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Ercole e le stalle di Augia

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Sottotitolo: “Si può – Massimo Rocca, il Contropelo di Radio Capital”

Allora si può.

Dopo Zagrebelsky, Barbara Spinelli e soprattutto Fausto Bertinotti che riscatta una carriera politica disastrosa prendendo il coraggio a due mani e affrontando la crisi dal suo vertice. Si può sfidare il Colle a giustificare il proprio comportamento inchiodandolo alle radici ideologiche della crisi economica. Ella come scrive Bertinotti può definire insostituibile questo governo solo perché considera ineluttabili le politiche economiche e sociali imperanti nell’Europa reale, le politiche di austerità. Eccola finalmente, squadernata, la verità indicibile. Che parte da Napolitano e scende per i rami dei vari Monti, Letta, Renzi, . La verità che non ha risposte nella replica del presidente se non la reiterazione ho il dovere di mettere in guardia il Paese e le forze politiche rispetto ai rischi e contraccolpi. Che vuol dire guardarsi indietro e non vedere i contraccolpi, la disoccupazione, il debito, i fallimenti, i suicidi, la svendita delle aziende sane, di quelle politiche. Talmente enormi che non vederli può solo voler dire che li si condivide.

Certo che si può, anzi, bisognava farlo prima, e lo dovevano fare anche quegli organi di stampa che quando si tratta di Napolitano sussurrano senza disturbare e quando si tratta di altri, uno a caso Grillo, strepitano che il buffone è un destabilizzatore di democrazia, mentre gli unici destabilizzatori di democrazia si chiamano pd, pdl e quella cosa insignificante che risponde al nome di scelta civica che li appoggia nel progetto criminale di ridurre l’italia da democrazia parziale a dittatura totale, però soft, così, sul lusco e brusco così la gente non se ne accorge, vede Napolitano, pensa che sia il presidente della repubblica e invece no, qualcuno, nei sotterranei dei palazzi del potere lo ha incoronato re ma, come va di moda adesso, a nostra insaputa.

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Ammazza-internet: in galera per le opinioni altrui

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Da cinque anni i governi di tutti i colori, lo ha fatto perfino quello cosiddetto tecnico stanno provando a legiferare per stringere sulla libertà di espressione/informazione in Rete.

Da una ventina, invece, nessun governo, di nessun colore, ha pensato fosse utile una legge seria sul conflitto di interessi dopo che la politica stessa ha consentito la partecipazione all’agorà della res pubblica di un abusivo, impostore e delinquente, che casualmente possiede la quasi totalità dei mezzi di comunicazione italiana suddivisi fra televisioni, giornali, case editrici e ha la possibilità di controllare di traverso anche quelli che non sono ufficialmente suoi.

Compreso il cosiddetto servizio pubblico.

Il vero problema per un potere che può godere di un esercito di yesmen che si credono giornalisti, sempre pronti a riverire ed esaltare qualsiasi cosa, soprattutto il nulla prodotto dalla politica e a nascondere quello che invece la gente è giusto che debba sapere a proposito della politica ma soprattutto di chi la rappresenta, spesso indegnamente, è la constatazione che dei comuni cittadini li possano smentire e ridicolizzare pubblicamente  in qualsiasi momento e a proposito di tutto.

Noi che facciamo blog e scriviamo sulle pagine dei social network al contrario di quei “giornalisti” pagati per scrivere falsità, cazzate e diffamare gente perbene non traiamo nessun profitto dalla nostra attività, scriviamo per il gusto di farlo, gratis. 
E ci vogliono punire per questo?

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Lo status quo obbligatorio –   Alessandro Gilioli

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“Le elezioni anticipate sono una grave patologia italiana”, dice Napolitano.

E naturalmente la terapia consiste nei governi imposti  da lui e da lui resi intoccabili con viva e vibrante soddisfazione. 

Non la corruzione, la politica, ladra, collusa con le mafie, non un delinquente e la sua teppa di venduti, fascisti, immorali disonesti che viene ospitato in parlamento come uno statista con tutto il suo corredo di imputazioni, reati, condanne: non una politica che ha distrutto l’etica, la struttura portante di civiltà e democrazia.

Non un paese impoverito, stremato, dalle privazioni che la politica impone per consentirsi la sua sopravvivenza a scapito della nostra.

La patologia non è avere gente in parlamento da trenta, quaranta, sessant’anni che sulla politica, ovvero sui cittadini che pagano tutto, anche il superfluo, ci ha campato di rendita senza dare un contributo anche minimo al miglioramento di un paese: sono le elezioni, ma pensa…siamo proprio degl’ingrati, ecco.

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Boldrini contro Grillo: “Insulta e distrugge. Rispetti le Camere”.

Grillo: ‘L’Italia una stalla da ripulire’
Boldrini: ‘Insulta e distrugge istituzioni’

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Boldrini se la prende di nuovo con Grillo esigendo più rispetto per il parlamento, quello della politica.

Vediamo: più rispetto per chi? per un parlamento che dopo aver mentito e tradito lo stato una prima volta, quando Ruby era la nipote di Mubarak ci ha rifatto un’altra volta votando la fiducia all’indegno vicepresidente del consiglio che agevola a sua insaputa, il che se fosse vero sarebbe pure peggio, la deportazione di una donna e di sua figlia di sei anni in una dittatura?  rispetto per un ministro dell’interno che va a manifestare davanti e dentro ai tribunali per sostenere la causa di un imputato sotto processo che il centrosinistra si è premurato di non sfiduciare in quel parlamento per non mettere in pericolo il bel governo del fare un cazzo?

