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1 maggio: festa di che, ma, soprattutto, di chi?

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Sottotitolo: ci vuole una buona dose di coraggio e sfrontatezza a fare e farsi gli auguri del 1 maggio.
Se questo fosse un paese meno ipocrita certe riforme costituzionali sarebbero già state fatte, come ad esempio abolire quegli articoli circa il diritto al lavoro, all’uguaglianza, ad essere curati quando si sta male, ad una giustizia uguale per tutti.
Perché tanto quegli articoli non sono mai stati messi in pratica, sono solo Carta straccia.
L’Italia è solo una repubblica fondata sulle ipotesi: di un lavoro, dell’uguaglianza, del diritto alle cure e di una giustizia che sia davvero uguale per tutti.
Sempre meglio un’amara ma reale consapevolezza di questa continua presa in giro che questo paese è costretto a subire per volontà altre e alte.

Se i primi a far perdere il senso alle cose, alle cose importanti, sono proprio quelli che le dovrebbero custodire perché poi se la prendono quando qualcuno glielo fa notare?
La diseducazione collettiva passa anche per i negozi aperti il 25 aprile e il 1 maggio.
Perché così anche il 25 aprile e il 1 maggio diventano giorni come altri, e siccome da festeggiare non c’è rimasto davvero nulla sarebbe opportuno che uno stato serio per mezzo delle sue istituzioni non perda di vista almeno il significato storico di queste date, che si faccia portatore di quel significato che non si può certamente cercare e trovare nei centri commerciali, ecco.   

Escludendo le professioni necessarie, di pubblica utilità, vigilanza e presidi sanitari che non possono chiudere per riposo settimanale e devono garantire il servizio sempre si può ancora pretendere che i cittadini di un paese civile vengano educati e rieducati da qualcuno che dica a chiare lettere che le scarpe, i vestiti e la scorta della spesa si possono acquistare tutti i giorni MENO, almeno, il 25 aprile e il 1 maggio?

E che in queste giornate i negozi rimangano chiusi com’è giusto che sia?

Un po’ di storia: la strage di Portella della Ginestra ha segnato il principio della fine dell’idea dell’Italia paese democratico.
Ogni fatto storico, politico, deve essere considerato passando per Portella della Ginestra, sennò non si capisce.
Non si capisce il progetto preciso, scientifico voluto e ottenuto affinché l’Italia non avesse mai il diritto ad un’indipendenza propria.
Tutto quello che è accaduto dopo è la naturale prosecuzione di quel progetto: l’Italia è una “repubblica” fondata su Portella della Ginestra.

La vecchia credeva che fossero mortaretti e cominciò a battere le mani festosa. Rideva. Per una frazione di secondo continuò a ridere, allegra, dentro di sé, ma il suo sorriso si era già rattrappito in un ghigno di terrore. Un mulo cadde con il ventre all’aria. A una bambina, all’improvviso, la piccola mascella si arrossò di sangue. La polvere si levava a spruzzi come se il vento avesse preso a danzare. C’era gente che cadeva, in silenzio, e non si alzava più. Altri scappavano urlando, come impazziti. E scappavano, in preda al terrore, i cavalli, travolgendo uomini, donne, bambini. Poi si udì qualcosa che fischiava contro i massi. Qualcosa che strideva e fischiava. E ancora quel rumore di mortaretti. Un bambino cadde colpito alla spalla. Una donna, con il petto squarciato, era finita esanime sulla carcassa della sua cavalla sventrata. Il corpo di un uomo, dalla testa maciullata cadde al suolo con il rumore di un sacco pieno di stracci. E poi quell’odore di polvere da sparo.
La carneficina durò in tutto un paio di minuti. Alla fine la mitragliatrice tacque e un silenzio carico di paura piombò sulla piccola vallata. In lontananza il fiume Jato riprese a far udire il suo suono liquido e leggero. E le due alture gialle di ginestre, la Pizzuta e la Cumeta, apparvero tra la polvere come angeli custodi silenti e smarriti.

Era il l maggio 1947 e a Portella della Ginestra si era appena compiuta la prima strage dell’Italia repubblicana.

http://www.misteriditalia.it/giuliano/strage-portella/

http://www.centroimpastato.it/publ/online/portella_narcomafie.php3

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Una risposta »

  1. Lo confesso, per questioni puramente organizzative, stamattina sono stato obbligato a sfruttare l’occasione di far la spesa in un supermercato aperto nonostane la festa. Confesso anche di essermi sentito a disagio, molto, e comunque ho fatto i complimenti e ho ringraziato i lavoratori impegnati… durante la festa del lavoro. Purtroppo da Biagi in poi… l’Italia è diventata una repubblica fondata sulla deregolamentazione del lavoro. Non sono un operaio, ma e prima o poi tutto questo lo pagheremo, anzi, lo pagheranno.

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