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L’impiglio

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17 maggio: Giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia

Ancora oggi, in una repubblica democratica del terzo millennio, c’è chi pensa che gli omosessuali siano persone non degne di avere quei diritti che ha chi omosessuale non è. 


E ancora oggi in Italia non c’è una legge specifica per tutelare le minoranze. 

E ancora oggi si consente a personaggi pubblici, a certi politici, di poter esprimere idee omofobe, violente e razziste e non succede niente, dopo.

In questo paese bisogna ribadire ogni giorno che l’omosessualità rientra nella NORMALITA’ della vita di tanta gente.

Tutto questo non è civile, non è normale, non è degno di una democrazia occidentale.

L’omofobia deve diventare un reato, perché esprimere idee omofobe significa incentivare atti violenti;  l’omofobia, come il razzismo e il fascismo non è una libera espressione del pensiero né un diverso punto di vista su una questione, come dire: panettone o pandoro, amatriciana o carbonara, carne o pesce.
L’omofobia è un crimine, è violenza che non deve trovare nessuna residenza in una società civile.

…O COSI’ O IL GOVERNO CADE
Pdl, tre minacce in un solo giorno

Ineleggibilità, il Popolo della Libertà contro Zanda che si dice pronto a votarla. M5S: noi ci siamo
Imu, Brunetta a Porta a Porta: “Riforma entro agosto anche per le imprese o addio esecutivo” (leggi)
Video – Longo: “Interdizione? Letta cade un minuto prima”. Ma B: “Patto con Pd chiude guerra civile”

Sottotitolo: ma che bel tipino Zanda, prima fa il cazzone e dice che che silvio in parlamento non ci può stare per la storia dell’ineleggibilità e appena la banda del bassetto ha alzato la voce ha ritrattato dicendo che è una sua opinione personale.
Ma un paese può stare nelle mani di gente così, può viaggiare sull’onda del ricatto di un  delinquente [sempre per sentenze] e delle sue minacce?

E qua parlano di vilipendio, di offese via web?  sono trent’anni che berlusconi è ineleggibile, la Costituzione è nata nel ’48; la norma sull’ineleggibilità risale al ’57, quindi significa che cinquantasei anni fa dei politici molto più lungimiranti e previdenti, che questo paese lo amavano davvero, avevano già messo nero su bianco che i possessori di media e mezzi di comunicazioni non potessero, ovviamente, logicamente e civilmente, avere gli stessi diritti di chi non lo era e lo è di partecipare alla politica da politici. 

Che la separazione fra controllori e controllati doveva essere una legge dello stato.

E oggi si parla di vaffanculi via web, di impedire le intercettazioni che sono uno dei sistemi investigativi più efficaci di lotta al malaffare, alla criminalità e alle mafie.
Pietà, e misericordia, anche.

Una minaccia al giorno [ma anche più d’una] ce la farà a togliere il governo da torno? io spero di sì. 
E mi dispiace per tutte le intellighenzie che pomposamente ci informano, ci avvertono quasi, che questo è il governo dell’ultima spiaggia per gli italiani perché a me, a naso e ad occhio pare invece che questo sia solo il governo dell’ultima salvezza per berlusconi.

Non c’è cosa che si possa anche e solo provare a dire nel merito di provvedimenti e di leggi senza che qualcuno dei cani da guardia a libro paga dell'”impigliato” non prometta che il governo cadrà “un minuto prima” che accada quella cosa o che qualcuno si metta in testa davvero di realizzarla. 

“Impiglio” è l’ultima frontiera della linguistica inventata da Napolitano per il bene della pacificazione e dell’abbassamento dei toni fino a far sparire proprio le parole per evitare accuratamente di pronunciare, a proposito dei politici disonesti, parole come “imputato, pregiudicato e condannato”.

E magari anche delinquente che non stonerebbe col pendant.

Ad esempio l’interdizione dai pubblici uffici relativa alla sentenza del processo allo “stile di vita” del puttaniere incallito: l’interdizione non è un capriccio della Boccassini, è un provvedimento legato al reato di concussione che ha commesso berlusconi, e se quell’interdizione gli spetta per diritto [di legge] lui e i suoi servitori [armati e non] devono accettare il verdetto della LEGGE e ringraziare anche tutti i loro dei che qui siamo in Italia dove non si è colpevoli prima del miliardesimo appello, grado di giudizio.

Perché se questo fosse stato quel bel paese normale che ogni giorno bisogna nominare stancamente come termine di paragone per la qualsiasi a proposito dell’Italia silvio berlusconi sarebbe GIA’ ospite delle patrie galere, perché i suoi comportamenti non sono riferibili ad uno “stile di vita” come piacerebbe a ferrara e alla santanché che ieri sera a Servizio Pubblico si sono prodotti nei consueti voli pindarici tesi alla difesa dell’amico dei loro cuori  e generalmente a tutti quelli che “ognuno a casa sua fa quello vuole”: sono reati. 