Quale parlamento bisogna rispettare, quello che da diciotto anni non riesce a liberarsi della banda del bassetto e del bassetto stesso perché, per convenienza o perché gli interessi in comune sono molteplici ed esulano anche dalla politica ci si è aggrappato come la cozza agli scogli?

E, insisto, quale parlamento bisogna rispettare, quello che non vuole fare quelle leggi in materia di diritti perché non reputa necessario che in questo paese gli omosessuali, le lesbiche e i transessuali ricevano un trattamento da cittadini e non da borderline mendicanti anche del diritto di esistere?

Ad occhio, cara signora,  pare che alla camera, al senato, nel parlamento tutto intero e da un bel po’ anche al quirinale siano seduti e molto comodi financo, proprio quelli che più di tutti hanno disonorato il paese, in pensieri, parole, azioni ma soprattutto omissioni.
Altroché Grillo.

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Laide intese
Marco Travaglio, 25 luglio

Tutto si può dire dei fautori delle larghe intese, tranne che difettino di sense of humour. Anzi, sono spiritosissimi. Hanno riportato al potere B., l’hanno trasformato da sconfitto alle elezioni a padrone del governo e padre ri-costituente, e ora pretendono di combattere con lui la mafia, la corruzione, l’evasione, il falso in bilancio, il voto di scambio, il riciclaggio, le prescrizioni, l’omofobia, il Porcellum e persino il Kazakistan (già che ci siamo, perché non la prostituzione minorile?). 

Come portare al governo Rocco Siffredi e fargli scrivere la legge contro la pornografia. In qualità di esperto, di tecnico. Se non ci fosse da piangere, verrebbe da ridere. Un anno fa la maggioranza centro-destra-sinistra approvava tra rulli di tamburi e squilli di tromba la mitica legge anticorruzione Severino che ora la stessa maggioranza centro-destra-sinistra vuole rifare da cima a fondo perché s’è accorta che l’altra non puniva il falso in bilancio, l’autoriciclaggio, depotenziava la concussione e non bloccava la prescrizione.

Ma già si sa che la nuova non passerà, perché la maggioranza è la stessa della vecchia. 

E qualcuno si meraviglia pure. L’ultimo stupore dei tartufi riguarda la legge sul voto di scambio. Oggi il politico che baratta voti con la mafia in cambio di favori, appalti, assunzioni, fondi pubblici agli amici degli amici non commette reato. Perché questo scatti, occorre che i voti li paghi in denaro, cash : cosa che naturalmente non fa nessuno (l’unico precedente, secondo gli inquirenti, riguarda quel gran genio di Vittorio Cecchi Gori). I mafiosi sono ricchi, ma abbisognano di “altre utilità” (proprio quelle che una manina cancellò all’ultimo momento dal testo del ’92).

Ora le “altre utilità” vengono inserite nella riforma frutto del compromesso Pd-Pdl-montiani sotto l’alto patrocinio del presidente ridens del Senato, Piero Grasso. Ma naturalmente è tutto finto. 

Fatto l’inganno, trovata la legge. L’escamotage che salverà gli scambisti ruota intorno ad altre tre soavi paroline: “consapevolmente”, “procacciamento” ed “erogazione”. 

La prima pretende che il giudice processi le prave intenzioni del politico votato dai mafiosi: il che, nel paese dell'”a mia insaputa”, è impossibile. Diranno tutti che non se n’erano accorti, o che la mafia li votava per simpatia. La seconda e la terza rendono insufficiente la promessa di voti dal mafioso al politico: bisognerà dimostrare che questi sono davvero arrivati (e come si fa? Si nascondono telecamere nei seggi?). 

Casomai, in queste strettoie, si riuscisse a far passare qualche politico colluso, ecco la soluzione finale: il riferimento al 416-bis, l’associazione mafiosa, per le modalità di procacciamento: non basta che il mafioso porti voti, occorre pure provare che l’ha fatto con metodi violenti e intimidatori. Se invece è stato gentile, con un’occhiata delle sue o un riferimento ai bei bambini dell’elettore, è tutto lecito. 

Cose che accadono quando si affida la legge sul voto di scambio ai politici che lo praticano da sempre o hanno addirittura fondato un partito col sostegno di Cosa Nostra. Ma in fondo è meglio così. In un paese dove a ogni indagine o arresto o processo su un qualunque politico delinquente scatta la rivolta dell’intero Parlamento e del 99 per cento della stampa contro la persecuzione, l’accanimento e i teoremi ai danni del Tortora reincarnato, inventare nuovi reati per i politici delinquenti non è solo difficile: è inutile. 

E dannoso. Costringe i magistrati e la polizia giudiziaria a spendere un sacco di tempo e soldi per incriminare altri politici delinquenti che poi, anche se condannati, verranno beatificati dai loro compari. Meglio depenalizzare anche i pochi reati dei colletti bianchi ancora previsti dal Codice penale, e saltare almeno un passaggio della costosa trafila. Oggi è più o meno questa: indagato, imputato, condannato, candidato (e spesso condonato).
Meglio semplificare: indagato, rinviato a giudizio, candidato, santo subito.

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