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La mafia uccide, il silenzio pure

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”Bisogna trarre le dovute conseguenze dalle vicinanze tra politici e mafiosi, che non costituiscono reato, ma li rendevano inaffidabili nella gestione della cosa pubblica. 
Questo giudizio non è mai stato tratto perché ci si è nascosti dietro lo schermo della sentenza.”

[Paolo Borsellino]

Quale alleato di governo dell’amico dei mafiosi – inutile ribadire chi si teneva in casa in qualità di stalliere lo statista più amato degli ultimi 153 anni e nemmeno che il partito col quale è ‘sceso in campo’ è stato confezionato da un condannato per mafia [e già questo dovrebbe bastare e avanzare per non prenderci nemmeno un caffè con uno così,  figurarsi farci alleanze di governo] andrà alle commemorazioni per la strage di via D’Amelio? chi ci mandano, l’ex superprocuratore antimafia, quello che è andato al funerale di un prescritto per mafia, il vicepresidente del consiglio che va a manifestare contro i Magistrati davanti ai tribunali e vende donne e bambini ai dittatori o ci andrà direttamente Napolitano a dire che “ventun anni fa non ci lasciammo intimidire?”

Chiedo.

Dice Napolitano, a proposito della vicenda del sequestro di Alma e Alua che si è trattato di una storia inaudita.
L’unica cosa veramente inaudita è che come al solito, come è sempre successo in questo paese i veri responsabili, seduti comodamente sulle loro poltrone in parlamento e protetti proprio da Napolitano che si fa premura di ‘avvisare’ – contro ogni regola costituzionale che non dà al presidente della repubblica la prerogativa di poter intimare alla stampa di farsi da parte, di smettere di insistere su certe faccende per non disturbare il meraviglioso idillio bipartisan e nemmeno di  dire al parlamento quello che deve fare – non pagheranno, in virtù, ça va sans dire, di quella ragion di stato che in Italia non ha mai protetto lo stato ma unicamente chi lo ha offeso, vilipeso e tradito.

Non facciamoci imbambolare dai parolai di regime: Napolitano non “blinda” proprio niente, il termine blindare sta a significare che bisogna proteggere, mettere in sicurezza qualcosa di molto prezioso dal pericolo che qualcuno lo possa rubare, e si fa fatica ad immaginare che ci sia qualcuno che vuole portarsi alfano e franceschini a casa sua, per dire.

Napolitano fa un’altra cosa, che non gli compete per Costituzione, e cioè IMPONE, che è tutt’altro dal blindare – parlando a nuora affinché varie suocere intendano – la durata di questo governo minacciando una catastrofe a cui dobbiamo credere sulla parola: la sua.

Io ho scelto di non fidarmi.

Taci, il kazako ti ascolta – Marco Travaglio, 19 luglio

Riccardo Mannelli

“Perché non parli?”, avevano domandato a Napolitano il Fatto e Gustavo Zagrebelsky. E ieri Napolitano ha parlato. 

Solo che non l’ha fatto per difendere l’onore del Parlamento, preso in giro da un vicepremier ridicolo e bugiardo. Né per tutelare l’immagine del Quirinale, unica istituzione (secondo noi a torto) ancora apprezzata dalla maggioranza degli italiani. Né per garantire la dignità dell’Italia, prostituita da B. e dai suoi servi ai peggiori tiranni di mezzo mondo e ridotta a provincia del Kazakistan. 

L’ha fatto – alla cerimonia del Ventaglio, che già fa aria da sé – per assolvere Alfano, il mandante e i complici; per apporre il timbro sulle sue tragicomiche bugie; e soprattutto per dare ordini al Parlamento, ai partiti, alle correnti e alla stampa, esortata – come già sugli scandali sessuali di B. e sul caso Montepaschi – ad autoimbavagliarsi per carità di patria. Il tutto con la scusa che bisogna tenere in piedi il governicchio Nipote, peraltro sostenuto dalla più ampia maggioranza mai vista. 

Mai, neppure nel lungo regno di Giorgio I, si era smantellata così sistematicamente la Costituzione come nel Supermonito di ieri, a colpi di congiuntivi esortativi d’irresistibile comicità involontaria: “si eviti”, “non ci si avventuri, “si sgombri il terreno”.

