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Grazia, perché?

Preambolo: non mi unirò alla manifestazione annuale del 25 novembre, giornata internazionale CONTRO la violenza sulle donne, come se fosse normale essere PRO qualsiasi violenza.Come scrivo già da anni questa come tante altre date scelte per celebrare o commemorare qualcosa è una giornata di cui il mondo e i paesi civili non dovrebbero avere bisogno.

Guardo dietro, alle cose che ho scritto per il 25 novembre, per l’otto marzo e mi accorgo che i concetti espressi sebbene con parole diverse sono stati sempre gli stessi: una ripetizione ossessiva delle stesse cose, ad esempio che non si combatte la violenza mostrandola. Queste foto di donne piangenti, coi lividi in volto non servono a ribadire la contrarietà alle violenze ma ad affermarla.

Non si dice no alla guerra mostrando le foto dei danni della guerra. Ognuno penso che abbia ben chiaro in mente il concetto di violenza e di tutte le sue conseguenze.

Un paio di giorni fa sulla pagina facebook di Alessandro Robecchi mi sono beccata una discreta sfilza di insulti, ovviamente da donne, quelle contro le violenze s’intende, per aver scritto quello che penso del cosiddetto “femminicidio”.

Io ho il vizio di ragionare per conto mio, non mi faccio trasportare da movimenti, movimentini blog e blogghettini tutti rosa, un colore che peraltro detesto e nemmeno penso che le donne siano sempre vittime e gli uomini sempre colpevoli.

La mia solidarietà e vicinanza umana vanno comunque a tutte le donne, alle persone costrette a vivere in situazioni distanti da una normale umanità applicata ai gesti e ai comportamenti quotidiani ma, perdonatemi, sono stanca e stufa di inutili slogan e di una propaganda finalizzata ad esasperare e ingigantire di proposito i drammi.

Oggi alla camera della Boldrini è festa. Una parola per Di Matteo, il magistrato minacciato di morte dalla mafia  però non gliel’abbiamo sentita dire. E non l’abbiamo sentita da Grasso, presidente del senato già superprocuratore antimafia e nemmeno da Napolitano che del CSM è il capo supremo. Forse se al posto suo ci fosse stata una donna oggi, ALMENO oggi,  si sarebbe meritata almeno la menzione.

berlusconi è stato l’eccezione, non dovrà mai diventare la regola che si possano stravolgere le leggi costituzionali per dare più diritti a una persona sola rispetto a tutti i cittadini come comanda la Costituzione.
Perché quelle persone che hanno scritto e firmato quelle regole su una Carta che aveva ancora l’odore del sangue della guerra le hanno pensate e rese inalienabili proprio perché non accadesse mai più che uno solo potesse avere più potere di altri. 

Solo degli sciagurati come i politici di questi ultimi vent’anni potevano riuscire nell’impresa di trasformare la Costituzione in carta straccia, e se nessuno li ferma completeranno l’opera di distruzione iniziata vent’anni fa quando ad un abusivo, ad un impostore delinquente già di suo è stato concesso DALLA POLITICA di sedere nel parlamento da presidente del consiglio.

Dice Napolitano che “non ci sono le condizioni per la grazia”. Ma quelle condizioni non c’erano nemmeno prima, non ci sono mai state. La concessione di un provvedimento di clemenza da parte dello stato verso chi ha violato la legge è prevista solo per quei condannati passati poi alla fase successiva di detenuti e che abbiano scontato almeno una parte della pena. Questo con berlusconi non si è verificato: sono 116 giorni che il pregiudicato condannato, il frodatore traditore è libero di poter agitare le masse, minacciare lo stato, promettere sfracelli perché la sentenza che lo ha condannato non è mai stata applicata. E mi piacerebbe che la cosiddetta informazione mettesse questo in evidenza, non la reazione di Napolitano che solo ieri si è ricordato di avvisare berlusconi di non uscire dalla legalità. berlusconi è sempre stato ed ha sempre agito fuori dalla legalità, ma di che parla Napolitano? l’azione eversiva di berlusconi è stata legittimata anche da lui che spesso e volentieri gli ha offerto il sostegno dello stato sottraendolo a quella Magistratura svilita, offesa e oltraggiata solo perché stava facendo il suo dovere, a differenza di berlusconi.  La grazia dovremmo chiederla noi cittadini costretti ad assistere impotenti a queste oscenità a getto continuo, altroché un delinquente condannato dopo un processo durato dieci anni che pretende di essere più uguale degli altri. Se dieci milioni di italiani sono con lui significa che tutti gli altri non sono con lui. E sono, siamo, di più.

