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Aspettando il governo di “salvezza nazionale”

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Sottotitolo: berlusconi senatore a vita è la risposta perfetta a tutti quelli – e sono stati tanti – che in questi anni avrebbero regalato volentieri il perdono istituzionale all’impostore fuori legge purché ‘si andasse avanti’, ‘non si parlasse più di lui’.
Invece questo sarebbe, anzi è solo il più pericoloso dei precedenti, perché questo paese sforna berlusconi con una frequenza impressionante e quando saranno i futuri berlusconi a chiedere il salvacondotto, il perdono dello stato, quando saranno loro a fare in modo che si chiudano i loro crimini nell’ennesimo armadio della vergogna come se fossero solo uno spiacevole episodio non gli si potrà dire di no.

A proposito del bel governo di “salvezza nazionale” che verrà la fregatura, il tradimento non è solo una questione politica ma proprio aritmetica, matematica: quando qualcosa, qualsiasi cosa viene condivisa dalla politica in modo assolutamente trasversale e tutt’altro che obtorto collo, nessuno, mi pare, sta dimostrando scontentezza, al contrario sembrano tutti molto sollevati, il dubbio che possa andare meno bene o per niente per i cittadini, è tutt’altro che peregrino. 
Oggi probabilmente verranno ributtati nell’agone politico personaggi vecchi che qualcosa, alcuni, tipo Amato, Vietti molto, hanno fatto per collaborare allo sfascio, ma la gran parte dell’informazione si guarderà bene dal farlo notare.

Domani sarà tutto un fiorire di sospiri di sollievo.

Come sempre per me la responsabilità maggiore è di quella stampa e di quella informazione che hanno rinunciato al loro mandato/dovere che è quello di informare la gente, non di non turbare i sonni di Napolitano e nemmeno di nascondere fatti e notizie  per “non demonizzare l’avversario”,  che poi è  lo stesso che gli paga lo stipendio.

Indecenze a getto continuo, ma poi tutti a portare corone di fiori sugli altari della patria e ai monumenti dei morti ammazzati di mafia. E di stato.

Se avanza un’oretta a chi passerà di qua consiglio la visione di questo video, per capire come si costruiscono i berlusconi in politica, si mantengono, i berlusconi in politica e perché. 

In questo paese non disturba solo l’informazione, disturba TUTTO ciò che è MEMORIA, rovina il giochino di chi mette il cappello sul 25 aprile e poi si presta ad operazioni incostituzionali tipo permettere che un parlamento si riempia di delinquenti e di fascisti, spesso riuniti in un’unica persona,  e fare governi di “salvezza nazionale”. 

 L’Italia è un paese in mano a dei manipolatori, gente disposta a rinnegare la storia pur di trarne un vantaggio suo salvo poi prendersela col ‘buffone’ perché dice, giustamente, che il 25 aprile è una festa morta non perché abbia perso di significato ma perché è stata ammazzata da chi, invece di essere tutore e garante della Costituzione se ne è fatto beffe per propri tornaconti personali prim’ancora che politici. 

Grillo ha avuto un grande, grandissimo merito, quello di presentare la politica, quella bella, tradizionale che piace a S.M Giorgio II, in tutta la sua squallida pochezza. Non perché non sapessimo già che fosse così, e nemmeno per la teoria del ‘so’ tutti uguali’ ma perché tra la scelta di salvare se stessa e il paese ha preferito salvare se stessa e il fuori legge.

Quando e se  tornerà un vero 25 aprile, probabilmente noi non ci saremo più.
L’annientamento di quella data è iniziato il 1 maggio del ’47, tutto il resto è conseguenza.

Ma di questo nessuno parla, nessuno, a parte i “faziosi” dice che se la Costituzione fosse stata rispettata davvero  i delinquenti sarebbero in galera e non a decidere le sorti del paese, dello stato.

 In un paese normale, democraticamente maturo sarebbero i cittadini a non tollerare un presidente della repubblica che invitasse il giornalismo a “rasserenare”, invece che a  fare il suo dovere.

Perché il dovere dei giornalisti non è quello di rasserenar tacendo, ma di responsabilizzare DICENDO.

E nei paesi normali questo fanno, indipendentemente dai turbamenti dei coinvolti in fatti, reati, crimini  e dalle conseguenze di un’inchiesta, un libro o un articolo di giornale.

Come dice Travaglio, pensate se in America il nipote del numero due dei democratici venisse arruolato dal partito repubblicano [o viceversa] che potrebbe succedere, semmai fosse possibile una cosa del genere, semmai fosse possibile che uno stato venga mandato allo sbaraglio politico, etico, morale solo perché la politica, sempre quella trasversale, ha deciso che bisogna salvare a tutti i costi un delinquente impunito. 
E bisogna avere molta fantasia per immaginarsi Obama che dice ai giornalisti: mi raccomando, fate i bravi in questa “delicata fase politica”.

