Michele Serra che per loro magari internet chiudesse subito sarebbe quello di smetterla di usare il web come una latrina a cielo aperto. Nella questione relativa al malore di Bersani e agli insulti che gli sono stati rivolti in Rete lo schifo è da distribuire equamente fra quelli che hanno espresso parole irricevibili sulla persona in difficoltà ma anche quelli che hanno approfittato per strumentalizzare, per far credere che l’oltraggio arrivasse solo da una parte. Io ho letto insulti ovunque, sul Fatto Quotidiano ma anche su l’Unità e su Repubblica, siti non frequentati abitualmente dai 5stelle. E nel conto vanno messi anche quegli idioti che qualcuno sguinzaglia nel web appositamente per creare casini di cui poi si parlerà per settimane. E se non apriamo il cervello rischiamo davvero che qualcuno ci tolga questa libertà di poter condividere le nostre idee. Internet è l’ultimo baluardo e l’unico strumento che permette di veicolare delle idee che quando sono buone, espresse civilmente, possono contribuire in modo utile alle giuste cause; non permettiamo agli imbecilli di prendere il sopravvento.

Giorgio Almirante, il fascista, quello del giornalino della razza, andò a Botteghe Oscure ad inchinarsi davanti alla bara di Enrico Berlinguer. Anche Almirante in quell’occasione dimostrò di saper andare oltre la sua ideologia e riconoscere il valore dell’uomo Berlinguer.
Nilde Jotti e Giancarlo Pajetta andarono a rendere omaggio ad Almirante morto in presenza di gente che faceva il saluto romano. 
Tutti lo fecero in rispetto agli uomini, alle persone. 
Anche se erano avversari politici.
Conoscere la Storia significa prendere esempio e imparare da chi ha fatto la Storia. 

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  1. Condivido pienamente.
    Purtroppo – a differenza di quel che qualcuno ha scritto – i commenti pieni di inutili e/o beceri insulti non sono una prerogativa di un solo luogo della Rete: non si può dire, ad es., che i commenti insultanti si trovano solo sul sito de Il Fatto Quotidiano.
    Quasi ogni post o notizia presenti in forum o siti di informazione hanno in coda commenti di quel tenore, in cui sembra si scateni una gara consistente nel colpire con stupida e inutile ferocia i propri nemici “ideali”, ai quali evidentemente (e con “acuminata stoltezza”) si dà la colpa di tutti i mali del mondo (oggi è Bersani, ieri era Schumacher “colpevole” di essere famoso, l’altro giorno la ragazza che parlava della ricerca in campo medico che fa uso di animali – idea che si può e anzi si deve contestare, ma con argomenti e non con minacce o anatemi insensati -, un altro giorno ancora Boldrini o Kyenge, e poi il profugo, e poi e poi…).
    E’ anche per questo motivo che di solito evito di leggere i commenti che compaiono su quei siti: mi spiace dirlo, ma la percentuale di “commenti sensati” presente in quei posti è veramente bassa; prevale la “caciara linciatoria”, che è veramente deprimente. Il vero insulto del quale si rendono responsabili i “commentatori insultanti” è quello fatto all’intelligenza che “dovrebbe” contraddistinguere l’homo sapiens.
    Pochi però, fra i frequentatori del Web come nella società, sono capaci di attenersi a un sacrosanto principio, che da tempo ho fatto mio, e che riassumo così: Se non hai argomenti, è preferibile che tu taccia. Con il corollario: Evita di pronunciare parole a vanvera su qualsivoglia argomento.
    In definitiva, a mio parere, funzionano meglio i blog, come questo, che avvertono il lettore: argomenti, per cortesia, e non insulti; altrimenti il commento non viene pubblicato, o viene eliminato, senza tanti complimenti.
    E’ vero che, in una società aperta e pluralista, bisogna lasciare spazio a tutte le opinioni, a tutti gli umori, ecc.; ma è altrettanto vero che lo stupido – per il suo stesso bene – non merita trattamenti benevoli o condiscendenti.

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