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Fanno schifo, sì

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Sottotitolo: ma come son solerti coi provvedimenti disciplinari ai Magistrati.
Dovremmo pretendere la stessa cosa noi nei confronti dei politici, quand’è che qualcuno interverrà a nostra tutela nei confronti dei politici ladri, corrotti, mafiosi, conniventi,  verso ex ministri che testimoniano il falso in processi di mafia e che mentono nel merito di una decisione che un giudice non ha mai scelto di intraprendere?  il CSM da che parte sta, da quella delle guardie o quella dei ladri?

Se un ministro mente nell’esercizio delle sue funzioni o da ex mentre sta testimoniando in un processo di mafia non succede niente, anzi trova pure conforto nella più alta autorità dello stato in questo bel paese pacificato nell’inciucio, sepperò un Magistrato rettifica la menzogna del ministro dicendo la verità viene punita per aver violato un checazzoneso qualunque?

Il falso in atto pubblico non esiste più o viene applicato a discrezione?

Solidarietà alla dottoressa Fiorillo, punita per non aver mentito, per aver osato correggere la balla di maroni: in questo paese dire la verità è diventato un extra che non ci si può più permettere senza rischiare.

Mi auguro che la dottoressa Fiorillo ottenga il successo che si merita col suo ricorso ma ugualmente il messaggio che passa è assolutamente negativo: colpirne uno per educare qualcun altro.
Intanto c’è la sanzione, come quando si paga una multa ingiusta o una bolletta che non corrisponde all’effettivo consumo, al risarcimento poi ci si penserà con calma, e soprattutto senza quel clamore che ha accompagnato il primo provvedimento.
Qualcosa che si può leggere come un tentativo di intimidazione.

Preambolo: 13 novembre 2010
”Quando ho scritto nella mia relazione “non ricordo di avere autorizzato” ho fatto un errore nella costruzione della frase: avrei dovuto scrivere “ricordo di non avere autorizzato” perché questo era il senso”. [Annamaria Fiorillo]

L’Italia non è più un paese per persone perbene da un bel po’. 
Un ministro dell’interno che mente non solo non viene richiamato dal presidente della repubblica – che ha evidentemente una spiccata simpatia per ministri ed ex ministri bugiardi – e costretto a smentire e rettificare la sua bugia ma, in seguito, viene addirittura eletto presidente di regione portandosi dietro il suo carico da 11 e dunque quel movimento razzista, secessionista che è la lega nonostante gli scandali e i reati collezionati al suo interno. 
Probabilmente se fosse stato inchiodato sui suoi errori non avrebbe ottenuto lo stesso consenso popolare.
Ma questi non sono problemi per nessuno, come per i morti di mafia e di stato non c’è rimasto più nessuno fra le istituzioni a difendere quei morti e altre istituzioni – con gesti concreti e non con le solite noiosissime chiacchiere – che vengono oltraggiate in tutti i modi.
Giorgio Santacroce, nuovo primo presidente di Cassazione è un amico personale di previti, Napolitano, che in qualità di presidente della repubblica è il capo supremo della Magistratura dovrebbe esigere una semplicissima risposta da quel CSM così solerte nei provvedimenti verso quei giudici ritenuti poco disciplinati e cioè chiedere  da che parte sta: se da quella della verità utile a ripristinare il senso di giustizia nazionale o se da quella della menzogna utilissima a riparare, more solito, il noto delinquente fuorilegge, quello che oggi sarà a manifestare contro i giudici in quel di Brescia, tanto per non turbare questo bel clima pacifico e non di-vi-si-vo.

Domani ci penserà alemanno con la marcia antiabortista su Roma.

