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Il presidente cattivo

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Dopo quello colluso e connivente con la mafia, corruttore, immorale, disonesto, frodatore, concussore e puttaniere effettivamente ci mancava quello cattivo, meno male che ci ha pensato Confalonieri a dircelo, a farci sapere che berlusconi avrebbe dovuto essere più cattivo, e magari pensare di più ai suoi interessi. Sarebbe carino sapere cosa si sono detti con Napolitano nel recente incontro al Quirinale. Quali sono stati gli argomenti della loro conversazione.

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Mediaset, giudici più veloci della politica
Due anni di interdizione per Berlusconi
 

Confalonieri: “B. doveva essere più cattivo”

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Che intende Confalonieri, un habitué dei palazzi istituzionali al pari di Letta zio, l’altro mentore del delinquente condannato, Quirinale compreso, e non si capisce in che veste lo possa fare e perché Napolitano lo debba ricevere, quando dice che berlusconi “in politica” doveva essere più cattivo? il presidente di mediaset va ad insegnare ai giovani imprenditori – che lo stanno pure a sentire invece di sommergerlo con una selva di pernacchie – come agire in regime di conflitto di interessi. Come se anche i giovani imprenditori non sapessero che berlusconi non aveva proprio nessuna facoltà né il diritto di fare politica, né da buono né da cattivo. E figuriamoci da delinquente, da corruttore, da concussore amico dei mafiosi. E non si capisce inoltre cosa c’è da aggiungere alla cattiveria di uno che ha fatto strame di un paese intero per i suoi luridi interessi. Ma a Confalonieri, uno dei numerosi  cattivi maestri di una classe dirigente da buttare  che può andare a raccontare un mucchio di balle in giro facendo finta di dimenticare che berlusconi nella politica è un’anomalia voluta dalla politica e  che l’alternativa per lui sarebbe stata San Vittore – considerato e ascoltato anche dalle nostre belle e rispettabili istituzioni, questo non basta: voleva un presidente del consiglio a mano armata.

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Chi di gossip ferisce
Marco Travaglio, 20 ottobre

Allora siamo d’accordo: aboliamo il gossip. Almeno quello sulla vita privata. Almeno per chi non lo gradisce e non firma la liberatoria. Se la puntata di Servizio Pubblico con Michelle Bonev servisse almeno a questo, sarebbe un trionfo. Prima però bisognerebbe sapere se B. è d’accordo, visto che il principale editore di gossip è lui; e i suoi giornali usano la vita privata altrui per bastonare o ricattare i nemici (le presunte amiche di Di Pietro, il fidanzato della Boccassini, Sircana accanto al trans, Marrazzo al festino con trans e coca, la Tulliani che guarda storto Fini…) e santificare gli amici (il finto fidanzato di Noemi inventato da Chi, i servizi posati di Silvio, Francesca e Dudù), o semplicemente per far soldi (Panorama. it : “Raoul Bova: divorzio ma non sono gay”; Chi: “Chiara Giordano: Raoul, adesso parlo io”). E poi a imporre come fatto politico, dunque pubblico, la vita privata di B. fu B. nel 2001, quando diffuse in milioni di copie l’opuscolo elettorale “Una storia italiana” col ritratto edificante della Sacra Famiglia. A mandarlo in frantumi provvidero nel 2010 i casi D’Addario-Tarantini e Noemi, poi Veronica che chiese il divorzio e parlò di un uomo malato che va a minorenni. Scandali che gli costarono milioni di voti. Nel videomessaggio del 16 gennaio 2011, alle prime notizie sull’inchiesta Ruby-bungabunga, B. sparò: “Da quando mi sono separato ho uno stabile rapporto di affetto con una persona che era spesso con me in quelle serate e non avrebbe consentito quegli assurdi fatti che certi giornali ipotizzano”. L’annuncio scatenò una guerra all’ultimo gossip fra le pretendenti al lettone, finché la Pascale si aggiudicò ufficialmente l’ambìto riconoscimento. Da allora è tutto un fiorire di servizi fotografici e giornalistici autorizzati sulla Sacra Famiglia ricomposta e prossima all’altare. Se B. avesse rivendicato il suo libertinaggio – “nei miei letti faccio quel che voglio” – nessuna notizia sul tema avrebbe avuto rilevanza pubblica (salvo, si capisce, reati come i rapporti prezzolati con minorenni, i ricatti delle signorine, i pagamenti delle medesime con soldi Rai o Finmeccanica cioè nostri, o corruzioni di testimoni). Invece usò il gossip “B. è fidanzato, ha messo la testa a posto e non fa più quelle cose” come instrumentum regni per attirare voti o evitare di perderne. Per questo, pur con tutto il disgusto del caso, i giornalisti devono verificare se l’edificante presepe è vero o falso. E dare voce a testimoni fin troppo informati sui fatti, come la Bonev, che lo smontano. Ma davvero qualcuno può pensare che Santoro e la sua redazione muoiano dalla voglia di sapere se alla Pascale piacciono più gli uomini o le donne? Nessuno sa se quel che afferma la Bonev è vero o no (se davvero la Pascale la denuncerà, le duellanti porteranno le rispettive “prove” e un giudice deciderà). Però, trattandosi di un’assidua frequentatrice del cerchio magico (fino a pochissimo tempo fa), va purtroppo ascoltata. Anche perché sulla parte più interessante e scandalosa del suo racconto – il finto premio al Festival di Venezia allestito dal ministero della cosiddetta Cultura e il milione buttato dalla Rai per acquistare un suo film quando lei era tutt’uno con B. e B. era tutt’uno con la Rai – non c’è bisogno di prove: raccontò tutto il Fatto tre anni fa. E chi lo scopre oggi per sputtanarla dovrebbe spiegarci perché non lo scrisse allora, quando le doti artistiche della signora venivano decantate dalla stampa e dalle tv berlusconiane. Ma è sempre la stessa solfa, come già per la D’Addario e De Gregorio: i (e le) compari di B. sono tutti santi finché non entrano nello studio di Santoro, poi diventano diavoli. E tutti a scandalizzarsi: ma perché Santoro invita gente così? La risposta è scontata: perché B. frequenta gente così. E B. non è un passante né un trapassato, ma il primo grande rielettore di Napolitano, il partner decisivo del Pd nelle larghe intese e il padrone del governo Letta (vedi Imu). O anche questo è gossip?

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  1. Mi fa cadere le braccia questa vicenda. Io non seguo servizio pubblico ma da quello che ho capito mi viene solo da pensare alle figure che facciamo nel mondo per merito di berlusconi e dei presunti giornalisti che campano di gossip

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