Concorso esterno

Preambolo: se la priorità per un governo è l’abolizione di una tassa su richiesta, per meglio dire, su ricatto, di chi quella tassa l’ha pensata e voluta e non ha invece a che fare con problemi più urgenti, su quei diritti civili di cui nessuno si occupa ufficialmente per mancanza di tempo ma sappiamo tutti quali sono i veri motivi per cui nessun governo l’ha mai fatto, non ha mai anteposto il diritto ai diritti [un cittadino non è solo una spugna da cui spremere doveri] come Costituzione comanda, quel governo non potrà mai fare nulla di buono.

“L’idea non era quella di fare un governo coi 5s, l’idea era quella di chiedere ai 5s di consentire che nascesse un governo di csx pur rimanendo cosa ristretta [cosa loro, ecco: nota di R_L]
Avevamo valutato e proposto ai 5s di non opporsi, di consentire tecnicamente la nascita di un governo.” [Marina Sereni, pd a Porta a Porta, 30 aprile]

Conflitto d’interessi, vietato parlarne

Sottotitolo: il 27 aprile Marco Travaglio intervistato al telefono da Mentana al tg di la7  disse queste parole: “la verità vera è che nessuno del pd ha mai pensato di fare un governo coi 5S.

Tutte le richieste di Bersani contenevano implicitamente il pretesto per farsele rifiutare da Grillo per poi dargli la responsabilità di non poter fare un governo.
Ci sono tante amnesie nelle ricostruzioni, ma adesso che è caduto anche il loden di Monti finalmente pd e pdl hanno potuto ufficializzare l’inciucio”.

Insomma è un po’ come organizzare un matrimonio, spedire le partecipazioni, prenotare il ricevimento, scegliere insieme le bomboniere, gli anelli e poi arrivati al fatidico giorno uno dei due futuri sposi dicesse all’altro: “guarda, non era vero niente, chi l’ha detto che volevo sposarti?”

Ebbrava la Sereni che, non si capisce se in un eccesso di sincerità, di ingenuità o sempre per la ormai famosa e totale incapace politica relativa al “maggior partito di opposizione”  ha, speriamo, tolto anche l’ultimo dubbio circa il fatto che Bersani un governo coi 5s non lo voleva, non l’avrebbe mai fatto.

Quindi  Travaglio ha sempre avuto ragione e che quella di Letta quando disse “meglio berlusconi di Grillo in parlamento”, era molto di più di un’opinione personale ma la previsione esatta di quello che sarebbe poi accaduto.

Ha ragione Scanzi, sono meravigliosi, quelli del piddì.

Dunque  il piddì voleva il concorso esterno dei 5s.
La loro collaborazione ad una maggioranza ma non la relativa considerazione, con l’intento magari di poter addossare la colpa ai 5s qualora non avessero votato quelle cose che non erano nel programma dei 5s ma in quello del pd sì e accusarli di  mettere a rischio la tenuta del governo.

Tipo il concorso esterno del pd a favore del pdl, cosa che peraltro c’è sempre stata anche senza ufficializzazione, altrimenti non saremmo mai arrivati fin qui.
Bastava uno straccio di legge sul conflitto di interessi per sbarazzarsi di berlusconi, non ci voleva una particolare genialità politica.

Un po’ come accaduto in precedenza a Rifondazione comunista quando si rifiutava di votare in parlamento il finanziamento agli armamenti e alle guerre e generalmente a tutto quello che un governo di centrosinistra non dovrebbe fare.

Il governo Prodi è caduto per colpa di Mastella ma a tutt’oggi c’è chi crede ancora che la responsabilità sia stata di Rossi e Turigliatto che, siccome sono comunisti, agivano secondo il loro sentire e non in virtù degli opportunismi politici e degli accordi contrari non solo ad un’ideologia di sinistra ma proprio alla Costituzione, ad esempio rifiutando di votare l’appoggio economico e umano alle guerre.