Oggi sono tutti antiberlusconiani, anche quelli che in tutti questi anni hanno creduto di trovarsi di fronte all’uomo dello stato anziché all’irriducibile delinquente qual è sempre stato uno che è arrivato a confessare che se non fosse entrato in politica lo avrebbero arrestato, questo, vent’anni fa. 

Oggi è antiberlusconiano anche Napolitano che solo una manciata di mesi fa si mise di traverso fra berlusconi e la magistratura, non per difendere i giudici ma per intimargli di consentire al pregiudicato di poter partecipare alla delicata fase politica nella quale era compresa la sua rielezione a presidente della repubblica: un fatto mai accaduto nella storia della repubblica. 

Si scopre antiberlusconiana anche Anna Finocchiaro che è la stessa che espresse sentimenti di affetto a schifani quando fu eletto presidente del senato arrivando perfino a baciarlo sulla guancia. E si scopre antiberlusconiano anche Marco Meloni, ritenuto vicinissimo a Enrico Letta [il braccia-letta], il quale Letta, nipote dello zio, due estati fa ebbe a dire che piuttosto che ritrovarsi i 5stelle in parlamento erano meglio berlusconi e la sua teppa, forse perché a loro avevano già preso le misure: l’incerto al posto del certo si sa, può produrre sorprese inaspettate. 

 Le larghe intese nascono molto prima di aprile di quest’anno. La politica italiana è naturalmente larghintesista da sempre. Non si mordono le varie maggioranze e opposizioni, perché ognuno sa che può trovare beneficio nell’errore dell’altro che fa sembrare meno grave il proprio.

E da qui al 27, ovvero alla data fatidica che vedrà l’uscita dalla scena politica, almeno da quella istituzionale, di berlusconi chissà quanti altri si scopriranno antiberlusconiani. 

Mentre i Magistrati che in tutti questi anni hanno lavorato affinché non si snaturasse il senso di quella Costituzione che dice che i cittadini sono tutti uguali e che la legge è uguale per tutti no, non sono mai stati antiberlusconiani: hanno semplicemente svolto con rigore e serietà il loro mestiere, nonostante avessero contro anche molti di questi antiberlusconiani dell’ultim’ora, quelli che per vent’anni hanno fatto finta di fare opposizione, quelli che non trovavano scandalosamente eversive le leggi ad personam firmate da chi solo oggi si ricorda che ai delinquenti si può eccome chiudere la porta in faccia, che hanno consentito a berlusconi di poter proseguire il suo cammino in quella politica da lui usata e abusata pro domo i suoi luridi affari. 

Quelli che “non si demonizza l’avversario” anche se è silvio berlusconi, l’eversore antistato. 

Quelli che come Renzi, dopo la prescrizione al processo Mills da lui definita “proscioglimento”, si augurava che la stagione della contrapposizione di matrice antiberlusconiana si fosse conclusa. 

Invece a concluderla, almeno in parte,  non è stata quella politica che ha fabbricato il mostro, è stata la Magistratura a cui la politica ha delegato il lavoro sporco non essendo in grado di farlo probabilmente perché non lo ha potuto fare. 

E mi piacerebbe che di questo ci ricordassimo tutti quando si ritornerà, speriamo, alla normalità stravolta dalle larghe intese napolitane e i partiti torneranno a bussare alle nostre porte chiedendoci i voti e la nostra fiducia.

Grazia, dal Colle l’ultimo no a Berlusconi
“I suoi giudizi sono di estrema gravità”

Grazia, Graziella e grazie al cazzo – Massimo Rocca, Il Contropelo di Radio Capital

Al capo dello stato va riconosciuta la coerenza. Se il malfattore si fosse fatto da parte, lasciando la vita politica, come nella richiamata nota del 13 agosto, la grazia sarebbe arrivata. Adesso è chiaro e confessato. “Non si sono create via via le condizioni, e nulla è risultato più lontano del discorso tenuto sabato dal senatore Berlusconi dalle indicazioni e dagli intenti che in quella dichiarazione erano stati formulati”. Dunque il cavaliere disarcionato rimproveri solo sè stesso. Il Colle la strada per evitare l’umiliazione di pulire i cessi da un qualche reverendo gliela aveva davvero aperta. Alla faccia dell’eguaglianza di tutti di fronte alla legge, Napolitano era pronto a recitare la parte di Gerald Ford con Richard Nixon, a fare quel gesto di pacificazione nazionale che avrebbe garantito la continuazione del berlusconismo senza il suo fondatore. Il solito calcolo di sinistra nei confronti del Caimano. Se mollo un po’, sul conflitto di interessi, sulle leggi vergogna, sulla bicamerale, sulle riforme lo riconduco alla ragione, quella mentale e quella di stato. Vent’anni dopo la lezione di Scalfaro, l’uomo che aveva annullato il berlusconismo in meno di un anno a colpi di par condicio e schiena dritta!

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