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25 Aprile

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Il 25 aprile si è trasformato, nel tempo, come i compleanni dopo una certa età.
Quelli che non ti va più nemmeno di mettere le candeline sulla torta.

Figurarsi fare i soliti discorsi  sull’importanza di questa data, sul suo significato.

Quest’anno alzo le mani, rinuncio, dopo la giornata di oggi ogni parola, frase, concetto espresso diventa un inutile esercizio di banalità e di retorica.

Non vorrei sentire più nessuno parlare di Italia come di uno stato di diritto, ci risparmiassero almeno questa indecenza, questa grossolana menzogna, questa falsità.
Perché quando i cittadini di un paese vengono deprivati del diritto ai loro diritti proprio da chi invece dovrebbe operare per difendere quelli esistenti, garantirne la durata, aggiungerne altri, perché l’evoluzione di un paese e la sua civiltà passano anche e soprattutto per l’estensione dei diritti e non per la loro negazione voluta da una politica meschina e opportunista, nessuno dovrebbe mai più poter dire che l’Italia è uno stato di diritto, tanto meno parlarne come di un paese libero.

La Resistenza e il Movimento Studentesco sono le due uniche esperienze democratico-rivoluzionarie del popolo italiano. 
Intorno c’è silenzio e deserto: il qualunquismo, la degenerazione statalistica, le orrende tradizioni sabaude, borboniche, papaline.
[Pier Paolo Pasolini]


Quel silenzio continua, e io non riesco ad immaginarlo nemmeno un 25 aprile peggiore di questo.
Italiani schiavi sempre, che si sono dovuti accontentare di una libertà fittizia, di una democrazia mutilata fin dalle sue fondamenta. 
Perché qualcuno ha voluto che fosse così.
Cosa c’è nel menù di questa nostra bella libertà oggi, quella per cui tanta gente si è sacrificata ed è morta? un governo non scelto dal popolo, un presidente della repubblica imposto per questioni di emergenza nazionale, un parlamento che si sta per riempire di gente che i cittadini non volevano più sentir nemmeno nominare.
Una giustizia soffocata da presunte ragioni di stato in virtù delle quali gli italiani non devono sapere se uomini dello stato trattarono con la mafia anziché contrastarla né perché un ex ministro indagato per falsa testimonianza chiedesse conforto e aiuto al presidente della repubblica in via privata.
C’è il progetto di salvare un delinquente impunito al quale si continua a dare la possibilità di poter partecipare alla vita pubblica e alla politica, di poter determinare le sorti di un paese.
E noi qui, disarmati anche delle possibilità che una democrazia garantisce per Costituzione, messi nelle condizioni di non poter decidere niente.
E come si fa, a chiamare tutto questo [e molto altro], libertà?
Buon 25 aprile a chi ci crede, io ho smesso, e da un bel po’.

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  1. Una delle differenze che passano tra noi italiani e le altre democrazie occidentali, consiste nella libertà che noi lasciamo a tutti quei personaggi che riscrivono la storia patria a proprio uso e consumo. Provate ad andare negli USA a reinterpretare il giorno dell’Indipendenza, vi troverete in galera, immediatamente e senza passare dal via, poi magari vi liberano perché non credo che esista uno specifico reato, ma nel frattempo le guardie vi avrebbero lasciato un paio di notti in balia di qualche ergastolano arrapato. Oppure andate a discutere con un francese del 14 luglio, ditegli che du colpa del 14 luglio se poi arrivò il terrore, eccetera, ma per farlo dovreste avere un dentista che poi vi faccia lo sconto. Qui da noi invece tutti possono dire qualsiasi cosa, “qualcuno” la resistenza la chiama guerra civile, qualcun altro addirittura sostiene che prima della guerra il fascismo non fosse nemmeno male. Io a queste persone rispondo che lo scorso mese è morta Teresa Mattei, una signora di 92 anni, che però da giovanissima si fece espellere da tutte le scuole del regno italiano perché… si rifiutò categoricamente di partecipare alle lezioni sulla difesa della razza. La storia non me la faccio riscrivere da nessuno, mi spiace.

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