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Di donne, di uomini, di leggi fasciste

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La cosiddetta legge sul cosiddetto “femminicidio” prevede anche l’assistenza legale gratuita indipendentemente dal reddito della denunciante.

E chissà se le vedove delle migliaia di morti sul lavoro hanno potuto contare sul patrocinio legale offerto dallo stato, dipendentemente da un reddito che nella maggior parte dei casi scompare insieme alle vittime degli incidenti: ma quella delle morti sul lavoro non è evidentemente un’emergenza così grave e importante da richiedere leggi speciali nonostante il numero delle vittime, uomini perlopiù, sia infinitamente maggiore a quello delle donne che muoiono, in situazioni diverse, per mano di uomini violenti.
Quel decreto è un attentato a mano armata contro l’uguaglianza e quella parità di diritti tanto sbandierata ai quartieri alti delle istituzioni.

Se esiste un diritto per evitare di applicare il giudizio del popolo come si faceva ai tempi della legge del taglione, un diritto pensato e fatto apposta per evitare che si giudichi il responsabile di un reato, di qualsiasi reato, anche quelli che smuovono le pance e gl’istinti più beceri di chi li commenta, quel diritto che serve ai giudici a non condannare il reo sulla base del comune sentire o del loro, perché si accetta, si tollera che vengano fatte leggi sulla base di una campagna terroristica mediatica come quella sul “femminicidio”? 

Mesi, anni, di martellamento, di manipolazioni, di dati riportati in modo tale che facessero sembrare l’Italia come il paese in cui le donne rischiano di più mentre da recenti statistiche Istat risulta che Italia e Grecia sono le nazioni in cui le donne sono più sicure. 
E basta fare una ricerca di dati facilmente reperibili in Rete per avere la conferma che in Italia non c’era nessuna emergenza. 

Solo fatti di cronaca, purtroppo ripetuti come ne accadono in tutti i paesi del mondo dove però nessun governo pensa a fare leggi che puniscano lo stalker, il violentatore nello stesso modo dell’ultrà di calcio violento o di chi manifesta per i suoi diritti.

Fomentare, dire che c’è un’emergenza, un allarme, farlo da ministro, da presidente del consiglio e della camera quando i dati, le statistiche, i numeri raccolti in ambito internazionale dicono di no significa essere irresponsabili, complici di un governo sciagurato che ha messo in cantiere una legge indecente.

Se, come aveva detto la ministra prematuramente licenziata dal parlamento “la violenza si elimina e si combatte occupandosi di chi la perpetra”, come pensa di fare questo stato ultimo in tutto: per investimenti in cultura e informazione libera prima di tutto, solo realizzando ridicole leggi repressive?

Contrastare la violenza sulle donne fa parte dell’ordine pubblico in cui è stato inserito quell’osceno testo di legge o è parte di una subcultura che va combattuta informando e insegnando già dalla prima infanzia, dalle scuole dell’obbligo? chiedo.
Un obiettivo che si può raggiungere solo liberando la scuola da una religione che, dalla notte dei tempi, pone le donne all’ultimo gradino della scala non solo sociale ma anche naturale visto che la Creazione l’ha fatta arrivare dopo l’uomo e gli animali e informando in un modo corretto, che definisca perfettamente quello che è emergenza e quello che non lo è.

Mi piacerebbe sapere quante sono le donne che dicono di impegnarsi nel contrasto alla violenza sulle donne e poi mandano i figli al catechismo per la comunione.  Perché voglio dire, una certa coerenza fa cultura, e sappiamo tutti in che modo le religioni, praticamente tutte, considerano le donne.

***

Il mio pensiero di oggi lo voglio dedicare agli uomini, da sempre vittime del pregiudizio femminile che però non fa notizia, non si merita il dibattito culturale, quello politico né tanto meno una legge che tuteli il loro diritto a non essere discriminati in quanto uomini.

Uomini aggrediti psicologicamente e non solo, ci sono, il cui disagio non fa notizia semplicemente perché non viene denunciato forse per pudore, per il timore di essere considerati meno uomini. 

