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L’alleato del PD

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Preambolo: confermata la condanna a berlusconi, ma c’è  sempre la Cassazione e la consueta premura di Napolitano.
Non vorremmo mica impedire a berlusconi di poter partecipare alla delicata fase politica che ci sarà anche fra due anni, tre, cinque, dieci e oltre?
Che razza di democrazia è quella che impedisce ai delinquenti di potersi occupare dei loro reati e della politica in simultanea?

Non è carino, ecco, anzi, un bel sit in di solidarietà per silvio ci sta tutto.
Pd e pdl capitanati da Al Fano tutti al tribunale di Milano come ai vecchi tempi.
E’ o non è il governo della responsabilità?
Beh, oltre a quella civile esiste anche quella penale.

Giorgio Santacroce, eletto presidente della Cassazione, è un amico personale di previti e berlusconi.

Sottotitolo:  fa semplicemente senso per non dire schifo sentire certi commentatori, opinionisti e perfino giornalisti rassicurarci che berlusconi non andrà mai in galera come se fosse la normalità, una consuetudine da paese normale e civile la possibilità di comprarsi anche l’impunità, come se fosse normale che la politica che dovrebbe regolare il vivere e il convivere civile per mezzo del rispetto della legge UGUALE PER TUTTI collabori invece ad aiutare i ricchi e delinquenti a non essere condannati.

Come se tutti dovessimo rassegnarci a questa situazione.

Non siamo tutti a libro paga di berlusconi, e nemmeno tutti pensiamo che la pacificazione di un paese, fra la politica e i cittadini, debba passare per il condono tombale sui reati di berlusconi.

B, FRODATORE DELLA PATRIA

Processo Mediaset, l’ex presidente del Consiglio condannato per frode fiscale anche in appello 
Per l’uomo che vuole riscrivere la Costituzione 4 anni di carcere e 5 di interdizione dai pubblici uffici.

In Italia non serve nessuna pacificazione fra la politica e i cittadini finché la politica continuerà a garantire se stessa e non i cittadini; c’è solo un urgente bisogno di ripristinare le basi e il senso vero della giustizia, non solo sociale ma anche quella applicata a chi commette dei reati.

E’ non solo diseducativo, ma proprio moralmente, eticamente e umanamente inaccettabile che in una democrazia occidentale nel terzo millennio venga applicata la giustizia relativamente al censo e al potere dell’imputato.
E lo è ancora di più se si pensa che è la politica ad aver permesso questo; ad essersi fatta garante dei delinquenti perché non è più nelle condizioni di fare pulizia dei delinquenti al suo interno.
Diceva Paolo Borsellino che per un politico conoscere o aver frequentato dei mafiosi non significa automaticamente essere mafioso, ma che è inevitabile che intorno a quel politico si possa creare quell’alone di sospetto per cui sarebbe meglio se fosse la politica stessa a tenerlo fuori.

berlusconi i mafiosi non solo li ha conosciuti e frequentati anche prima di entrare in politica e quando aveva già commesso molti di quei reati che gli sono stati contestati dopo, ma se ne teneva uno in casa in qualità di stalliere e baby sitter dei suoi figli, e da un amico dei mafiosi [oggi condannato per concorso esterno ma che però può continuare bellamente a potersi fregiare dell’appellativo di senatore e a fine mese riscuotere uno stipendio pagato coi soldi dei cittadini] si è fatto fare quel partito con cui scese in campo per il bene del paese e cioè il suo. 

E queste premesse, aggiunte alla famosa ineleggibilità relativa a b., avrebbero dovuto essere un motivo più che valido per vietargli l’accesso non solo a quei piani alti della politica che ha potuto scalare senza nessuna difficoltà proprio grazie alla collaborazione di chi avrebbe dovuto impedirlo ma nel parlamento stesso.

Quindi non è assolutamente vero che b., è un perseguitato dalla giustizia, siamo noi cittadini ad essere i perseguitati da vent’anni, costretti a vivere in un paese attorcigliato alle sue vicende giudiziarie, costretti ad aver sopportato che il parlamento della repubblica italiana sia stato trasformato nella dependance di una delle tante ville di silvio berlusconi, un posto dove la prima preoccupazione della politica, tutta, di destra di centro e di centrosinistra, è stata quella di risolvere i guai di b per mezzo di leggi apposite, di legittimi impedimenti, di qualsiasi provvedimento che gli potesse consentire di non essere sottoposto a dei giusti processi e accettarne le relative sentenze così come avrebbe dovuto essere, se la giustizia è davvero uguale per tutti.
Ed è con uno come silvio berlusconi che il centrosinistra, nella figura del partito democratico, ha accettato quelle “larghe intese” con cui formare un governo “di responsabilità”.