La storia siamo loro
Marco Travaglio, 27 aprile

È vero, è vergognoso — come fanno notare giornali e storici a proposito del 25 aprile — riscrivere la storia a proprio uso e consumo secondo le convenienze del momento. Ma sbagliano bersaglio. Avremmo voluto leggere le loro dotte dissertazioni quando Napolitano e i suoi corifei hanno giustificato le larghe intese con B. commemorando Gerardo Chiaromonte, tirando in ballo il compromesso storico Moro-Berlinguer e dimenticando che quel progetto politico (discutibile finché si vuole) mirava a coinvolgere nell’area di governo un grande partito, il Pci, in forte ascesa nella società ma tagliato fuori dal dopoguerra a causa della conventio ad excludendum nata dalla guerra fredda. Qui invece si tratta di salvare le chiappe a Pdl e Pd, due partiti in picchiata (hanno perso 9 milioni di voti alle ultime elezioni), il primo dei quali posseduto da un imputato-impunito-ineleggibile-impresentabile che ha governato ufficialmente 12 anni su 20 e ufficiosamente 20 anni su 20 e solo un mese fa mandava i suoi parlamentari a occupare il Tribunale di Milano. Purtroppo nessuno ha invitato Napoletano & C. a ripassare la storia e soprattutto a non bestemmiare la memoria di Moro e Berlinguer. Ma le bestemmie non sono finite, perché Repubblica, nelle pagine della cultura, accanto alla recensione del saggio Manipolare la memoria, ospita un articolo dello storico Lucio Villari che arriva a paragonare l’inciucio Napoletta Pd-Pdl al “connubio” fra Camillo Cavour e Urbano Rattazzi nel marzo del 1852: “Una situazione politica e parlamentare più o meno analoga a quella attuale”. Forse è uno scherzo, come riconosce lo stesso Villari quando scrive che il connubio che portò il Conte, “capo della destra liberale”, alla presidenza del Consiglio col sostegno dei riformisti rattazziani e con “l’ostilità dei reazionari e del re”, “si basava su un progetto di grandi riforme economiche e sociali molto avanzate” e “su un’idea di libertà che Cavour intendeva tale solo se incardinata su quelle riforme”. Riforme che poi si fecero e aiutarono “i patrioti liberali e i democratici garibaldini e mazziniani di un’Italia che lottava per il risorgimento nazionale”. Qui l’unico risorgimento che si intravede è quello delle salme della prima e della seconda Repubblica che hanno portato il Paese al disastro e s’aggrappano al progetto restauratore di Napoletano e dei suoi presunti “saggi”. Qualche storico libero, casomai esistesse, potrebbe poi far sommessamente notare al capo dello Stato che qualcosa non quadra anche nella sua libera ricostruzione della Resistenza. Che, a suo dire, deve insegnarci a mantenere “coraggio, fermezza e senso dell’unità” anche nella fase politica attuale. Un’altra giusti(misti)ficazione delle larghe intese. Ma, se la Resistenza avesse badato alle larghe intese, non avrebbe visto contrapposti, e l’un contro l’altro armati, gli italiani che avevano scelto il fascismo e l’alleanza con i nazisti nella Repubblica Sociale e gli italiani che avevano scelto la democrazia e la libertà. Se è vero che la Repubblica Italiana è nata dalla Resistenza e che la Costituzione è nata contro il fascismo, di quale “unità” vanno cianciando lorsignori? In questi vent’anni, dalla Bicamerale in poi, ci sono politici (soprattutto di centrodestra, ma anche di centrosinistra) che hanno calpestato — con leggi incostituzionali, controriforme della Costituzione, comportamenti e atteggiamenti incostituzionali — i principi fondamentali della Carta: lavoro, pace, giustizia, legalità, libertà di informazione e di espressione, diritti delle minoranze, beni comuni, unità nazionale, divisione dei poteri. Sono gli stessi che ora si apprestano a rimettere le zampe sul governo e sulla Costituzione. Oggi il peggior modo di rispettare la storia e la memoria è proprio quello di dimenticare chi sono Berlusconi e i suoi complici, cos’hanno fatto e cosa vogliono ancora fare.

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Una risposta »

  1. Qui ci vuole Gramsci “la storia insegna ma non ha scolari”.

    Ps berlu senatore a vita? Già abbiamo Andreotti che è un delinquente almeno fino al 1980, quindi il precedente c’è!

    Rispondi

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