Feed RSS

Chi l’avrebbe mai detto?

Inserito il

Ecco quali dovrebbero essere le preoccupazioni di un capo di stato: pretendere che si faccia chiarezza sulle stragi senza nome ma che un nome invece ce l’hanno. Non certo chiedere riforme che continuino a tutelare i criminali e a osteggiare il lavoro della Magistratura. Gli italiani, noi, abbiamo il diritto di pensare che i nostri figli potranno vivere in un paese migliore di quel che è adesso.

Sottotitolo: Costituzione della Repubblica Italiana, Art. 27, comma 2: “L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.” 

Il pd l’avrà capito adesso che ha accettato le larghe intese con un delinquente abituale, uno che ruba soldi allo stato e dunque a noi cittadini? E Napolitano si sarà reso conto che un imputato in processi per frode fiscale, sfruttamento della prostituzione minorile, giusto per ricordare due su tante delle sue imputazioni non era proprio il più adatto a far parte di un governo di larghe intese, uno col quale decidere e concordare leggi, riforme politiche e costituzionali? 

Più che a una riforma della giustizia, da concordare con un pregiudicato condannato che sta per essere interdetto perdendo quindi de facto ogni diritto da cittadino, dunque anche quelli politici da elettore e da candidato, se fossi nei panni di Napolitano penserei seriamente ad un modo per uscire di scena il più decentemente possibile.
Non si capisce infatti questa urgenza di riforme dopo un successo della Magistratura.
E scommetto che in caso di assoluzione il presidente non avrebbe fatto cenno a nessuna riforma.

Andassero pure a fare i ricorsi in Europa, li aspettano a braccia aperte.
Se  fossi Ghedini ci ripenserei, eviterei un’ulteriore figuraccia, non penso proprio che l’Europa ci tenga a sostenere e perorare le cause di  un delinquente per mestiere, basta e avanza quanto lo abbia già fatto l’Italia e con ottimi risultati, altrimenti berlusconi sarebbe stato fermato molto prima.

***

Napolitano è un irresponsabile, con buona pace di quelli che “non bisogna tirare in ballo il presidente” e addirittura nemmeno nominarlo, quelli che l’hanno rimesso al Quirinale affinché garantisse la pax sociale e politica ben sapendo che nessuna pax di nessun tipo poteva essere possibile e attuabile inserendo silvio berlusconi nel progetto. 
Perché dove c’è berlusconi non c’è casa, ci sono solo casini, e anche di una discreta portata, e se il pd che si è sottoposto alla gogna volontaria, se ha accettato more solito l’ennesimo ricatto era a conoscenza del calendario dei processi di berlusconi qualcosa fa pensare che lo conoscesse anche lui.

E se due più due fa ancora quattro solo un irresponsabile poteva pensare ad un governo di necessità e responsabilità mettendoci dentro anche silvio berlusconi.

Come diceva De Gasperi, un uomo politico pensa alle prossime elezioni, uno statista alle prossime generazioni, esattamente l’opposto di quel che ha fatto Napolitano non preoccupandosi minimamente di un’eventuale e più che probabile – conoscendo il personaggio – condanna di berlusconi.

Sono contenta di essermi sbagliata, in parte, perché continuo a pensare che a berlusconi si offrano troppe possibilità oltre a quelle che ha già preteso quando era a capo del governo e siccome gli erano urgentissime se le è fatte mettere per legge.

Quando due anni fa Dominique Strauss-Kahn fu accusato di violenza sessuale era un uomo molto più potente di quanto lo sia berlusconi oggi, eppure a lui non fu offerta nessuna dilazione, nessuno sconto, nessuna possibilità di andare in tv in videoconferenza per dire alla gente di essere un innocente perseguitato.
Fu arrestato, con le manette, e passò sei giorni in una camera di sicurezza da dove uscì solo grazie alla cauzione pagata da sua moglie.

E solitamente in tutti i paesi dove la legge è uguale per tutti si fa così.

I responsabili del disastro Enron non poterono usufruire di nessun condono, perdono, riduzione di pena, di nessuna televisione compiacente da cui gridare il loro sconforto, andarono semplicemente in galera per rimanerci, dai dieci ai ventiquattro anni: questo è il trattamento che viene riservato a chi viola la legge e a maggior ragione quando a fare le spese di quelle violazioni è la collettività, i reati di frode fiscale nei paesi seri vengono giudicati e condannati con la giusta severità proprio perché ricadono su tutti, non solo su qualcuno, e nessun governo penserebbe di fare leggi per ammorbidire o annullare il falso in bilancio ad esempio.

