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La vergogna siete voi

Inserito il
L’Italia è quel paese che se ci nasci non hai diritto di cittadinanza, ma se ci muori proclamano lutto nazionale. [mimoparlante – spinoza.it]

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“Si chiama soccorso. In mare è obbligo. Voi lo chiamate favoreggiamento, e bloccate i pescherecci, imbastite processi. Poi dichiarate lutto nazionale. Questa si chiama, invece, strage di stato”. [Maso Notarianni]

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Quelli che oggi ‘aiutiamoli a casa loro’ sono gli stessi che ieri, al governo, hanno tagliato i fondi alla cooperazione internazionale. Amen [Alessandro Gilioli]

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Articolo 2 della Costituzione Italiana: La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
[Dell’uomo, non dell’italiano]
Articolo 10 della Costituzione Italiana: Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.

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Minuti di silenzio, giornate di lutto “nazionale” [ad avercela, una nazione] sono solo l’estensione di un’ipocrisia insopportabile.
Quella che fa vedere le cose solo dopo i morti, le stragi, che fa girare i nostri occhi verso quegli altrove che solitamente non ci riguardano, non fanno parte del nostro mondo.
Ognuno elabora il lutto come sa, come può, come suggeriscono coscienza e stati d’animo.
Ma guai se calasse il silenzio su una strage come quella di ieri.
Perché è proprio quello che vuole chi poi impone quei minuti di silenzio e quel lutto nazionale. Nella mia repubblica la solidarietà, che poi solidarietà non è ma sarebbe semplicemente l’applicazione del rispetto di quella vita che torna comodo invocare solo quando c’è da lucrarci sopra, si farebbe nel parlamento, creando leggi buone, giuste ed eliminando quelle ingiuste e cattive.
Nella mia repubblica una sottospecie di ministro dell’interno come quello che ci è toccato in sorte, uno che ha contribuito a fare le leggi ingiuste e cattive non dovrebbe andare in un posto dove si vedono le conseguenze di quelle leggi volute anche da lui. Dovrebbe vergognarsi e restare in disparte, a riflettere.
Io sono un po’ stufa di questa ipocrisia, di quelli che invitano al silenzio in momenti in cui ci sarebbe bisogno di fare tutt’altro ma non il silenzio.
Il silenzio non ha mai risolto un solo problema.

Napolitano che oggi s’indigna  per la strage di ieri come se la questione non lo riguardasse è l’autore, insieme a Livia Turco di quella legge: la Turco Napolitano, appunto, che ha istituito i CIE [già CPT], ovvero le prigioni per gl’innocenti che arrivano qui perché fuggono dagli orrori delle guerre e da una povertà di cui sono le vittime. 

Ipocrisia che si taglia col coltello, passerella di alfano a Lampedusa, del vicepresidente del consiglio e ministro dell’interno di questo paese sciagurato che si augura che il servizio venga mandato in onda dal “mitico Mentana”, lui che con l’indegno governo di berlusconi sottoscrisse e firmò l’obbrobrio, il mostro giuridico denominato legge bossi fini, quella che trasforma una persona in clandestino e dunque in un fuorilegge, un delinquente senza che lo sia, ed è questa legge la prima causa delle stragi che avvengono ormai a cadenza fissa perché ha trasformato l’immigrazione in un reato. 

Affidare il destino di quegli stranieri, dei “diversi”, degli altri che fuggono da scenari impossibili perfino da immaginare per noi “che viviamo sicuri nelle nostre tiepide case” e che nel tempo li abbiamo trasformati nella peggiore delle nostre paure, in quelli che vengono qui a rubarci case, lavoro, sicurezze e chissà che altro ancora a un leghista e un fascista è stato un crimine che ha generato, com’era prevedibile solo altri crimini.

E, fra le altre cose, molti omettono di dire che quell’occidente che ha così paura dell’invasione del ‘diverso’ è lo stesso che ha saccheggiato il patrimonio di quelli che oggi vengono qui non a pretendere il nostro ma a riprendersi una parte, almeno, di ciò che è loro.

“Clandestino” è un termine che dovrebbe essere inserito nella categoria del turpiloquio, quello più becero e triviale.

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LAMPEDUSA ITALIA
Furio Colombo, 4 ottobre

“Non so dove mettere i morti. Non so dove mettere i vivi”, grida alla fine della mattina il sindaco di Lampedusa. Lo grida al governo, intento a celebrare una sua festa di sopravvivenza, lo grida agli altri cittadini italiani che sono stati forzati a vivere in un mondo imbottito di politica indecifrabile, che non li riguarda, che ottunde ogni voce e ogni suono vero. La politica impedisce di sentire l’urlo della gente che muore in mare proprio qui, davanti all’Italia. Inutilmente il Papa ci aveva avvertito, andando a Lampedusa a buttare fiori ai morti, uomini giovani e disperati, donne, bambini che avevano già popolato il fondo del mare. Inutilmente aveva detto: “Non fatelo mai più”. E ha detto ieri “Vergogna!”. Le sue parole, bene accette come uno spot simpatico o come un ornamento tra gli eventi quotidiani, non sono mai arrivate né a Roma, dove si fa la politica e si discute tutto il tempo di Berlusconi e della sua prigione, né in Europa, dove si decide ogni giorno e ogni ora l’acqua alla gola del debito, ma non l’acqua che affoga (questa volta a centinaia) migranti abbandonati in mare. L’Italia è una terra popolata da gente sola e disinformata, circondata da un mare di gente morta. C’è in comune solo il terrore che nessuno arrivi in tempo a salvarti. Infatti le teste che decidono sono rivolte altrove. Sono riuscite a non notare, mentre avveniva, un disastro che stava provocando centinaia di morti. Sono riusciti a restare fermi mentre avveniva una strage di esseri umani nel mare italiano. Non parlo dei soccorritori, che hanno fatto ciò che era possibile oltre ogni limite. Parlo della mente di un paese malato, avvolto in una patologia di separazione dai fatti. C’è un’isola, Lampedusa, senza mezzi, senza forze, circondata di cadaveri che galleggiano sull’acqua e si accumulano sul molo. E un’isola, Roma, dove tutte le risorse gravitano intorno all’agibilità politica di un pregiudicato di riguardo. Ci sono leggi odiose (la Bossi-Fini) che non sono mai state cancellate. E c’è chi provvede, adesso, in Parlamento, a felicitarsi per tanti annegati, e a cogliere l’occasione per insultare il ministro dell’Integrazione perché nera, e la presidente della Camera perché indignata. È un brutto giorno per il Paese. E minaccia di protrarsi.

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  1. tutto ciò procura un freddo gelido.

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