Dipartito democratico – Marco Travaglio, 1 maggio

Dicono che i pesci rossi abbiano la memoria corta, tre mesi non di più. Ma la stampa italiana li supera, diffondendo balle à gogò che non tengono minimo conto della storia degli ultimi tre mesi: elezioni, consultazioni, presidenziali. 1. ”Il governo Letta non ha alternative: i 5Stelle hanno detto no a Bersani e il Pdl ha detto sì a Letta”. Ma i 5Stelle han detto no a Bersani che chiedeva la fiducia a un suo governo di minoranza, fondato su 8 genericissimi punti, che per sopravvivere avrebbe raccattato i voti qua e là in Parlamento. Nessuno ha proposto un governo Pd-M5S presieduto da un uomo super partes. Errore di Bersani, che non andava al di là del proprio nome, convinto di aver vinto le elezioni. Ed errore dei 5Stelle che, quando salirono al Colle la seconda volta coi nomi di Settis, Zagrebelsky e Rodotà in tasca, non li fecero perché Napolitano disse no a un premier extra-partiti. Così rinunciarono a vedere il bluff del Pd: anche se Bersani fosse stato sincero, un suo governo con M5S non avrebbe mai ottenuto la fiducia da tutto il Pd (che s’è spaccato persino su Marini e Prodi, figurarsi su un’alleanza coi grilli). 

2. “M5S, se voleva governare col Pd, doveva votare Prodi”. Ma M5S aveva candidato Rodotà, uomo storico della sinistra, uscito al terzo posto delle loro Quirinarie, mentre Prodi era a fondo classifica. Chi ridacchia dei pochi voti raccolti da Rodotà (4677) dovrebbe ridacchiare di più di quelli avuti da Prodi (1394). Ma soprattutto: mentre i 5Stelle facevano scegliere a 48 mila iscritti il loro candidato, Bersani faceva scegliere il suo a uno solo: Berlusconi. Che indicava Marini, poi impallinato dal Pd. Che allora mandava allo sbaraglio Prodi. Ma, mentre Grillo chiedeva ufficialmente al Pd di votare Rodotà per governare insieme, Bersani non ha mai chiesto a M5S di votare Prodi per governare insieme (con Rodotà premier). Si è tentato invece lo “scouting” sottobanco per strappare i 15 voti che mancavano a Prodi al quinto scrutinio. Ma Prodi non ci è neppure arrivato, perché al quarto gli son mancati 101 voti Pd. Come poteva il Pd pretendere che M5S votasse spontaneamente, senza richieste ufficiali, un candidato osteggiato dal suo partito, rischiando di spaccarsi e di non riuscire neppure a eleggerlo a causa dei franchi tiratori Pd?

3. “Grillo voleva fin dall’inizio l’inciucio Pd-Pdl”. Ma, se così fosse, avrebbe lasciato andare le cose com’erano sempre andate, anziché fondare un movimento contro “Pdl e Pdmenoelle”. E soprattutto avrebbe scelto un candidato di bandiera per il Colle (se stesso o Fo o un parlamentare qualunque), per blindarsi in un dorato isolamento: non avrebbe certo interpellato la base online, notoriamente influenzata da grandi personalità della sinistra come quelle poi uscite dalle Quirinarie. In realtà Grillo aveva semplicemente previsto l’inciucio, previsione che non richiede particolare acume a chi segue la politica da un po’.

4. “Quello di Letta è un governissimo di larghe intese”. A contare gli elettori che rappresenta, è un governino di minoranza: su un corpo elettorale di 47 milioni (di cui 35 hanno votato), i partiti che l’appoggiano raccolgono appena 20 milioni di voti, avendone persi per strada 10 rispetto a cinque anni fa. Gli stessi partiti che sostenevano il governo Monti e che, dopo le urne, riconobbero che quel governo era stato bocciato. E ora riesumano lo stesso ménage à trois, con ministri più giovani ma meno autorevoli e competenti dei tecnici. Come se gli italiani non avessero votato.

5. ”Il governo Letta pone fine a vent’anni di guerra civile fredda”. Sarà, ma a giudicare dagli inciuci ventennali, dai teneri abbracci Bersani-Letta-Alfano e dagli occhi dolci che si fanno gli ex combattenti, non si direbbe. Spaccato su nonno Marini e papà Prodi, il Pd ritrova una rocciosa compattezza su padron Silvio, da sempre al centro dei sogni erotici dei suoi dirigenti. Più che di una guerra, è la fine di una lunga relazione clandestina con l’outing liberatorio dei due amanti: “Sì, è vero, andiamo a letto da vent’anni: embè?”.

2 thoughts on “Concorso esterno

  1. arrriconsolateve co’ l’aglietto
    per i puristi: “consolatevi con l’aglietto”
    Quello che mi fa paura è il fatto che purtroppo la maggioranza degli elettori cosiddetti di sinistra hanno un cervello funzionante e pertanto abbandoneranno la causa, ma essendo loro tutta gente seria non voterà mai per un movimento di dilettanti allo sbaraglio a conduzione dittatoriale, consentendo quindi al nano altri 20 anni di vacche grasse (per lui) ed a noi il solito frignare blogghesco

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