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Delle critiche, dei giudizi e della coerenza

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Tutto si può criticare e mettere in discussione, perfino l’esistenza di Dio, però correttezza vorrebbe che a farlo fosse chi ha dimostrato di avere la mente libera sempre e a proposito di chiunque.
Chi invece ha retto il sacco, e lo continua a fare a sprezzo del ridicolo alla bella politica tradizionale dei partiti, quelli che hanno trascinato questo paese nell’inenarrabile e che adesso fanno fronte comune non solo in parlamento ma anche nel giudizio verso i 5 stelle e su argomenti che i partiti conoscono molto bene peraltro avendoli praticamente inventati loro –  tipo la cacciata più o meno silenziosa dei propri dissidenti  – dovrebbe, per decenza sua, mica per altro, mantenere un atteggiamento più discreto.
Se sta zitt*, è meglio.

Neanche a me piace la politica ridotta ad una specie di Grande Fratello con tanto di nomination ed espulsione decisa da un pubblico e penso che ogni regolamento si possa modificare in corsa, ma rispetto a quello che hanno sempre  fatto i partiti, quelli belli santificati e uniti in matrimonio da Napolitano, e lo han fatto dietro le quinte presentandosi poi ai loro elettori con la faccia bella dei democratici, quelli dei 5 stelle sono poco più che peccati veniali.

 

 

Sul blog di Grillo i risultati della votazione sull’espulsione della senatrice Adele Gambaro sotto accusa per le critiche al leader. Gli aventi diritto, cioè gli iscritti al 31 dicembre 2012, erano 48.292: di questi hanno votato in 19.790. Il 65,8% (13.029 voti) ha votato per l’espulsione, il 34,2% (6.761) ha votato no (leggi). Ma secondo un sondaggio Ipr/Tg3 gli elettori del Movimento non condividono la linea: consensi scesi dal 25 al17%, maggioranza contraria all’espulsione (leggi)

 

BLOG TRAVAGLIO – IL REATO DI LESA MAESTA’ CONTRO IL CAPO E’ DA ROMANIA DI CEAUSESCU  [I grullini – 19 giugno]

Senti chi sparla
Marco Travaglio, 20 giugno

C’è un solo spettacolo deprimente come i 5Stelle che cacciano una senatrice per aver criticato Grillo: i partiti che danno lezioni di democrazia. Anziché tacere e guardare al proprio interno, nella speranza che non lo facciano anche i loro elettori superstiti, i partiti dei soldi pubblici in barba al referendum, delle tessere false, dei congressi taroccati o mai fatti, delle regole violate o cambiate su misura per gli amici, degli statuti carta straccia, dei probiviri dormienti e del Porcellum, montano in cattedra col ditino alzato: “Eh no, certe cose non si fanno”. 

Il socialista Nencini si appella addirittura a Grasso perché salvi la Gambaro, e lui la democrazia dei partiti la conosce bene perché viene dal Psi: il partito di Craxi che cacciava i dissidenti Codignola, Bassanini, Enriques Agnoletti, Veltri e altri e si autocelebrava nei congressi con le piramidi di Panseca facendosi eleggere per acclamazione. Anche il centrosinistra inorridisce per le 4 o 5 espulsioni grillesche, forse perché ne ha all’attivo centinaia: quando si tratta di democrazia interna, fa le cose in grande fin dai tempi della cacciata del gruppo “manifesto” e dei “pidocchi” di togliattiana memoria. 

Chi volesse l’elenco completo (o quasi) degli espulsi dal Pd lo trova sul blog bojafauss.ilcannocchiale.it . 

Ad Agropoli ne han cacciato uno che aveva denunciato una speculazione edilizia; due consiglieri di Troina li han silurati “per aver votato in contrasto con le indicazioni del partito”; alcuni li han defenestrati con una telefonata dall’esecutivo di Piacenza perché osavano sostenere Renzi, ecc.
Particolarmente democratico il caso di Avigliana, in Valsusa, piccola patria di Fassino. Alle ultime comunali il Pd si presentava in un listone civico Pro-Tav con Pdl e Udc contro i suoi dirigenti locali No-Tav, alleati con Idv, Sel e M5S. 

L’ammucchiata naturalmente perse il Comune e per vendetta il Pd piemontese fece espellere i tre eletti nella lista vincente e commissariare il circolo del paese per eresia dal dogma dell’Immacolata Cementificazione. La Lega ha espulso più dissidenti di un arbitro di calcio, e qualcuno l’ha pure menato. 

Il partitucolo di Monti è un accrocco di partitini personali, da Casini a Montezemolo, capitanati da un senatore a vita che s’è candidato da ineleggibile dopo aver giurato che mai e poi mai. 

Lì alberga pure l’ottimo Buttiglione, che nel ’95 era segretario del Ppi e dall’oggi al domani, dopo aver sfiduciato il governo B., annunciò l’alleanza con B. La maggioranza del partito gli votò contro: lui espulse la maggioranza del partito. Il Pdl, già Forza Italia, ha fatto due congressi in vent’anni, per giunta finti. Tre anni fa Fini, uno dei due fondatori, se ne andò un attimo prima di finire espulso insieme ai fedelissimi Granata, Bocchino e Briguglio, sbattuti dinanzi ai probiviri in quanto “incompatibili con i valori fondanti del partito”. Cioè i valori dell’illegalità,visto che avevano contestato il bavaglio anti-intercettazioni, la prescrizione breve e la revoca della protezione al pentito Spatuzza. Ma il caso più strepitoso risale al 1996, quando fu arrestato il giudice Squillante e furono indagati Previti e B. per averlo corrotto, in base alle accuse di Stefania Ariosto, allora compagna di Vittorio Dotti. Civilista Fininvest da 16 anni, Dotti era il numero 2 di Forza Italia. 

Previti chiese la sua testa per non aver tappato la bocca alla fidanzata. B. lo convocò e gl’intimò di scrivere una totale dissociazione dalla Ariosto e giurare che le sue deposizioni erano “fantasie, calunnie E bugie”. Dotti rispose di non poterlo fare. Allora la Fininvest gli revocò tutte le cause e B. prima lo cacciò dal partito perché “il nostro rapporto si è incrinato”, poi lo “scandidò” da capolista di Forza Italia nel collegio Milano4 a un mese dalle elezioni, rimpiazzandolo con un altro avvocato della ditta. Tanto — disse Ferrara — “a Milano 4 faremmo eleggere non solo Dotti, ma pure il suo cane”. 
Con tanti ringraziamenti dal neodeputato, detto da quel giorno “il cane di Dotti”.

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