Qui invece sì, qualcuno ci ha pensato, qualcuno che evidentemente ha altri interessi da tutelare che non sono quelli pubblici come dovrebbe fare chi sceglie di occuparsi della cosa pubblica.

Qui un presidente della repubblica scende a patti con un già prescritto grazie alle leggi volute e ottenute e firmate da Napolitano che non faceva mai un plissé nemmeno di fronte a leggi che la Consulta poi ha puntualmente cassato.

Un presidente della repubblica ha il dovere di preoccuparsi dell’impatto che può avere nell’opinione pubblica e sulla società il considerare e trattare un fuori legge come uno che sta dentro la legge: i cittadini che votano per il partito del pregiudicato criminale non capiranno mai che è veramente un pregiudicato criminale finché verrà ricevuto nei palazzi, considerato l’interlocutore con cui fare riforme politiche.

E probabilmente capiscono ancora meno se per una volta che la giustizia ha dimostrato di funzionare in rispetto a quella Costituzione di cui lui dovrebbe essere il più strenuo difensore quel presidente della repubblica non si congratula per l’ottimo lavoro svolto dai Magistrati ma auspica, desidera, si augura che si faccia presto una riforma di quella giustizia che per una volta ci ha dimostrato nei fatti che la legge è uguale per tutti.

Finché non lo prenderanno di peso per buttarlo fuori dal parlamento la gente non capirà.

Sono anni che dico e scrivo che sono le istituzioni, prim’ancora che la gggente, a doverlo delegittimare.

Adesso ne hanno possibilità e facoltà. Quell’uomo va cacciato col disonore che si merita.

***

Il pregiudicato costituente
Marco Travaglio, 2 agosto

Condannato il delinquente. Il governo ormai è un morto che cammina. La Cassazione, dopo 7 ore di camera di consiglio, conferma: Berlusconi deve scontare la pena di 4 anni (3 indultati, 1 ai domiciliari) per frode fiscale. L’interdizione è rinviata alla Corte d’appello per essere ricalcolata fino a 3 anni. Ma il Caimano è comunque decaduto per la legge Severino. Lui insulta i giudici a reti unificate.

Oddio, hanno condannato Berlusconi e nessuno sa cosa mettersi. Del resto, chi l’avrebbe mai detto che il compare di Mangano, Gelli, Craxi, Dell’Utri e Previti — per citare solo i migliori — già amnistiato per falsa testimonianza, prescritto due volte per corruzione giudiziaria e cinque per falso in bilancio e una per rivelazione di segreto, tuttora imputato per corruzione di senatori e indagato per induzione alla falsa testimonianza, nonché condannato in primo grado a 7 anni per concussione e prostituzione minorile, avrebbe potuto un giorno o l’altro diventare un pregiudicato? Era tutto un darsi di gomito, uno strizzare d’occhi, un “tutto si aggiusta” all’italiana,con leccatine agli “assi nella manica” del sommo Coppi, dipinto come il mago di Arcella che fa assolvere i colpevoli. Invece da ieri anche la Cassazione, grazie a cinque giudici impermeabili a minacce e pressioni e moniti, ha detto ciò che chiunque volesse sapeva da tempo immemorabile: Silvio Berlusconi è un fuorilegge, un delinquente matricolato, colpevole di un reato — commesso anche da premier e da parlamentare – che in tutto il mondo lo porterebbe dritto e filato in galera per un bel po’. 

In America, per incastrare il suo spirito guida Al Capone, bastò la frode fiscale. In Italia, grazie anche all’indulto-insulto regalatogli da un centrosinistra così tenero che si taglia con un grissino, Al Tappone finirà ai domiciliari per un annetto. O, se li chiede, ai servizi sociali. I giudici milanesi lo manderanno a prendere dai carabinieri in autunno, non appena riaprirà il Tribunale. L’ignaro Epifani annuncia tonitruante che il suo Pd, se necessario, è pronto a rendere esecutiva la sentenza: non si dia pena, la sentenza è esecutiva a prescindere da lui. Come tutto il resto. Per arrestare un condannato, anche se parlamentare, non c’è bisogno di Epifani, né del Parlamento, né di nessuno. 

Piuttosto sarebbe interessante sapere con che faccia il Pd possa restare alleato con un pregiudicato prossimo all’arresto purché non faccia troppo casino: come se qualche parola o manifestazione scomposta fossero più gravi che mettere in piedi una monumentale frode fiscale. 

