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I saggi e i riformatori

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Si attende la sentenza per Stefano Cucchi

Un’altra giornata di attesa.
E un altro test per rendersi conto di quanto è civile questo paese.
Stefano non è morto di fame per caso e di botte per sbaglio.

Stefano Cucchi è morto mentre era sotto la tutela dello stato.

Sottotitolo: 35 saggi  “bipartisan” nominati da Letta per sabotare la Costituzione: fra i presenti Violante a Frattini.

E già il discorso si potrebbe chiudere qui.
Per decenza, mica per altro.
Avevamo tutti ‘sti saggi chiusi da qualche parte e non ce ne siamo mai accorti, nessuno prima di Napolitano e Letta uniti come un sol uomo aveva mai pensato di sfruttare questo enorme patrimonio.

 

Fra i 35 “big” scelti da Letta per conto terzi e forse anche quarti c’è anche Panebianco, l’eccellente politologo del Corriere della sera.
Se si lavora per un giornale prestigioso è tutta un’altra cosa, mica hanno chiamato i politologi del Manifesto o del Fatto Quotidiano, per dire.

E c’è anche il costituzionalista Onida che ha fatto parte anche dell’altra commissione, quella dei dieci senza una donna voluta da Napolitano per arrivare al coronamento di questo magnifico governo delle larghe intese.

Onida, lo stesso che disse che il conflitto di attribuzioni aperto da Napolitano contro la procura di Palermo era giusto.
Zagrebelsky non c’è, forse perché diceva il contrario.
Violante, anche lui inserito in entrambe come Onida poi deve essere proprio saggio saggio. Chissà perché nessuno ci aveva mai fatto caso prima.

Adesso per i colpi di stato non servono più i manganelli e nemmeno i carri armati, basta farli passare per azioni necessarie, legittimate non dal popolo ma da un parlamento di NON ELETTI dal popolo. 

Il popolo, sovrano per Costituzione, non ha chiesto a questi signori di fare nessuna riforma, oltre a quella, urgentissima, sulla legge elettorale.

Riuscire a fare questa sarebbe già molto, anzi tutto.

Se dovessi applicare i vostri criteri, quelli che avete applicato voi nella scorsa legislatura contro di noi, che non avevamo fatto una legge sul conflitto di interessi, non avevamo tolto le televisioni all’onorevole Berlusconi, onorevole Anedda, la invito a consultare l’onorevole Berlusconi perché lui sa per certo che gli è stata data la garanzia piena, non adesso, nel 1994, quando ci fu il cambio di Governo, che non sarebbero state toccate le televisioni. Lo sa lui e lo sa l’onorevole Letta [lo zio del nipote, nota di R_L]. A parte questo, la questione è un’altra. Voi ci avete accusato di regime nonostante non avessimo fatto il conflitto di interessi, avessimo dichiarato eleggibile Berlusconi nonostante le concessioni… durante i governi di centrosinistra il fatturato di Mediaset è aumentato di 25 volte.

[Luciano Violante: intervento nella seduta n. 106 della XIV legislatura del 28 febbraio 2002 alla Camera dei Deputati]

Sbirulino e Paperoga costituenti, il capolavoro delle larghe intese

Una convenzione di 40 membri. Più una commissione di 35, tra cui qualcuno dei 10 saggi che Napolitano nominò per allungare il brodo in attesa delle larghe intese. Più un partito che aspetta una sentenza della Cassazione per sapere se il suo leader potrà mai rientrare in un ufficio pubblico, se non come cliente alle Poste. Più un partito diviso su tutto che si accapiglia tra presidenzialisti, semipresidenzialisti, favorevoli, contrari e dubbiosi. Più un governo che sta in piedi per miracolo in attesa di un qualche scossone. Più una legge elettorale che fa schifo e compassione, che tutti, a parole, vogliono cambiare ma molti, a fatti, no. Anzi. C’è chi dice che bastano lievi modifiche, chi che bisogna tornare a quella di prima, chi che se non si sistema la Costituzione è inutile toccare il Porcellum, e chi teorizza un “Porcellinum” (giuro!).

La questione dell’olio di ricino, fonte e commento

Così ognuno può trarre la conclusione che vuole. La mia è che – primo – i leghisti usano un linguaggio fascista che non bisognerebbe mai lasciargli passare: e chissà se in assenza della replica di Castelli qualcuno ne avrebbe parlato; secondo, che Castelli avrebbe fatto molto meglio a denunciare le parole da manganellatore di Allasia anziché farle proprie con altri obiettivi, dato che in un Paese civile l’olio di ricino non bisogna darlo a nessuno – a parte le signore che desiderano capelli più luminosi, naturalmente: ma in questo caso si tratta di uso esterno, ecco.

Premesso che il “tiro a Grillo” [cit. Marco Travaglio] è un’evidenza di cui se ne sono accorti anche quelli che lo praticano, penso che ci siano termini che in un parlamento, alla camera e al senato non si dovrebbero proprio pronunciare.

Tutto quello che non si deve fare quando si sta nell’occhio del ciclone è dare altre possibilità, quelle che poi fanno dire ai tiratori scelti “visto? abbiamo ragione noi”.

Nota a margine: 35 persone stanno per mettere le mani sulla Costituzione in nome e per conto di un governo non scelto ma imposto. Un governo palesemente in ostaggio di un malfattore. Tutta gente nemmeno lontanamente paragonabile al valore che avevano le persone che l’hanno ideata e scritta; per questo penso che bisognerebbe cercare di alzare un po’ il livello del dibattito.

