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Una catena degli affetti che né io né voi possiamo spezzare

 

“Il 2 ottobre B. è incazzatissimo: decadenza e arresto s’avvicinano e il Quirinale che –dice lui– gli ha promesso di salvarlo, tace. Quindi sfiducerà il governo. Napolitano da Poggioreale lancia un appello per amnistia e indulto e annuncia un messaggio alle Camere. I 5Stelle dicono che amnistia e indulto servono a salvare il Caimano. Apriti cielo, lesa maestà. Napolitano li invade dalla Polonia: “Se ne fregano del Paese”. Anche Renzi è contrario: cazziatone telefonico anche a lui. Come si permette il futuro segretario Pd di non prendere ordini dal Quirinale? E’ tutta una catena di affetti che né io né lei possiamo spezzare.”

“Poi Letta dice: “Cancellieri c’est moi”, come Madame Bovary. Se il Pd sfiducia la Cancellieri sfiducia Letta. E se sfiducia lui sfiducia Napolitano che ha nominato Letta e Cancellieri. E che dice: “L’Etat c’est moi”, come Re Sole.”Ricapitolando. I Ligresti amano Anna Maria. Anna Maria adora Giorgio che l’ha fatta due volte ministra. Giorgio è affezionato ad Anna Maria, al governo e anche al Pd. Il Pd adora il compagno Enrico. Enrico è attaccatissimo allo zio Gianni che sta con Silvio. Che è legatissimo a Ligresti, dunque ad Anna Maria.
Insomma chi s’è preso Giorgio si prende per forza tutto il blocco. E’ tutta una catena di affetti che né io né voi possiamo spezzare. A meno che qualcuno prima o poi la tiri, la catena.”

[Marco Travaglio]

***

Le rivelazioni di Ligresti sulla Cancellieri sono surreali per la Cancellieri, le motivazioni della sentenza di condanna di primo grado del processo Ruby per concussione e sfruttamento della prostituzione minorile a carico del puttaniere frodatore e sfruttatore latitante sono surreali per il solito Ghedini che almeno è pagato per dire stronzate, la Cancellieri si presume di no.
Quello che svela e potrebbe contribuire a rendere questo un paese solo un po’ normale è surreale, quello che si fa per occultare, per lasciare dov’è tutto lo sporco impossibile non lo è mai: Italia, il paese della sur – realtà.

Mauro Biani

Il partito di Cuperlo è al governo, perché Cuperlo non dice a Letta quello che ha detto ieri sera da Santoro? Sono tutti molto bravi a dire quello che si dovrebbe fare davanti a microfoni e telecamere, difficile, anzi impossibile è metterle in pratica nei e coi fatti. Cuperlo è stato meraviglioso ieri sera a Servizio Pubblico: ha ammesso e criticato gli errori del suo partito, tralasciandone alcuni forse per decenza, come se li avesse fatti qualcun altro. Purtroppo hanno tutti molto da fare, una volta devono salvare alfano, un’altra, anzi due la Cancellieri, tante e svariate postdatare sine die la decadenza del delinquente condannato latitante da 111 giorni e dunque ancora in grado di nuocere alla collettività, mentre si riposano devono comprare gli aereoplanini da guerra, pensare a leggi e leggine indispensabili al mantenimento in buona salute della casta tipo  questa. C’è da capirli, non hanno proprio il tempo per occuparsi di certe bazzecole tipo mettere in sicurezza il territorio, magari evitando di contribuire alla sua distruzione con inutili e dannose “grandi opere” come il TAV ed evitare di far scappare le imprese dall’Italia.

 Renzi, intervistato da radio Capital il giorno prima dello squallido spettacolo di un parlamento che ha ribadito la sua fiducia alla Cancellieri ha detto che per lui la ministra si doveva dimettere ma, sempre per lui, Napolitano interpreta ottimamente la sua funzione di capodistatogarantepadredellapatria. Napolitano, recepito il cordiale messaggio ha immediatamente ricordato a Renzi chi comanda e la camera ha rinnovato la sua fiducia in modalità operazione bis manco fosse il Conad, stavolta senza troppa stima né standing ovation, alla ministra chiacchierona. 

Cuperlo ieri sera a Servizio Pubblico subito dopo Travaglio che ha elencato con la sua solita precisione scientifica – non per sua opinione ma secondo quella Costituzione che Napolitano dovrebbe garantire e Cuperlo e Renzi almeno conoscere – dove Napolitano sbaglia, interferisce, interviene a gamba tesa, ha detto che il presidente ha fatto tutto il possibile per mantenere la barra di questo paese dritta, che meglio di così non poteva fare e che come lui, il Napo Capo, non c’è nessuno.

A sentir parlare questi signori si ha la sensazione che, o loro hanno vissuto in tutti questi anni altrove da qui oppure, cosa più probabile, che gli altrove da loro siamo noi. In tutti questi mesi ci hanno terrorizzato con la litania ripetuta un po’ da tutti in modo ossessivo che se cade il governo sarà miseria, terrore e morte [dove l’abbiamo già sentita questa?] sulla base delle loro ipotesi, ci hanno detto che dobbiamo essere fiduciosi, ogni giorno qualcuno di loro si alza e decide che c’è la ripresa, che la luce in fondo al tunnel si avvicina, nel frattempo però la realtà dice tutt’altro.

