La nebbia all’irto Colle

Pdl, norma ‘anti-contestatori’ arriva alla
Camera. Pene fino a tre anni di carcere 

 Tutto perfettamente  in linea con l’andazzo generale. Gli eversori ormai sono quelli che difendono lo stato.

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Ci impongono i governi per evitare il default, ma noi siamo già in default per faccende molto più serie di un’economia che va a rotoli.

Lo siamo perché stiamo permettendo a chi è stato la causa della crisi di avere ancora voce in capitolo nella politica.

Lo siamo perché la democrazia in questo paese non esiste più da un pezzo; il colpo di stato non è la discesa dei carri armati sulle piazze e la presa del potere per mezzo della violenza ma è tutto quello che succede prima, la sua preparazione, quelle azioni spacciate per legittime, che rientrano perfettamente nella gestione della democrazia di uno stato di diritto mentre non lo sono affatto.

E’ colpo di stato sequestrare due persone a casa loro per consegnarle al dittatore amico dell’impostore abusivo che ancora detta legge, la sua, quella del ricatto, delle minacce e il parlamento s’inginocchia, sospende i lavori per solidarizzare con un fuorilegge: il governante occulto, quello che strepita che lo vogliono estromettere dal parlamento per legge ma in quel parlamento non ci va 99 volte su 100.

E quale che sia la sua condanna lui avrà sempre la possibilità, offerta in grande stile da chi avrebbe dovuto proteggere non lui dallo stato ma lo stato da lui, ovvero il padre di tutti gli italiani, il garante della Costituzione, di condizionare la politica.

E questo può succedere solo in un paese dove si chiede, si pretende anzi, l’assunzione di responsabilità di tutti, del loro agire, che siano Magistrati, medici, avvocati, insegnanti, il barista sotto casa meno però della politica che non paga mai per i suoi errori, molti dei quali fatti tutt’altro che per sbaglio.

Può sembrare banale, anzi, demagogico come dicono quelli bravi ma spesso la verità si spiega meglio con frasi semplici che coi tanti artifici verbali che invece si usano per nasconderla.
I cittadini italiani, noi, dopo averne dovuto subire un altro, imposto, non scelto – quello dei  guastatori dello stato sociale mascherati da tecnici sobri –  stiamo pagando un governo [ di necessità, s’intende], tutto il suo contorno, quello dei saggi prima e dopo [con buona pace di chi si lamenta che per pensare non guadagna un cazzo],  consulenti, portaborse e borsette griffatissime, la macchina costosissima del Quirinale al cui interno risiede un signore che ha dimostrato ampiamente che i fatti di tutti gli italiani non gli interessano più quanto invece ha a cuore il destino di uno in particolare –  per rispondere agli ordini di quell’uno in particolare.

Napolitano oltre ad essere il presidente della repubblica è anche il capo supremo della Magistratura, e di fronte all’atto eversivo di ieri ma anche in occasione delle “manifestazioni” davanti ai tribunali di Milano e Brescia a cui hanno partecipato ministri di questo governo, il vicepresidente del consiglio, agli insulti quotidiani rivolti alla Magistratura non ha detto e non dice  una parola a difesa dei giudici.

Non gli è sfuggito neanche un monito: la sua preoccupazione maggiore è che questo bel governo dell’inciucio a cielo aperto vada avanti; a fare che, non è dato sapere.

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Il caso Ablyazov: nuova vergogna per il governo Letta

Parlamento vergogna. Nell’anonimato

[Il Fatto Quotidiano]

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Rutto nazionale
Marco Travaglio, 11 luglio

