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Nessuno salva il soldato Nino?

Per esempio Renzi che pensa delle minacce di morte a Nino Di Matteo? Non è abbastanza riformista essere antimafia nei fatti, magari e invece di andare a presentare il libro di vespa con alfano, in perfetto clima di larghe e amorose intese – che somigliano sempre di più ad un’orgia –  e far affossare al parlamento europeo la risoluzione sull’aborto e i diritti delle donne?

Nel paese dei difensori tout court, di quelli che nella politica, nelle istituzioni e nell’opinionismo d’eccellenza alzano le barricate verso tutto e tutti, anche la più ridicola e inutile delle “giuste” cause, non si sente volare una mosca riguardo l’alone di morte che circonda Nino Di Matteo da vivo.

Penso che nemmeno nell’ultimo paese allo sprofondo del mondo può succedere che un criminale assassino possa minacciare un giudice che fa il suo lavoro dal carcere dove si trova detenuto e dove non potrebbe né dovrebbe avere nessun modo di far pervenire le sue richieste a chi collabora con la mafia da fuori, e non succede niente.

Da Renzi, l’uomo del fare, del dire, dell’amare, del baciare, dello sperare e dell’incantare, l’unica cosa questa che gli è riuscita alla perfezione io non ho mai sentito pronunciare la parola mafia.

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Craxi fu un uomo giusto secondo il più ingiusto di tutti e c’è da capirlo, senza il [da lui] corrotto latitante il destino di berlusconi sarebbe stato assai diverso, l’unico che si meritava; il fallimento con galera annessa esattamente come è capitato ad Angelo Rizzoli che, per illustri e illustresse – fra cui le note giureconsulte carfagna e la testé condannata santanchè – esponenti della cosiddetta destra moderata e liberale fu una tortura, un martirio, l’inferno, una persecuzione, iniquo perfino per il moderatino piddino Manconi dentro la commissione per i diritti umani, quella che ha definito il Kazakistan una dittatura “temperata”. 

Come fa notare Marco Travaglio nel fondo di oggi [Gli Inarrestabili], quello che fa uguali la peggior destra di berlusconi e la peggior sinistra trasformata in un ibrido, in un nonsocché disgustoso è, fra le altre e tante cose di cui si parla ogni giorno, la solita mediocrità di casta che esprimono ogni volta, raramente peraltro, che anche a qualche “eccellenza” viene ricordato nei fatti che la legge e la giustizia sono uguali per tutte e tutti. 

Ciò detto penso che ognuno di noi abbia non solo il diritto ma anche il dovere di stare sempre dalla parte opposta di chi pensa in questo modo. Di chi continua ad inquinare l’opinione pubblica col concetto che la legge e la giustizia siano una questione di ceto e di censo; lo stesso che sta permettendo ad un delinquente, a un condannato, a un pregiudicato per un reato grave qual è la frode fiscale di poter latitare da quattro mesi alla luce del sole.

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Minacce a Di Matteo: Napolitano, B., Grillo ovvero ‘Il buono, il brutto e il cattivo’ – Loris Mazzetti, Il Fatto Quotidiano

Napolitano, Berlusconi e Grillo ovvero: “il buono, il brutto e il cattivo” della politica italiana. Che cosa hanno in comune tra loro? Napolitano, il buono, ha in ostaggio da un anno e mezzo il paese. Berlusconi, il brutto (mi piacerebbe sapere il nome dello stilista che gli cura il look: se lo conosci lo eviti), sono vent’anni che condiziona l’Italia. Tutti e due mai una parola sulla mafia(solo nei momenti delle tristi ricorrenze), mai un atto di solidarietà nei confronti del pm di Palermo Nino Di Matteo. Perché? Perché??

Berlusconi è capibile: per lui e Dell’Utri il mafioso Mangano (il reggente del mandamento di Porta Nuova), pace all’anima sua, è un eroe. Brusca recentemente nel bunker di Milano, di fronte ai magistrati siciliani (Di Matteo assente per ragioni di sicurezza e come ha scritto Travaglio è la prima volta che accade un fatto così grave) ha rivelato il luogo in cui, nel 1994 Mangano, dopo aver incontrato Dell’Utri, doveva vedere il Cavaliere, che di lì a poco avrebbe vinto le elezioni, per comunicargli le richieste che Cosa nostra voleva affidare al nuovo governo.

Napolitano che, con tutto il rispetto per l’istituzione che rappresenta, sta perdendo qualche colpo (ma non è una novità, accadeva già ai tempi del suo “sodalizio” con Craxi) non può, come presidente della Repubblica, non esprimersi sui rischi che sta correndo Di Matteo insieme agli altri magistrati siciliani. La richiesta di testimoniare al processo sulla trattativa è un dovere che il primo cittadino d’Italia deve assolvere senza nascondersi dietro la Costituzione. Lui dovrebbe dare l’esempio. E se il presidente si sente offeso per l’indagine del pm, di fronte alle minacce di Riina a Di Matteo tutto dovrebbe passare in secondo piano. Caro presidente, Di Matteo sta facendo solo il suo dovere!

Il “cattivo” Grillo, sempre contro tutto e tutti, invece, è l’unico che si è speso per il magistrato. “Guai a chi ci tocca Di Matteo”, ha detto e scritto sul blog ed è su questo che dovrebbe chiederel’impeachment del presidente della Repubblica e far portare in Parlamento dal M5S la proposta di Lirio Abbate che suggerisce di applicare a Totò Riina, dopo le minacce, il 14 bis, ben più restrittivo del 41 bis, come accadde a suo tempo con Bagarella.

Sulla difesa di Di Matteo mi piacerebbe che anche il neo segretario del Pd Renzi battesse un colpo, per dare un segno di discontinuità con i vari Violante, ma forse la campagna acquisti, all’interno e all’esterno del partito, lo sta molto impegnando. Invece di accanirsi sulla riforma della Giustizia se si pensasse di più a far applicare le leggi che già esistono per impedire che i boss in carcere parlino tra loro e smettano di far arrivare ordini all’esterno, sarebbe un bel passo avanti e un segno di solidarietà a chi quotidianamente sta in trincea e rischia la vita.

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