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Cambiare si può, ma solo se dopo è meglio, giù le mani dalla Costituzione, cialtroni

Letta: “cambiare la Carta serve, chi critica non vuole cambiare l’Italia”.

Non è esatto: chi critica non vuole farla cambiare a gente che non è degna nemmeno di spolverare la scrivania dove quella Costituzione è stata firmata da persone talmente nobili che si fa fatica persino a pronunciarne e scriverne i nomi senza provare l’imbarazzo del senso di inferiorità.

Cambiare non solo si può ma si deve, per andare avanti, crescere e perfezionarsi, ma per fare questo ci vogliono i requisiti.

E al momento in parlamento non c’è nessuno che risponda a quelli necessari per modificare l’unico e ultimo pilastro su cui questo paese può ancora fare affidamento. Non ci fidiamo di gente che per favorire un pregiudicato delinquente è disposta ad abbattere quei principi morali, etici, di giustizia e uguaglianza scritti sulla Carta più bella del mondo ma solo a parole, visto che nei fatti non viene rispettata proprio da chi dovrebbe difenderla come uno scudo umano ma al contrario permette che  venga insultata e oltraggiata tutti i giorni.

Per toccare la Costituzione ci vogliono le mani pulite, dunque non quelle di chi, mentre pensa alle modifiche costituzionali, sta proteggendo e tutelando un delinquente che su quella Carta ci ha sputato sopra in varie e molteplici occasioni, uno che la disciplina e l’onore indispensabili per servire lo stato non sa nemmeno dove stiano di casa. Uno che per proteggere se stesso e i suoi figli si teneva un boss mafioso, un assassino dentro casa, lo pagava per questo e adesso vuole essere aiutato da quello stato su cui ha vomitato i suoi reati, le sue bassezze come fosse il postribolo dove giocava a fare il satrapo avvizzito dalla sua impotenza con ragazzine che potevano essere sue nipoti.

Ergo; andate a giocà da un’altra parte, ché qua la sabbia è finita.
E pure la pazienza.

***

La bella e brutta Costituzione, di Rita Pani

«Bellissima la prima parte della Costituzione, la seconda no. Non dobbiamo temere di cambiare, in Italia c’è troppo conservatorismo» [Il giovane Letta]

Vedi giovane Letta, un pernacchione ci sarebbe stato bene. Uno di quelli da antologia, sul modello di Totò e Peppino.

Mi viene male scrivere ancora di Costituzione, perché l’ultima volta che ho tentato di difenderla pubblicamente ne ho ricavato una denuncia penale, però è più forte di me, ed ogni volta sento urgente il bisogno di perseverare.

Avresti dovuto essere più preciso, avresti dovuto definire meglio quale parte della prima parte della Costituzione, è bella? Perché così sembra quasi essere disonesta l’affermazione.

È bello l’articolo 1? Quello sulla Repubblica fondata sul lavoro? Il secondo, o il terzo articolo, che io personalmente adoro? Sai quello che parla della dignità sociale? Il quarto! Come non amare il quarto fondamento della nostra Nazione? Il lavoro al quale tutti i cittadini italiani hanno DIRITTO.

E via a caso, l’articolo 11 che ci fa ripudiare la guerra. O l’antifascismo?

Personalmente, giovane Letta, amo anche la seconda parte della nostra Costituzione, e la rispetto come tu dovresti rispettare il Vangelo, ma so e ho il coraggio di ammettere che ormai non è altro che un libro d’altri tempi, un classico della letteratura che va assunto da chi lo legge, esattamente come si fa per un romanzo di fantasia.

Da un ventennio, ormai, la Costituzione italiana ha valore simbolico e torna ad essere fondamento dello Stato all’occorrenza, a seconda dell’utilizzo opportunistico che se ne vuole fare.

La realtà è che la seconda parte della Carta, “la parte brutta” oggi è di peso allo smantellamento dello Stato che perpetri in continuità con i tuoi predecessori, e quindi, in nome di quell’opportunità, sarebbe da cancellare.

Fortuna – vostra – vuole, che anche i difensori della Costituzione oggi siano una sorta di esercito di cazzari e burattini, anche loro in qualche modo funzionali ad altro sistema, inviati a difendere un articolo e a sabotarne un altro, che potrebbe essere utile al gran capo di turno.

La Costituzione, giovane Letta, è una tutta intera e ne avete fatto carta straccia.

Se l’Italia avesse applicato sempre la parte “bella”, oggi saremo una grande nazione, invece proprio quella parte, quella da romanzo romantico, è la prima che avete smesso di applicare senza neppure avere il coraggio di dire che restava là a memoria di quel che fu, ma che l’avevate fatta diventare utopia. Mentre la seconda parte è “brutta” solo perché ancora in grado di legarvi le mani, perché è ancora legge dello stato, e controlla – o dovrebbe farlo – tutti i vostri intenti criminali.

So che rischio di cadere nella banalità giovane Letta, quella che voi erroneamente chiamate demagogia, ma è difficile astenersi dal commentare certe dichiarazioni che urtano, come se fossero pregne di ignobile arroganza.

Non si può star zitti davanti a un premier che suddivide la Costituzione in “bella e brutta”, mentre l’Italia fondata sul lavoro muore di fame, disoccupata, schiavizzata e sottopagata. Non si può tacere se si conserva la dignità del cittadino, davanti allo scempio del privilegio di un singolo cittadino che per non pagare il suo conto con la giustizia toglie dignità ad una nazione intera. E soprattutto non si può astenersi dalla sonora pernacchia, quando in uno stato che salva la parte “bella” della Costituzione, si accetta, tollera e benedice un raduno di neonazisti, e si è tollerato che proprio il fascismo rinnegato tornasse al governo per espropriarci la dignità.

E dico tutto ciò, appellandomi all’articolo 21. Quello bello.

Vergognati, giovane Letta.

Rita Pani (APOLIDE)

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