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Dove c’è Barilla, c’è il caos

La famiglia tradizionale non esiste più da tempo, è bene che tutti se ne facciano una ragione, questo paese è pieno di  famiglie allargate, ristrette, conviventi senza essere sposati, genitori separati che si ritrovano a fare famiglia nelle occasioni particolari, di festa.  E anche di coppie omosessuali non riconosciute come tali da questa politica talebana indegna di una democrazia occidentale.  Basta con questa filastrocca della famiglia felice papà mamma, sposati in chiesa ci mancherebbe, figlio maschio e figlia femmina battezzati in chiesa ci mancherebbe.

Singolare poi che chi non trova niente di male in un vecchio erotomane che paga minorenni per ricordarsi vagamente di quello che madre natura gli ha fornito per essere definito ‘uomo’, abbia invece tante riserve sull’omosessualità.

A parte la dichiarazione dell’industriale sbagliata proprio strategicamente in quanto produttore di merci che dovrebbero essere fabbricate per essere vendute a tutti, dunque anche agli omosessuali, a me questa cosa che i gay possono esistere “solo se non danno fastidio” come detto dall’intelligentone a La Zanzara [Cruciani e Parenzo non tradiscono mai: quando ti aspetti l’intervista al personaggio, o personaccia razzist* e omofob*, quella arriva puntuale], non mi disturba: mi fa proprio incazzare. 
Perché è un pensiero piuttosto, anzi molto condiviso.
In che senso non devono dare fastidio? cosa fanno i gay meno o di più di quanto possa fare chiunque altro per “disturbare”? E quale sarebbe l’affermazione della centralità della donna in famiglia, quella della donna sorridente che porta i piatti a tavola contro cui si è scagliata la presidente della camera qualche giorno fa? Quale sarebbe l’immagine deleteria nel vedere due donne o due uomini che fanno colazione coi biscotti o si cucinano un piatto di pasta?  Le “convinzioni personali” quando sono espresse nel salotto di casa, in pizzeria con gli amici a parte qualche discussione animata altre conseguenze non ne provocano. Ma  ad esprimerle durante un’intervista  è un’altra cosa. Immaginiamo per un attimo le mamme che comprano biscotti e merendine del mulino bianco che sentono dire dal padrone delle merendine che a lui i gay non piacciono, che possono stare senza disturbare, che per lui la famiglia è quella ‘tradizionale’ [quale, quella dove ci si cornifica allegramente a vicenda e poi si va a messa la domenica? quella]. Quelle mamme che magari ci credono che gli omosessuali siano uno scherzo della natura, dei “malati da compatire” [cit. Paolo Villaggio sempre alla Zanzara], in che modo si porranno davanti all’omosessualità? le ribalte pubbliche purtroppo fanno tendenza, cultura, ma molto più spesso subcultura, e di questi tempi non mi sembra il caso di infierire verso la comunità omosessuale.

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Napolitano: “Su di me pressioni inutili”
Letta: “Pdl ha umiliato l’Italia negli Usa”

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Non solo il pdl ha umiliato l’Italia, e non solo in America visto che è una ventina d’anni ormai che ciclicamente l’Italia diventa zimbello di tutto il mondo civile: le rassegne stampa internazionali degli ultimi quindici, sedici anni sono lì a raccontarci di quanto e come questo paese non venga più considerato “bel” da un sacco di tempo. E oltre a non essere più bello è diventato anche cattivo fra l’altro. Altroché il prestigio internazionale di cui ha sempre vaneggiato berlusconi che l’Italia avrebbe ottenuto grazie a lui: questo paese oggi  fa eticamente schifo proprio per colpa sua.
Sbaglia, Letta a dire che la colpa è del pdl dell’umiliazione subita davanti all’Onu. 
La colpa è di tutti, ma soprattutto di chi pur avendo tutti gli ingredienti a disposizione non ha previsto quale sarebbe stato l’epilogo di questa sceneggiata chiamata governo di larghe intese, di necessità e di responsabilità. Parole enormi se associate alla figura di berlusconi e del pdl.

Ed è proprio l’epilogo a dirci quanto sia sbagliata la teoria di “abbassare i toni” tanto cara a Napolitano: no presidente, i toni vanno alzati invece, quando qualcuno è in pericolo la prima cosa che fa è gridare, è una reazione proprio naturale, si fa soprattutto per richiamare l’attenzione, per far capire che da soli non ci si può salvare.

E Napolitano questo avrebbe dovuto fare, altroché concedere al delinquente la possibilità di partecipare alla vita politica. Che pensava Napolitano, che alla fine avrebbe ricevuto la riconoscenza di quelli abituati a relazionarsi con la minaccia, il ricatto, di quelli abituati ad avere a che fare con un fuorilegge? 
Se qualcuno mi puntasse una pistola addosso io cercherei di scappare prima che prenda meglio la mira: cercherei a tutti i costi di salvarmi, specialmente se so di avere non solo la responsabilità della mia vita ma anche di altre che verrebbero danneggiate dalla mia morte. 
O forse Napolitano pensava che quelli avrebbero usato armi spuntate, caricate a salve?

All’insulto, all’oltraggio, alla minaccia e al ricatto si risponde alzando la voce, non si concede altro tempo a chi per salvare se stesso mette a rischio un paese non solo per quanto riguarda la stabilità politica.

Cosa temeva Napolitano che per tutto questo tempo ha fatto finta che fosse tutto normale, i carri armati in piazza di berlusconi? il colpo di stato vero? perché ha lasciato parlare per tutto questo tempo gente che in un paese appena un po’ normale non troverebbe residenza in nessun contesto sociale civile e figuriamoci nel parlamento?

Se Napolitano avesse fatto due mesi fa quello che ha fatto ieri, battere il famoso pugno sul tavolo avrebbe ottenuto solo vantaggi: prima di tutto quello di non perdere del tutto la stima di tanti italiani a cui non piace un capo di stato che va ad applaudire e ad abbracciare la figlia di un delinquente latitante che insulta i giudici; non piace un capo di stato che non sostiene dei giudici prendendo una posizione netta che fa capire bene da che parte sta lo stato fra loro e chi per sua natura viola la legge, ovvero si pone fuori dallo stato, in virtù di una pax politica che non potrà mai esserci finché berlusconi sarà il protagonista in negativo di questa tristissima e squallida vita politica italiana.

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