Pacificare l’evasione
Marco Travaglio, 9 maggio

Per la prima volta nella sua lunga carriera di imputato, Silvio B. è stato condannato in appello, ultimo grado di merito, a conferma della prima sentenza che gli infliggeva 4 anni di reclusione, 5 di interdizione dai pubblici uffici e 10 milioni di danni da pagare al fisco per una mega-frode fiscale durata dieci anni. Ora gli resta soltanto la Cassazione, presieduta proprio da ieri da un vecchio amico di Previti. Che però può valutare solo i profili di legittimità, mentre i fatti sono definitivamente accertati, così come illustrati dalle motivazioni del Tribunale: B. è un criminale matricolato che ha mostrato “particolare capacità di delinquere nell’architettare” e “ideare una scientifica e sistematica evasione fiscale di portata eccezionale” che gli ha procurato “un’immensa disponibilità economica all’estero, ai danni non solo dello Stato, ma anche di Mediaset e, in termini di concorrenza sleale, delle altre società del settore” tv. Il noto delinquente ha governato l’Italia, direttamente o indirettamente (nascosto dietro Monti e Letta jr.), per 11 anni su 19. È con questo delinquente che il mese scorso il Pd s’è appena alleato per rieleggere Napolitano e fare il governo che deve “pacificare” l’Italia dopo vent’anni di “guerra civile”. La guerra fra guardie e ladri, fra chi non paga le tasse e chi le paga anche per lui. Mentre plotoni di finti tonti rimuovono la biografia penale e politica di B., chiamando “pace” l’impunità al delinquente, e mentre si attende che il Pd trovi le parole per definire il suo pregiato alleato, è il caso di ricordare l’oggetto del processo Mediaset. Checché ne dicano i servi di Arcore, la Procura ha dimostrato “con piene prove orali e documentali” che nel 1995-’98 (quando B. era già in politica da un pezzo) la Fininvest e poi Mediaste acquistarono 3mila film dalle major Usa con 13mila passaggi contrattuali per gonfiare i costi, abbattere gli utili, pagare meno tasse e accumulare una fortuna per B. e famiglia nei vari paradisi fiscali, con due diversi sistemi: i film rimbalzavano da una società fittizia all’altra, aumentando ogni volta di prezzo (le decine di offshore create ad hoc dall’avvocato Mills, tutte riferibili al mandante B.); e altri passaggi-fantasma venivano assicurati da “intermediari fittizi” come il produttore Frank Agrama, prestanome di B., anche lui condannato. Risultato: costi maggiorati per 368 milioni di dollari, con evasioni fiscali sulle varie dichiarazioni fino a quella del 2004. L’inchiesta partì nel 2002, il dibattimento nel 2006. In origine i reati erano tre: falso in bilancio, appropriazione indebita e frode fiscale. Poi i primi due caddero in prescrizione, così come gran parte delle frodi (restano 7,3 milioni). E non solo per il naturale passare del tempo: anzi è un miracolo che il processo sia giunto in fondo, visto che in 11 anni s’è trasformato in una corsa a ostacoli, costellata da ben 11 leggi ad personam.Nel 2001 il primo scudo fiscale. Nel 2002 la controriforma del falso in bilancio che, per le società quotate, abbatte le pene e dimezza la prescrizione; il condono fiscale, che sanava un bel po’ di frodi berlusconiane. Nel 2003 il condono fiscale per i coimputati; il lodo Meccanico-Schifani; lo scudo fiscale-bis. Nel 2005 la ex-Cirielli che tagliava ancora la prescrizione e salvava dall’arresto i condannati ultrasettantenni. Nel 2006 l’indulto del centrosinistra, che condonava 3 anni ai condannati passati e futuri (perciò, se questa sentenza diventerà definitiva prima della prescrizione nel luglio 2014, B. non andrà in galera, ma dovrà lasciare il Senato). Nel 2008-2010 il “lodo” Alfano, il legittimo impedimento (due leggi scritte dall’attuale vicepremier e ministro dell’Interno, poi dichiarate incostituzionali) e lo scudo fiscale-tris. Ora, per pacificarci definitivamente col delinquente evasore, manca soltanto l’ultimo passaggio: che l’amico Napolitano lo nomini senatore a vita. 
S’è liberato il posto di Andreotti, lo impone l’ordine alfabetico.

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