1) “Non ci si avventuri a creare vuoti e staccare spine”. Ma in Parlamento nessuno tenta di rovesciare il governo. Non esistono contro di esso mozioni di sfiducia. Ce n’è una individuale di M5S e Sel contro il cosiddetto ministro Alfano, destinata all’insuccesso anche se fosse affiancata da una dei renziani (peraltro subito rientrati all’ovile dopo il Supermonito). Ma, anche se fosse approvata, se ne andrebbe Alfano, non il governo: non sarebbe la prima né l’ultima volta che un ministro incapace viene sostituito (di solito da un altro incapace). E non spetta al Presidente della Repubblica decidere se, quando e chi debba sfiduciare governi o ministri. 

2) “Il governo in due mesi e mezzo s’è guadagnato riconoscimenti e apprezzamenti per la sua capacità di iniziativa e di proposta”. E da chi, di grazia: dai bradipi e dalle talpe? E quali iniziative, visto che il governo delle larghe attese non fa che rinviare i problemi (Imu, Iva, Irap, F-35, Porcellum ecc.)? 

3) “Si sgombri il terreno da sovrapposizioni improprie tra vicende giudiziarie dell’on. Berlusconi e prospettive di vita dell’eventuale governo”. A parte la perfetta definizione di “eventuale governo”, che significa “sovrapposizioni improprie”? Se i giudici accertano B. è un evasore, concussore e utilizzatore di prostitute minorenni, la maggioranza dev’esserne orgogliosa?

4) “Una storia inaudita, una precipitosa espulsione in base a una reticente e distorsiva rappresentazione e a pressioni e interferenze inammissibili di diplomatici stranieri”. Ora sta’ a vedere che la colpa è dei kazaki che interferiscono e non del governo che li lascia interferire. 

5) “Il governo ha opportunamente deciso di sanzionare funzionari che hanno assunto decisioni non sottoposte al vaglio dell’autorità politica. Per i ministri è assai delicato e azzardato evocare responsabilità oggettive”. Ma qui nessuno evoca responsabilità oggettive (che valgono solo nella giustizia sportiva). Semmai politiche, come da art. 95 della Costituzione: “I ministri sono responsabili… individualmente degli atti dei loro dicasteri”. O è abolito pure quello perché dà torto ad Alfano e noia a Re Giorgio?

6) “Il richiamo alle responsabilità del momento si rivolge anche alla stampa, perché la sollecitazione e l’amplificazione mediatica influenza molto parole e comportamenti dei politici”. Ma in base a quale potere costituzionale il capo dello Stato impartisce direttive alla stampa perché tradisca la sua missione di fare domande e dare notizie?

Viene quasi nostalgia del Minculpop, che almeno le veline ai giornali le passava con più discrezione. E comunque tutti sapevano di vivere sotto una dittatura. 
Oggi la democrazia muore, ma a nostra insaputa.

Chi va col kazako…di Massimo Rocca, il Contropelo di Radio Capital

Provo a trovare una motivazione positiva. Blindare Alfano oggi, dire che il governo non può cadere salvo contraccolpi irrecuperabili, significa poter dire le stesse parole tra dodici giorni se la Cassazione dovesse spedire al gabbio il Cavaliere. Poi, però, stremato mi rendo conto che col piffero che Napolitano ha speso le stesse parole in occasione dei tentativi semi eversivi in parlamento o al tribunale di Milano. E allora lascio perdere. Perché io non ne posso più di questo presidenzialismo mascherato e un po’ vigliacchetto cui siamo sottoposti senza contrappesi e nel silenzio della buona stampa. Cerco vanamente nella costituzione un articolo, un comma, un lemma che affidi al capo dello stato il potere di dire che un governo è insostituibile, perché se i contraccolpi sono irrecuperabili, il governo è ovviamente insostituibile. Mi chiedo chi come dove quando e perché abbia firmato questa sospensione dell’agibilità politica del paese, e come possa la sovranità popolare essere esercitata se le forme previste dalla costituzione, compresa l’assenza di mandato imperativo, sono state messe sotto sequestro sostanziale.

Ma che siamo kazakistani?

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