Fate schifo 
Marco Travaglio, 11 maggio

Siccome non c’è limite alla vergogna, ieri il Coniglio Superiore della Magistratura, già organo di autogoverno della medesima e ora manganello politico per mettere in riga i “divisivi” che disturbano l’inciucio, ha condannato alla “censura” il pm minorile di Milano Anna Maria Fiorillo. Ha insabbiato un’indagine? È andata a cena con un inquisito? È stata beccata al telefono con un politico che le chiedeva un favore? No, altrimenti l’avrebbero promossa: ha raccontato la verità sulla notte del 27 maggio 2010 alla Questura di Milano, quando Karima el Marough in arte Ruby, minorenne marocchina senza documenti né fissa dimora fu fermata per furto e trattenuta per accertamenti. Quella notte, per sua somma sfortuna, era di turno la Fiorillo che, per sua somma sfortuna, è un pm rigoroso che osserva la Costituzione, dunque non è malleabile né manovrabile. Al telefono con l’agente che ha fermato la ragazza, dice di identificarla e poi affidarla a una comunità di accoglienza, come prevede la legge. Mentre l’agente la identifica e cerca una comunità (ce n’erano parecchie con molti posti liberi), viene chiamato dal commissario capo Giorgia Iafrate, a sua volta chiamata dal capo di gabinetto Pietro Ostuni, a sua volta chiamato dal premier Berlusconi direttamente da Parigi. L’ordine è di “lasciar andare” subito la ragazza perché è “nipote di Mubarak” e si rischia l’incidente diplomatico con l’Egitto. Così la Questura informa la pm che Ruby è stata affidata a tale Nicole Minetti, “di professione Consigliere Ministeriale Regionale presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri” (supercazzola testuale). “Ciò – annoterà la Fiorillo nella sua relazione – suscitò in me notevoli perplessità che esternai con chiarezza, sottolineando in modo assertivo l’inopportunità di un affidamento a persona estranea alla famiglia senza l’intervento dei servizi sociali. Non ricordo di aver autorizzato l’affidamento della minore alla Minetti”. Cioè, spiegherà la pm, “ricordo di non averlo autorizzato”. Appena la cosa finisce sui giornali, il procuratore Bruti Liberati si precipita a difendere gli agenti con una nota molto curiale, anzi quirinalesca: “La fase conclusiva della procedura d’identificazione, fotosegnalazione e affidamento della minore è stata operata correttamente”. Cioè anticipa l’esito di un’indagine in corso. Il Pdl esulta: visto? Il caso Ruby non esiste. Il ministro dell’Interno Maroni si presenta in Parlamento e mente spudoratamente: che Ruby fu affidata alla Minetti “sulla base delle indicazioni del magistrato”. La Fiorillo, sbugiardata dal bugiardo su tutti i giornali e tv senza che nessun superiore la intervenga, si difende da sola e dichiara: “Le parole del ministro che sembrano in accordo con quelle del procuratore non corrispondono alla mia diretta e personale conoscenza del caso. Non ho mai dato alcuna autorizzazione all’affido della minore“. Poi chiede al Csm di aprire una “pratica a tutela” non solo sua, ma della magistratura tutta, contro le menzogne del governo. Ma il Csm archivia la pratica in tutta fretta senza neppure ascoltarla: non sia mai che, con le sue verità “divisive”, turbi il clima di pacificazione nazionale. Al processo Ruby, forse per non smentire il procuratore, né l’accusa né la difesa chiedono di sentirla come teste. Provvede il Tribunale. Ma intanto il Pg della Cassazione Gianfranco Ciani, lo stesso che convocò il procuratore nazionale Grasso su richiesta di Napolitano e Mancino per far avocare l’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia, avvia contro di lei l’azione disciplinare per aver “violato il dovere di riserbo”. Cioè per aver osato dire la verità. Ieri infatti il Pg Betta Cesqui che sosteneva l’accusa e ha chiesto la sua condanna non ha potuto esimersi dal dire che “la verità sulla condotta del magistrato è stata stabilita ed è stata data piena ragione alla sua ricostruzione dei fatti”. Dunque il plotone di esecuzione del Csm l’ha punita con la censura. Guai a chi dice la verità, in questo paese di merda.

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  1. lasciamo perdere questi sofismi di lana caprina e dammi piuttosto una tua opinione sul fatto che oggi si preferisca l femminile (pezzo di merda) invece che l’antichissimo collaudato maschile (stronxo)

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