Pagare mazzette alla guardia di finanza per fare in modo che si distragga nei controlli fiscali è reato, rubare una casa editrice con la complicità di giudici compiacenti e pagati un tanto al chilo è reato, abusare del ruolo politico facendo pressioni ai funzionari di una questura è un reato, ottenere le grazie e i favori sessuali da ragazzine con la promessa dei soldi e della bella vita non è una concessione magnanima di un filantropo, è induzione alla prostituzione, e quei favori ottenuti non sono la scelta consenziente di ragazzine sciagurate e arriviste: è sfruttamento di quella prostituzione, dunque un reato.
Tutto questo ovviamente in un paese normale dove la legge non viene accomodata e acconciata in base all’esigenza dei potenti prepotenti delinquenti e in un paese normale dove la politica non si mette al servizio di un delinquente per consentirgli di violare la legge comodamente quando e come vuole.

Impigliato alzatevi
Marco Travaglio, 17 maggio

Nella vertiginosa regressione lessicale che ci sta portando rapidamente verso l’obiettivo “neuroni zero”, mancavano giusto un sostantivo e un aggettivo: li ha pronunciati il presidente Napolitano in una di quelle esternazioni quirinalizie che non si sa bene come qualificare (interviste? moniti? spifferi? sedute spiritiche? Boh). Si tratta di alcune sue frasi pubblicate tra virgolette dal direttore del Messaggero , Virman Cusenza, che lo scortava sull’aereo presidenziale da Roma a Genova, dov’era atteso per i funerali delle vittime della strage al porto. In quella selva di ovvietà da Banal Grande che tanto eccita la stampa nazionale (“portare avanti la barca tra i marosi, dare fiducia al Paese”, Letta “non si lascia intimidire da polemiche né da incidenti di percorso”, “molto misurato”, anzi “attentissimo”, come del resto “Saccomanni”, al discrimine “tra il fare e il non abbandonare il rispetto degli impegni”, “siamo sul filo del rasoio con Bruxelles”), sono affogati il sostantivo e l’aggettivo della neolingua inciucista. Il sostantivo è “moderazione”: “serve moderazione nelle aspettative delle misure economiche”. Il che, tradotto in italiano, significa che il governo non farà un bel nulla, visto che non c’è un euro e i presunti alleati litigano su tutto. L’aggettivo è “impigliato” che, nel nuovo dizionario dei sinonimi, sta per imputato. Dare dell’imputato a B. pare brutto: vedi mai che si incazzi e rovesci il governo del nulla. E allora si dice “impigliato”: “Capisco chi si trova impigliato”. Dove? “In processi e vicende giudiziarie di rilievo”, spiega il Cusenza. Ah ecco, il presidente della Repubblica “capisce” un leader di maggioranza, già tre volte premier, che “si trova impigliato” in quattro processi per corruzione di senatori, concussione e lenocinio minorile, frode fiscale, divulgazione di intercettazioni segrete di un avversario politico. Sono cose che possono capitare a tutti. Specie a chi corrompe senatori, intimidisca questure, paga prostitute minorenni, froda il fisco, divulga intercettazioni rubate. E allora zac!, si ritrova impigliato. E pazienza se, per molto meno, Dominique Strauss-Kahn ha rinunciato all’Eliseo. Il capo dello Stato – italiano, mica francese – capisce anche (“era nelle cose, nella natura”, scrive l’esegeta Cusenza) “le forze politiche che non rinunciano a reagire, ciascuna a modo suo”: anche con manifestazioni di piazza contro il terzo potere dello Stato. Però, fa notare, “meno reazioni composte arrivano, meglio è dal punto di vista processuale”. Nella sua immensa bontà e saggezza di padre, dispensa consigli ai difensori di B., casomai non fossero abbastanza, per favorire un miglior esito processuale all’illustre cliente imputato, anzi “impigliato”. Insomma, al presidente della Repubblica non importa sapere se l’uomo, l’ometto che ha mandato tre volte (direttamente o indirettamente) al governo e a cui ha firmato una dozzina di leggi vergogna è un corruttore, un concussore, uno sfruttatore di minorenni, un evasore fiscale e un violatore di segreti. Questo per lui si chiama – per usare il traduttore simultaneo Cusenza – “il macigno giustizia”: e, siccome “ce lo trasciniamo da anni” ed “è sempre stato all’ordine del giorno”, occorre che “tutti se ne facciano una ragione”. Come dire a un gioielliere che viene rapinato impunemente da anni: guarda, caro, visto che il macigno rapine ce lo trasciniamo da anni ed è sempre all’ordine del giorno, fattene una ragione. Anzi, la prossima volta risparmia la fatica al rapinatore e consegnagli spontaneamente la refurtiva; perché sai, i rapinatori non rinunciano a reagire, ciascuno a modo suo, e non vorrei che una reazione scomposta gli provocasse peggioramenti dal punto di vista processuale; perché io capisco chi si trova impigliato in vicende di rapina. E adesso non rompere perché devo occuparmi di chi mi ingiuria sul web, cioè dei veri reati di cui non riesco proprio a farmi una ragione.

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Una risposta »

  1. il fatto è che si tratta di gente tutta molto over 70.000 e quindi è costretta a rimangiarsi oggi quello che hanno detto ieri per non perdersi il giusto guiderdone a fine mese.
    Quando con il mio partito avrò il 51%, anche questa gente riacquisterà la propria dignità, perchè avranno poco da perdere, già ci sta provando grillo, ma dubito che ci riesca in quanto non ha un unico punto nel programma ed i suoi gli faranno dribblare l’ostacolo distogliendolo

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