Nel Paese del Partito Unico Pdmenoellepiùelle, dove basta un ruttino o un peto del padrone del governo, del Parlamento e del Quirinale per scatenare l’allarme generale, accade pure questo: la serrata delle Camere in segno di lutto nazionale perché la Cassazione, anziché prescriverlo per l’ottava volta, pretende addirittura di giudicarlo in tempo utile. Una minaccia bella e buona del potere legislativo a quello giudiziario in vista del 30 luglio, spacciato come una riedizione del 25 luglio 1943, anche se tutti sanno che B., diversamente dal Duce, non finirebbe agli arresti né in ambulanza neppure se condannato e interdetto, anzi continuerebbe a comandare fuori dal Parlamento, dove peraltro già ora non mette piede. Insomma non cambierebbe nulla. Ma il fatto che sia arrivato terzo alle elezioni (cioè ultimo, se non ci fosse il partito di Monti che svolge in Italia le funzioni della Grecia in Europa) aggiunge un tocco di surrealismo al calarsi le brache del cosiddetto Pd che, sebbene fosse arrivato primo, conta ormai quanto un pelo superfluo. Siccome poi si chiama Democratico, s’è accodato alla protesta eversiva del Pdl dopo un’approfondita riunione fra tre persone di ben 10 minuti (comunque meglio di quanto fece per dire no a Rodotà, riesumare Napolitano e governare con B.). E, per entrare definitivamente nella leggenda, ha affidato la comunicazione dello storico evento a tal Roberto Speranza, inopinatamente capogruppo alla Camera, lo stesso che da giorni ci spiega come superare il complesso di B. e intanto propone le stesse “riforme” della giustizia di B. Sentite che concentrato di neuroni: “Non c’è stata nessuna moratoria. Abbiamo solo votato per consentire al Pdl di tenere l’assemblea del gruppo nel pomeriggio. Abbiamo invece respinto una richiesta ingiustificata di sospendere tutti i lavori per tre giorni”. Cioè, siccome il Pdl voleva prima una novena e poi un triduo penitenziale, chiudere il Parlamento per 24 ore è una grande vittoria del Pd. Intanto l’ologramma di Epifani strapazza il Cainano da par suo: “Quanto accaduto rende ancora una volta esplicito il problema di fondo di questi mesi: la vicenda giudiziaria di Berlusconi e il rapporto d’azione di governo e di Parlamento. Questo nodo deve essere sciolto solo tenendo distinte le due sfere, perché se no, a furia di tirare, la corda si può spezzare con una scelta di irresponsabilità verso la condizione del Paese e la sua crisi drammatica”. Il ruggito del coniglio: ne ho prese tante, ma quante gliene ho dette! Nessuno, nel Pd come in tv e sui giornali, dedica una parola al merito della questione: B. ha un processo in Cassazione per frode fiscale perché è un monumentale evasore fiscale. Interessa a qualcuno sapere se, come dice lui, è un perseguitato politico o, come emerge dagli atti, è un delinquente matricolato? No, a nessuno, perché tutti sanno che è buona la seconda. Lo sa B. e ci mancherebbe. Lo sanno i suoi eletti, che lo conoscono bene e gli somigliano. Lo sanno i suoi elettori, che lo votano apposta e vorrebbero somigliargli. Lo sa il Pd, che gli ha fatto scegliere il presidente della Repubblica e quello del Consiglio e ha deciso di governare con lui e di riformare la Costituzione con lui, quando era arcinoto che era imputato nei processi Mediaset, Ruby, Unipol, De Gregorio e Tarantini, destinati a ripartire dopo l’incredibile pausa elettorale e post-elettorale imposta dal Quirinale. E lo sapeva naturalmente il regista di tutto: Napolitano, che il Foglio descrive sconfitto nel suo “lavoro di costruzione di un equilibrio possibile” (sarebbe un attentato alla Costituzione, ma il Colle non si degna neppure di smentirlo). Tutti insieme, in barba agli elettori che
l’avevano punito con 6,5 milioni di voti in meno, hanno riportato al governo un delinquente e ora tremano all’idea che la Cassazione lo metta nero su bianco. Se cade lui, cadono tutti. Dunque la parola d’ordine è una sola, categorica e impegnativa per tutti: “Nessuno tocchi Cainano”.

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IL PRESIDENTE E IL VERME NELLA MELA [Antonio Padellaro, 11 luglio]

La domanda è: possibile che Giorgio Napolitano non sapesse che il governo delle larghe intese, da lui fortemente voluto e imposto, contenesse in sé, come un verme nella mela, i problemi giudiziari di Silvio Berlusconi? Escludiamo che abbia potuto minimamente fidarsi della promessa del Caimano di tenere il governo Letta al riparo dalle conseguenze dei suoi molteplici reati. Chi può credere infatti che un personaggio navigato come il capo dello Stato, magistrale artefice della propria rielezione al Quirinale, abbia potuto dare retta all’uomo più bugiardo del pianeta? Resta la seconda risposta: che cioè Napolitano, purché si desse vita a quel mostro politico che è la maggioranza Pd-Pdl, non ha badato a spese, non prevedendo forse un prezzo così salato. Dopo aver tradito il mandato elettorale con gli elettori (“Mai con Berlusconi”), ora il Pd è costretto a vergognarsi di se stesso. Aver votato quell’indegna sospensione dei lavori parlamentari non solo equivale a una sottomissione ai voleri del Pdl, ma acquista un valore simbolico incancellabile nel momento in cui quella pausa istituzionale diventa omaggio penitenziale al miliardario plurinquisito, oltreché pressione inaudita sulla Corte di Cassazione. Il fatto è che il gruppo dirigente democratico, a furia di compromessi con la propria storia, ha perso completamente identità e orientamento, tanto che oggi, per dire, tra uno Speranza e un Alfano non si nota nessuna differenza. Ma forse era proprio questo che si voleva. Il verme nella mela sta producendo un altro inevitabile effetto. I guai penali dell’affettuoso protettore di Ruby Rubacuori, da ossessione privata dell’imputato e problema esclusivo del Pdl, grazie alle improvvide intese allargate si è trasformato in un gigantesco affare di governo e di Stato. Addirittura una bomba termonucleare sul futuro dell’Italia, come vanno preconizzando i terrorizzati giornaloni. Poiché, se la Cassazione dovesse confermare la condanna di Berlusconi con le annesse pene accessorie, costui risulterebbe interdetto dai pubblici uffici. Compresi quelli che non esercita come senatore della Repubblica, visto che è risultato assente dall’aula nel 99,7 per cento delle sedute. Un’onta che, secondo i profeti di sventura, comporterebbe con la crisi di governo una serie di catastrofi a catena, comprese la peste bubbonica e le cavallette. Un trucco da imbroglioni che ha l’unico scopo di far ricadere sui giudici della sezione feriale della Cassazione una responsabilità enorme. Insomma, visto che il governo non decide un fico secco e che l’economia va di male in peggio, retrocessa dalle agenzie di rating, che fosse questo il vero scopo delle larghe intese, salvare il Cavaliere?

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