Se la priorità del governo di necessità è il paese con tutte le sue emergenze che c’entrano adesso le riforme costituzionali?
Qualcuno ha chiesto a questi “signori” di farlo?
Qualcuno ha detto che la Costituzione così com’è non va più bene?
Chi ha chiesto al Re Magnanimo di formare una commissione per rivedere le norme costituzionali: il popolo?
Siccome la risposta è no, ci vorrebbe qualche giornalista bravo che glielo chiedesse, che se lo facesse spiegare e anche molto bene.
In un paese normale anche il capo dello stato risponde all’opinione pubblica.

È ufficiale: Grillo ruba
Marco Travaglio, 5 giugno

Ora basta. Non se ne può più di questi attacchi di Grillo ai giornalisti che raccontano balle. Se però i giornalisti la piantassero di raccontare balle, farebbero cosa gradita, oltre a riscoprire il loro mestiere. Prendiamo il programma forse più pluralista della Rai: Linea notte su Rai3. È diretto da Bianca Berlinguer e condotto da Maurizio Mannoni: due persone serie, due ottimi professionisti. Eppure lunedì han dato vita a una puntata a dir poco imbarazzante, che la dice lunga sul sistema dell’informazione da quando, sulla scena, s’è affacciato il terzo incomodo: M5S. L’equilibrio in studio era la perfetta sintesi di un mondo che non c’è più: quello della cosiddetta destra e della cosiddetta sinistra.
Da una parte il giornalista del Foglio Antonio Amorosi. Dall’altra, per il Pd che è sempre spaccato in mille fazioni, erano in due: il direttore dell’Unità Claudio Sardo e Arturo Parisi. Liquidati l’Eternit, la Turchia e il presidenzialismo, si passa allo sport preferito da politici e giornalisti al seguito, che mette tutti d’accordo: il tiro al Grillo. Amorosi spiega, con l’aria di chi la sa lunga, che Grillo e Casaleggio “mandano nella stanza dei bottoni dei signori nessuno incompetenti”, ben diversi dai competentissimi politici che han così ben governato in questi anni. Parte il sondaggio: il M5S perde, il Pd arretra, il Pdl avanza, ma il dibattito che segue riguarda solo il M5S che perde. Non sia mai che si metta in dubbio l’inciucio. L’Amorosi piazza il colpaccio: “Impazza sul web un’altra inchiesta di un’associazione genovese che si batte per la trasparenza nella politica”. Cosa ha scoperto quest'”altra inchiesta” (altra rispetto a quali altre, non è dato sapere)? Roba grossa: “I 5 Stelle hanno un solo tesoriere, Grillo, e incassano importi ingenti senza dichiararli, al di fuori di qualsiasi legalità”. Cioè prendono tangenti. La prova?
A Savona avrebbero incassato ben “10 mila euro” e “moltiplicando la cifra per tutte le grandi città si arriva a somme molto ingenti”. Tutto in nero. Il che, chiosa il “collega” del Foglio , non è mica bello per “un movimento cresciuto dando lezioni di trasparenza agli avversari e ai giornalisti che dicono la verità sul Movimento”. Qualcuno chiede di quale “inchiesta” si tratta? Dove sono le carte? Se ne sta occupando qualche Procura, visto che sarebbe un reato? Qualcuno, puta caso, ricorda che i 5Stelle sono l’unico gruppo parlamentare ad aver rinunciato ai rimborsi elettorali per la bellezza di 42 milioni di euro? O rammenta che l’altro giorno, sul blog di Grillo, è stata pubblicata la lista delle donazioni ricevute per finanziare la campagna elettorale? No, anzi: Sardo fa notare che “Grillo ha sempre giocato per Berlusconi” (infatti è all’opposizione, mentre il Pd governa col Pdl). Ma soprattutto “Berlusconi ha portato la sua ricchezza in politica” (poveretto: sono vent’anni che ci rimette un sacco di soldi), mentre “Grillo è il primo politico che guadagna soldi con la politica tramite il suo blog”. “Bravo!”, lo applaude Amorosi. Forse Sardo parla della pubblicità sul blog di Grillo, i cui importi saranno noti fra due settimane quando l’assemblea soci della Casaleggio & Associati approverà il bilancio 2012 (quello del 2011 si chiuse in perdita per 57.800 euro su un fatturato di 1,4 milioni). Ma non lo spiega, come non spiega cosa c’è di male nell’avere un blog e nel finanziarlo con pubblicità, e che c’entri tutto ciò col “guadagnare con la politica”. Nessuno naturalmente domanda a Sardo quanti soldi incassino l’Unità e il suo sito dalla pubblicità e dallo Stato (che ne garantirà i debiti), e quanti milioni (45) sta per incamerare il Pd per “rimborsare” spese elettorali in parte mai sostenute, e se ciò per caso significhi che il Pd e i suoi portaborse “guadagnano con la politica”. Ora Grillo ha tre alternative: querelare e attendere dieci anni per la sentenza; insultare; rispondere nel merito. La prima è inutile, la seconda è indecente, la terza sarebbe l’ideale se i giornalisti facessero i giornalisti. Invece pare già di sentirli: “Ma basta, questi grillini parlano sempre di soldi e scontrini, e che palle!”.

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