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Ladro a casa sua

Inserito il
Napolitano è sempre in sintonia con la legge e la giustizia.
E coi Magistrati, soprattutto.

Condannano sallusti e lui lo grazia in spregio della Costituzione che vuole che il condannato abbia scontato almeno una parte di pena: la grazia si concede eventualmente sul residuo, non sull’evanescente di una detenzione mai iniziata.

Arriva l’ultimo grado, la sentenza definitiva di un processo durato dieci anni e che ha visto berlusconi imputato e poi condannato in via definitiva e lui che fa? si preoccupa della riforma della giustizia.

Un tempismo eccellente, non c’è che dire.

***
Sottotitolo: I turisti che  nel pomeriggio passeggiavano vicino alla Cassazione chiedevano ai passanti cosa stesse succedendo di così importante. Il perché di tutta quella confusione.
E avevano ragione a stupirsi, nei paesi normali, quelli dove vivono loro, non si blocca un paese ogni settimana per aspettare le sentenze di un delinquente recidivo.
Per non occuparsene più ne basta una, la prima, che generalmente se si conclude con una condanna resta anche l’unica. Non c’è il diritto a giocarsi il jolly dell’impunità, nei paesi normali.
E nemmeno quello di presentarsi in televisione in videoconferenza, senza nessun contraddittorio a poche ore da una condanna definitiva per frode fiscale. Cosa siamo, l’Italia o la Libia di Gheddafi?
Il tempo è galantuomo. Anche se ce ne sarebbe da recriminare, e i cosiddetti italioti, gli italiani beoti che hanno sostenuto berlusconi col voto, quelli che hanno creduto alle promesse – molti lo fanno ancora ma sono sempre meno – del millantatore delinquente,  non sono certamente quelli che vengono prima in un’ipotetica lista dei colpevoli.
Ho sempre pensato che non bisognava prendersela con loro, solo con loro ma principalmente con chi ha consentito che un impostore, un abusivo, un delinquente, e lo era già allora: quando si è presentato davanti agli italiani era un impresario fallito con un piede a san Vittore, ma soprattutto  il mantenimento in essere del berlusconi “politico”,  sono anni che l’evidenza dei fatti ci dice che c’è stata una finta opposizione che si è immolata volontariamente nel progetto di farlo restare dov’è. Ad ogni costo.
E chissà perché.
Farà in tempo Napolitano  a revocare l’onorificenza al delinquente o bisognerà attendere 32 anni come con Gelli? 
 
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Berlusconi, in un giorno è crollato tutto

Condannato in via definitiva a quattro anni perché ha frodato il fisco per decine di milioni. Sbugiardato sul conflitto d’interesse: la Cassazione ha stabilito che non ha mai smesso di comandare a Mediaset anche da premier. Smentito nella grande balla sulla “persecuzione delle toghe rosse milanesi”: il verdetto più pesante è stato emesso da cinque moderatissimi magistrati a Roma. Per ora il Cavaliere resta senatore e non va in carcere, ma in autunno può succedere di tutto.

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SILVIO BERLUSCONI CONDANNATO
Cassazione conferma i 4 anni di carcere

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Mediaset è stata derubata da berlusconi.

Questo ha detto la sentenza.

Il processo non è stato contro l’azienda ma contro la persona come ha spiegato Travaglio da Mentana.
La legge Severino prevede l’incandidabilità dei condannati oltre i due anni: una legge che ha fatto anche berlusconi che è stato condannato a quattro anni.

Ecco perché non si possono separare le vicende giudiziarie di un frodatore condannato IN VIA DEFINITIVA con quelle politiche e di un governo di cui il condannato fa parte.

Il pd, ricordava Barbacetto oggi in collegamento da Milano per la diretta streaming del Fatto Quotidiano, conosceva benissimo il calendario dei processi di berlusconi, nessuno può dire che non sapeva, non immaginava né tanto meno provare imbarazzo perché si ritrova un delinquente – ora con sentenza definitiva passata in giudicato  ma non è che fino a qualche ora fa  fosse uno stinco di santo –   per alleato di governo.