E con che faccia il premier Nipote possa restare al governo col sostegno di B., magari per tuonare contro l’evasione fiscale, senza che gli scappi da ridere, a lui e a suo zio. Ma questa è la “separazione dei poteri” come la intendono i nostri politicanti: se un politico è indagato, attendono il rinvio a giudizio; se è rinviato a giudizio, attendono la condanna; se è condannato in primo grado, attendono l’appello; se è condannato in appello, attendono la Cassazione; e se è condannato in Cassazione, imboscano la sentenza in un cassetto perché bisogna separare la giustizia dalla politica. Solo sull’interdizione, quando sarà ricalcolata dalla Corte d’appello e confermata dalla Cassazione (pochi mesi), il Senato sarà interpellato: ma per ratificarla, non per discuterla o ribaltarla (è questa, cari analfabeti, la separazione dei poteri).

E comunque i nostri tartufi si scordano un piccolo dettaglio: l’anno scorso Pd, Pdl e frattaglie centriste approvarono la legge “liste pulite” che dichiara decaduti e incandidabili i parlamentari condannati sopra i 2 anni: dunque neppure se fosse interdetto per un solo giorno B. potrebbe restare senatore e ripresentarsi alle prossime elezioni. 

A meno che, si capisce, l’abrogazione di quella norma giustizialista votata anche da B. non faccia parte delle “riforme della giustizia” invocate da Re Giorgio un minuto dopo la prova che la giustizia funziona. 

Ora i soliti idioti dicono che la Cassazione ha condannato 10 milioni di elettori del Pdl (che sono molti di meno): no, ha condannato un solo eletto. 

Ma anche, simbolicamente, tutti quelli che – sapendo chi era- l’hanno legittimato, ricevuto, favorito, riverito, salvato, strusciato, addirittura promosso partner di governo e padre costituente: da Napolitano in giù. 

Vergognatevi, signori. E rassegnatevi: la legge, ogni tanto, è uguale per tutti.

***

Larghe intese con uno così?
Antonio Padellaro, 2 agosto

La prima cosa che viene in mente è: ma come si permettono di manomettere la Costituzione italiana questi signori delle larghe intese quando il leader primario dell’alleanza di potere nata sul tradimento del voto popolare è da ieri ufficialmente un pregiudicato, condannato in via definitiva dalla Cassazione per il reato gravissimo di frode fiscale? Le 200mila firme raccolte in pochi giorni sotto l’appello del Fatto ora possono diventare rapidamente 500mila. Forza, dimostriamo che la democrazia dei cittadini è più forte dei giochi di palazzo. La seconda considerazione riguarda il pregiudicato Silvio Berlusconi. 

Che a tarda sera ha lanciato il suo videomessaggio elettorale. 

L’aria sofferente, lo sguardo lacrimoso, ci ha raccontato la solita barzelletta del grande imprenditore e dell’eccelso statista perseguitato dalle toghe rosse per poi concludere la tiritera annunciando l’intenzione di riprendersi il governo del Paese riesumando il cadavere di Forza Italia. Del resto, un necrologio lo merita anche il governo del Letta nipote che, al di là delle frasi di circostanza sulla tenuta della maggioranza chiamata ad affrontare i problemi del Paese eccetera eccetera, assomiglia molto a un morto che cammina. Già nella primavera prossima in coincidenza con le elezioni Europee si potrebbe tornare alle urne. Una deriva che neppure la riforma della giustizia “allo studio” offerta da Napolitano al leader pregiudicato (proprio la persona giusta) servirà ad evitare. Bisognava pensarci prima: si sapeva dall’inizio che le questioni giudiziarie del miliardario di Arcore erano come una bomba ad orologeria. 

Ma i grandi strateghi dell’intesa Pd-Pdl non hanno sentito ragioni. Peggio per loro. 
Gli italiani per bene possono esultare: per la prima volta dopo vent’anni la legge è 
davvero uguale per tutti.

Annunci

»

  1. nel mondo non c’è spazio per gli agnelli, nè per i branchi misti di agnelli e lupi, meglio essere consapevoli del proprio stato, quindi legiferare per autodifesa ed evitare scorribande di furbi paraculi e farla finita con le ipocrisie alla pappa francesco che ci costa più di tutta la politica, ma che con quattro fregnacce riesce a conquistare alla “silvio style” le menti del nostro amato bobbolo che così lo mantiene con amore. il problema è che il delinquente ha continuato a lavorare solo per se stesso invece di mettere a frutto la sua esperienza per il bene comune ed il bobbolo distratto non è stato informato di ciò anzi ha continuato a pagarlo come se lavorasse per tutti.
    I politici, come tutti i manager, vanno pagati solo ad obiettivi raggiunti e se peggiorano la situazione da come era vanno perseguiti e spogliati dei loro beni
    è troppo facile oggi autonominarsi politico in taja, non rischi neanche un botto da qualche anarchico pe strada ed è sempre il bobbolo a metterci i quattrini sia che ci sia il nano delinquente o l’onestissimo prodi

    Rispondi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...