E anche questi signori che dovrebbero occuparsi di accelerare la ripresa che non c’è hanno fatto tutt’altro in questi mesi, disonorando quelle promesse di riavvicinamento che avevano fatto in tanti, ignorando quella richiesta espressa in cabina elettorale lo scorso febbraio che era stata abbastanza chiara. E allora io mi chiedo: nel paese normale [che non c’è] come devono fare i cittadini a dire alla politica che non si fidano più della politica?

Napo Orso Capo
Marco Travaglio, 22 novembre

Ogni tanto qualche lettore ci scrive: “Quando la smetterete di criticare Napolitano?”. Risposta ovvia: quando la smetterà di meritarselo. Purtroppo non si riesce più a stargli dietro: ne combina una al giorno. Non bastandogli il superlavoro con straordinari forfettizzati di capo dello Stato, del Csm, del governo, del Parlamento, del Pd, del Nuovo Centrodestra e a tempo perso di molte altre cose, Napo Orso Capo ha deciso di subentrare anche al presidente della Corte d’assise di Palermo, Alfredo Montalto, nel processo sulla trattativa Stato- mafia. I giudici togati e popolari, com’è noto, avevano accolto la richiesta della Procura di ascoltarlo come testimone a domicilio, nel suo ufficio al Quirinale, come prevede il Codice. E lui, dopo vari tentennamenti e avvertimenti ai giudici tramite l’Avvocatura dello Stato e i soliti corazzieri sparsi nei palazzi e nei giornali, si era rassegnato a compiere il suo dovere. Cioè ad abbassarsi, bontà sua, almeno per qualche ora, al rango di un cittadino come gli altri. 

Ma l’illusione è durata poco. Ieri il presidente Montalto ha annunciato il deposito di una lettera del presidente Napolitano, spedita dal Quirinale il 31 ottobre, poi persa per strada dalle efficientissime Poste Italiane e giunta a destinazione il 7 novembre. Una lettera già di per sé piuttosto bizzarra: non s’è mai visto un testimone che scrive al giudice per comunicargli che ha poco da testimoniare. Da un apposito comunicato del Colle, infatti, si era appreso che il capo dello Stato era “ben lieto di dare, ove ne fosse in grado, un utile contributo all’accertamento della verità processuale”, ma precisava “alla Corte i limiti delle sue reali conoscenze in relazione al capitolo di prova”. 

Cioè a un’altra lettera: quella che gli scrisse il 18 giugno 2012 il suo consigliere giuridico Loris D’Ambrosio, poco prima di morire, per ricordargli di avergli confidato (“lei sa”) i suoi “timori” di essere stato usato come “ingenuo e utile scriba di cose utili a fungere da scudo per indicibili accordi” fra Stato e mafia nel 1992-’93, quando prestava servizio all’Alto commissariato antimafia e poi al ministero della Giustizia. 

Ora però, dal presidente Montalto, si apprende che il presidente Napolitano non s’è ancora rassegnato all’idea di compiere il suo dovere di teste. È, sì, “disponibile” a farlo. Ma “chiede che si valuti ulteriormente, anche in applicazione della previsione di cui all’art. 495 comma 4 del Codice di procedura penale, l’utilità del reale contributo che tale testimonianza potrebbe dare, tenuto conto delle limitate conoscenze sui fatti di cui al capitolato di prova, che nella medesima lettera vengono dettagliatamente riferite”. Il 495 comma 4 dice che “il giudice, sentite le parti, può revocare con ordinanza l’ammissione di prove che risultano superflue”.

Cioè Napolitano ritiene, motu proprio, che la sua testimonianza è superflua perché non sa nulla (D’Ambrosio diceva le bugie?). E chiede alla Corte di rimangiarsi l’ordinanza in cui lo citava come teste e di allontanare da lui l’amaro calice. 

Una cosa mai vista in un processo, tant’è che il giudice ha depositato la lettera alle parti, cioè ai pm e agli avvocati dei 10 imputati e delle parti civili, “perché possano pronunciarsi sulla sua acquisizione ed utilizzabilità”. E così una decisione assunta dalla Corte dopo settimane di polemiche torna in dubbio perché il capo dello Stato, che dovrebbe dare il buon esempio a tutti i cittadini, anche a quelli che testimoniano nei processi di mafia rischiando la pelle, fa i capricci e non ne vuol sapere.

Tra l’altro, siccome durante il mandato non può essere processato nemmeno per i reati commessi al di fuori dalle sue funzioni, se rifiutasse di ricevere i giudici al Quirinale, questi non potrebbero mandarlo a prendere dai carabinieri per l’accompagnamento coatto, come fanno con gli altri testimoni reticenti. 

A questo punto il diavoletto che è in noi ripete ossessivamente un ritornello: “Ecco perché s’è fatto rieleggere”. Ed è sempre più arduo scacciarlo e metterlo a tacere.

 

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