La vergogna però sì, quella è necessaria.

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Per non perdere l’allenamento! Massimo Rocca

Adesso possiamo dire quello che abbiamo sempre detto. Che l’intera avventura di Berlusconi in politica è stata una gigantesca battaglia, alla fine perduta, per evitare la galera che gli spettava per i suoi comportamenti criminali. Che per vent’anni una metà degli italiani gli è stata complice e l’altra metà è stata rappresentata da gente che ha, purtroppo, moralmente concorso ad alimentare la colossale maskirovka del suo essere politico e non criminale. Dopodiché, come è ovvio quando si prende in ostaggio un intero paese per un quinto di secolo, l’avventura è stato anche altro. Come ogni regime il potente ha diffuso attorno a se ricchezze e corruzione, materiale e morale. Ha saputo identificarsi e farsi identità del paese delle scorciatoie, rappresentare finché è loro convenuto gli interessi globali, il se vince lui vinciamo tutti di Gianni Agnelli. Oggi possiamo accontentarci di questo, di avere avuto ragione. Oppure no. Di pretendere che la sentenza illumini retroattivamente la nostra storia e chiedere di cambiarla. Senza Piazzali Loreto e muri di Dongo. Ma non tollerando più, costi quel che costi, la coabitazione con un delinquente abituale.

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Sentenza Mediaset: le prime tre conseguenze della condanna 

Peter Gomez, Il Fatto Quotidiano

La condanna di Silvio Berlusconi per il reato gravissimo di frode fiscale ha tre immediate conseguenze.

Primo: dopo vent’anni di scorciatoie, minacce, forzature e vergognose leggi ad personam l’uomo di Arcore è incappato in una sentenza definitiva: da questa sera è tecnicamente un pregiudicato che entro sei mesi o giù di lì dovrà scontare una pena detentiva, arresti domiciliari o servizi sociali. Per la prima volta l’articolo 3 della Costituzione viene attuato completamente: la legge è uguale per tutti compreso il miliardario di Arcore.

Secondo: le conseguenze politiche di questa sentenza storica sembrano inevitabili: le grandi intese vanno in pezzi e il governo potrà anche sopravvivere per un po’ ma sarà come un morto che cammina.

Terzo: ora per lorsignori diventa più difficile stracciare la Costituzione. Un partito guidato da un pregiudicato non può accostarsi per stravolgerla alla Carta fondamentale della Repubblica. E se quelli del Pd che in queste ore si nascondono dietro i berluscones non vorranno capirlo saranno travolti da una valanga di firme. Sotto l’appello del Fatto stasera sono già 200mila ma possiamo rapidamente arrivare a 500mila.

Forza, dimostriamo che la democrazia dei cittadini è più forte del regime dei pregiudicati.  

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  1. Io preferisco esser governato da un delinquente, purchè questi metta veramente tutte le sue capacità al servizio della nazione, ma lo pagherei ogni anno in base ai risultati ottenuti sui vari obbiettivi proposti, come avviene in tutte le sane aziende private.
    Non mi sono mai piaciuti i carrozzoni pubblici alla cui guida vengono poste personcine fidate ed oneste ma emeriti cazzabbubali incapaci di gestire nemmeno una tabaccheria, come mediamente ci ritroviamo a tutti ilivelli nei nostri ambienti statali

    Rispondi
    • Manco per il cazzo fra’.
      Un paese non è un’azienda privata, e finché in galera se rubo ci vado anch’io, i berlusconi d’Italia devono subire gli stesi procedimenti.
      Questo rubava a casa sua, ha evaso il fisco per creare fondi neri a spese del fisco e nostre sottraendo soldi allo stato che potevano essere investiti in strutture e servizi, in un paese che crepa per mancanza di tutto.

      Rispondi

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