Del resto la storia vuole l’uomo infrangibile, che risolve tutti i problemi grazie alla sua maggiore forza fisica, già da bambini i maschi vengono rimproverati di “essere delle femminucce” quando piangono perché si fanno male, un maschio non ha diritto ad avere le sue debolezze, fragilità pena essere considerato uno che vale poco mentre la donna nasce già col diritto di lamentarsi, di piangersi addosso, di ritenersi una vittima per il solo fatto di essere femmina.

Uomini maltrattati da donne scaltre, approfittatrici e che tacciono la loro condizione perché la loro denuncia non verrebbe nemmeno presa in considerazione da una società e da un’opinione pubblica che hanno maturato ormai una mentalità che vuole le donne sempre vittime e gli uomini sempre carnefici; provare a girare le carte in tavola significa vedersi piovere addosso ogni tipo di critica, accuse di non capire, di non sapere.

Eppure ci sono dati ufficiali, ad esempio quello del Registro Criminologi e Criminalisti che un po’ di tempo fa ha dichiarato che “il maschio italiano ha difficoltà a rendere noto e a denunciare il maltrattamento subito.
Un tentativo di studio è stato fatto nel 2002 analizzando un campione di 2.500 coppie in crisi, i risultati finali non sono confortanti perché è emerso che circa il 30% degli uomini aveva ammesso di aver subito violenze: schiaffi, morsi, tirate d’orecchie, ricatti e che la metà degli omicidi coniugali viene commesso da donne”.

Ma questi sono dati che non fanno notizia semplicemente perché non interessano nessuno quanto invece gonfiare quelli che vedono le donne vittime: nei cosiddetti “femminicidi” viene inserito tutto: omicidi per rapina, quelli commessi da estranei che nulla c’entrano con una relazione andata a male, 124 donne donne morte ammazzate su una popolazione di sessanta milioni di persone fanno una percentuale che vede parecchi zeri prima di un uno, e mai nessuno che si preoccupi di andare a vedere come sono morte, chi l’ha uccise e perché. 

E’ “femminicidio”, una parola orribile, che non significa niente e punto e basta.

E la politica che fa? invece di pensare di offrire il suo contributo per una svolta culturale: non esiste violenza di genere, esiste una violenza maturata nell’ambito familiare per i motivi più disparati, esercitata soprattutto nei modi più disparati ed è assolutamente reciproca, mette il carico da 11 della legge speciale, fascista, inserita in un contesto di ordine pubblico per regolare le faccende private di chi non sa fare ordine nemmeno a casa sua.

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  1. Mi sembra che di questo passo arriveremo al punto che ai posti di comando delle grandi aziende e della politica ci saranno le donne più ignoranti persino di questa classe dirigente prevalentemente maschile.

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  2. Complimenti davvero per il post. Pochi esternano in questo modo certe verità nascoste!

    Tempo fa pubblicai un post sul femminicidio, se vi interessa, è qui:
    http://storieriflessioni.blogspot.it/2013/07/femminicidio-un-falso-allarme.html

    Saluti,
    è stato un piacere leggere il vostro post,
    Jan

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  3. L’assistenza legale gratuita è stata inserita perché vero scopo di questa legge è incentivare le false accuse in maniera che avvocate femministe possano arricchirsi venendo pagate dallo stato per perseguitare uomini innocenti. È bene che questi uomini sappiano l’orrendo progetto criminale che le femministe odiatrici di uomini hanno perpetrato contro di loro, appoggiandosi a sorelle in poltrone di potere come la boldrini

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    • Un testo di legge va in aula, alla camera, il 20 agosto e ancora non è consentito leggerlo.
      E’ talmente bello, si vede, che lo vogliono tenere nascosto e farci la sorpresa a giochi fatti.
      Disoccupati, precari, cassintegrati, gente che a settembre non saprà nemmeno se ritroverà il suo posto di lavoro, non costituiscono un’urgenza così importante da giustificare l’aut aut di Laura Boldrini che il 20 agosto [il senato riapre il 4 settembre e la camera il 6] vuole tutti presenti, ciabatte, pareo e costume, per discutere la legge sul “femminicidio”.
      Ci tiene proprio tanto la presidentessa candida a questa legge.
      Come se in Italia mancasse una legge sull’omicidio.

      Rispondi

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