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Dis’affezione

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Un abbraccio affettuoso a Dario Fo e un arrivederci chissà dove a Franca Rame.

FRANCA RAME MORTA A MILANO

L’attrice, moglie di Dario Fo, impegnata per i diritti delle donne, aveva 84 anni. Era malata da tempo.

Letta: “la gente ha capito la scelta delle larghe intese“.

Infatti: ecco perché  Marino aveva votato Rodotà e aveva votato contro la fiducia al governo Letta.

Sottotitolo: non si recupera un paese ostaggio della disinformazione, vittima di chi vuol far credere sistematicamente e puntualmente che Cristo morì di freddo e dove quelle poche voci che cercano di farsi spazio nella melma vengono considerate eversive, anti stato, nemiche della democrazia.
In un paese amico della verità non esisterebbero, ad esempio, crimini impuniti da quarant’anni e nemmeno quella che è molto più di un’ipotesi: lo stato che preferì trovare un accordo con la mafia anziché contrastarla con tutte le sue forze.
La verità, quando viene negata va anche pretesa, ma, evidentemente, non è un interesse comune, c’è ancora troppa gente a cui la verità non interessa, può farne a meno o forse la teme.

Se l’informazione, quella ufficiale, che paghiamo attraverso una tassa alla tv cosiddetta di stato e finanziando la carta stampata con tanti, troppi soldi, fosse stata così precisa e puntuale a rilevare gli errori delle varie maggioranze e opposizioni, della politica tutta, quella bella, quella tradizionale dei partiti – diciamo negli ultimi vent’anni –  così come lo è non facendo passare nulla ai 5stelle, oggi probabilmente parleremmo di un maggio che sembra novembre.

Una corretta informazione è la struttura portante di ogni democrazia. E noi non l’abbiamo mai avuta.



Chi non va a votare non è disaffezionato né alla politica né al voto ma solo e unicamente a chi rappresenta in quel momento la politica.

Sono le facce ad aver stancato, non la politica.

Il pd non paga solo l’alleanza italicida con Monti ma soprattutto il suo essersi allontanato da un’idea di sinistra vera. 
Di non aver proposto un programma di sinistra.
Paga il non aver tentato un’altra soluzione invece di adeguarsi ai desiderata di Napolitano che ha tirato dentro Monti come se quella fosse l’unica soluzione possibile.
Quindi è perfettamente inutile il giochino di cercare il colpevole adesso.
Rilanciare ogni giorno la questione del di chi è la colpa è un affare buono dal punto di vista mediatico, per farci stare qui tutti i giorni a dire le stesse cose.
E gli italiani questo lo hanno capito benissimo, altrimenti non avrebbero disertato in massa queste elezioni; il fatto che a Roma, dopo i disastri prodotti dall’ex picchiatore sia andata a votare la metà degli aventi diritto dovrebbe suscitare tutt’altro tipo di riflessioni, a differenza di quello che pensano dicono e scrivono i soliti soloni che cercano di far credere che queste elezioni siano state un tributo al governo delle larghe intese.
Mi dispiace per il fan club di Bersani che ieri sera si è commosso rivedendo l’ex segretario in tv ma Bersani è lo stesso che abbracciò Alfano, lo stesso che si commosse quando l’inciucio venne trasformato in solida realtà. 

Il problema in Italia non è solo la mancanza di rappresentazione politica di sinistra, è stato soprattutto il non aver avuto una vera opposizione.

 Con una opposizione convintamente oppositiva e non facilmente seducibile dall'”antagonista” berlusconi sarebbe stato sconfitto come piacerebbe a tanti, anche a sinistra, e cioè politicamente, semmai sia giusto che ad un delinquente vengano date ancora e ancora opportunità come quelle regalate a berlusconi dalla politica e dalle istituzioni.
Chi è vittima dei suoi errori non può prendersela con nessun altro oltre a se stesso.

Veni, vidi, inciuci
Marco Travaglio, 29 maggio

Chi ha visto i tg e i talk di lunedì e ha letto i giornali di ieri s’è fatto l’idea che gli italiani, improvvisamente impazziti tre mesi fa quando andarono in massa a votare Grillo, siano prontamente rinsaviti precipitandosi a premiare il Pd e le sue larghe intese col Pdl. A parte una quota crescente di elettori che, in preda a una non meglio precisata “disaffezione” o “distacco” dalla politica, è rimasta a casa. Corriere : “Vince l’astensione, perde Grillo, sale il Pd”. Repubblica : “La rivincita del Pd, crolla Grillo”. La Stampa: “Fuga dal voto, flop dei grillini, il Pd risale”. L’Unità: “Avanti centrosinistra”, “La spinta per ripartire”. Libero : “La tenuta del Pd allunga la vita al governo Letta”. Poi uno legge i numeri e scopre che non ha perso solo Grillo. Han perso tutti. Chi molto, chi moltissimo. Prendiamo Roma. Alle ultime comunali del 2008, quando Alemanno batté Rutelli al ballottaggio, il Pd prese 520.723 voti (34,04%) e il Pdl 559.559 (36,57%). L’altroieri il Pd s’è fermato a 267.605 (26,26%) e il Pdl a 195.749 (19.21%). Cioè: il Pd ha perso 295.160 voti (-43%) e il Pdl 457.935 (-65%). Ma, si dirà, era un altro mondo: i neonati 5Stelle si fermarono al 2%. Bene. Allora vediamo le politiche di febbraio 2013. A Roma il Pd raccolse 458.637 voti (28,66%) e il Pdl 299.568 (18,72%). Cioè: in tre mesi il Pd ha perso per strada 191.032 voti (-41%) e il Pdl 103.819 (-34%). Che senso ha dire che il Pd “sale”, o”avanza”, o “tiene”, o “risale” o addirittura ottiene la “rivincita”, quando nei comuni capoluogo perde il 38% dei voti in tre mesi? Sappiamo bene che, nelle comunali, conta arrivare primi. Ma questo varrebbe anche se la prossima volta i votanti fossero tre, e due scegliessero il Pd e uno il Pdl: sarebbe questa una vittoria, una salita, una risalita, una rivincita, una tenuta, un’avanzata, una spinta? Ma ecco l’angolo del buonumore, cioè il Giornale. Titolo: “Il voto non preoccupa il Cav: il governo rimane al sicuro”. Svolgimento: “Che avrebbe dovuto pagare un piccolo pedaggio alle larghe intese, il Cavaliere l’aveva messo in conto”. Piccolo pedaggio? Perdere due terzi dei voti a Roma in cinque anni e un terzo in tre mesi è un “piccolo pedaggio”? E l’estinzione allora che cos’è, un medio pedaggio? Sallusti News parla anche di “flop dell’antipolitica”: il 50% fra astenuti e grilli non gli basta, comincerà ad accorgersene dal 90% in su. Il meglio però lo danno gli aruspici delle larghe intese, intenti a leggere i fondi di caffè per saggiare la magnifiche sorti e progressive dell’inciucio. Enrico Letta non ha dubbi: “Ha vinto il governo delle larghe intese, nessun premio alle forze di opposizione. Dicevano che il cosiddetto inciucio doveva portare Grillo all’80%: si sbagliavano, al ballottaggio vanno solo candidati del Pd e del Pdl”. Il Genio Nipote non s’è neppure accorto che i protagonisti delle larghe intese, Pd e Pdl, han perso almeno un milione di voti su sette in tre mesi (di Monti è inutile dire: non pervenuto). E non lo sfiora neppure l’idea che Pd e Pdl vadano al ballottaggio proprio perché si presentano l’un contro l’altro armati, non affratellati in un’unica lista, secondo uno schema che è l’esatto opposto delle larghe intese. Ma sentite l’acuto Epifani: “La gente ha capito che questo governo non è un inciucio, ma un servizio al Paese”. Forse non sa che Marino è uno dei pochi pidini che han votato contro il governo Letta. O forse pensa davvero che a Isola Capo Rizzuto i pochi elettori superstiti, mentre si trascinavano ai seggi, si interrogassero pensosi sui destini delle larghe intese. Ma sì, dai, non è successo niente, anzi è tornato tutto come prima. A parte un filo di “disaffezione”, ecco. Questi, quando vedranno i primi i forconi, esulteranno fischiettando: “Visto? Stiamo rilanciando l’agricoltura”.

Ps. A Sulmona va al ballottaggio, secondo classificato
col 21,8%, l’ingegner Fulvio Di Benedetto, della coalizione civica Sulmona Unita. Il quale, purtroppo, è morto 15 giorni fa. Un altro ottimo auspicio per le larghe intese.

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  1. Chi si astiene approva lo status quo, al limite se al ballottaggio vince la sinistra vorrà dire che le centinaia di manager e consulenti delle municipalizzate che ora sono di destra saranno sostituiti con altrettanti personaggi amici e fratelli della sinistra senza che ci sia un solo euro di risparmio dai loro lauti emolumenti e vorrà dire che il bobbolo, astenuti compresi, continuerà a viaggiare su autobus sporchi, affollati e scarsi, visto che l’azienda di circa 13.000 persone ha solo 6000 autisti. Certo che se ci fosse più informazione, allora gli astenuti avrebbero avuto la possibilità di stroncare questo giochino destra, sinistra, e caldissimo centro, però devi considerare anche il fatto che se uno si vuole informare da autodidatta oggi ha molte possibilità di farlo

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    • Sono sempre andata a votare ma penso che chi non va a votare perché non ha la sua rappresentanza politica abbia anche il diritto di lamentarsi, invece.
      Il discorso su chi non va a votare ha sempre torto io non l’ho mai condiviso. Perché un cittadino ha il diritto dovere di andare a votare, ma ha anche il diritto di non farlo quando non c’è nessuno che rappresenta le sue vedute, la sua idea di politica. E ci mancherebbe pure che non fosse così. Sono cinquant’anni che in Italia si vota per il meno peggio. Quanto altro tempo si può andare avanti così?
      E , l’informazione non va cercata, va servita. Paghiamo fior di milioni di finanziamenti ai giornali, una tassa alla tv di stato, per essere informati correttamente. Io non me la devo andare a cercare una notizia, nei paesi normali non funziona così.

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  2. Io sono stupito dal modo in cui i media tradizionali fanno il processo al m5s. Davvero raccapricciante.

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