P_residenza della Repubblica [staquaqua]

Poche balle, grazie

Massimo Rocca – Il contropelo di Radio Capital

Napolitano fu eletto al quarto scrutinio con 543 voti su 990, Francesco Cossiga al primo con 752 su 977. Questo per far giustizia della leggenda metropolitana sulla necessità che il capo dello stato teorico rappresentante dell’unità nazionale debba godere di un elezione plebiscitaria alle camere. Difficile immaginare, infatti, due percorsi tanto contrastanti nelle premesse e nelle conseguenze. Quindi i discorsi numerici come si dice stanno a zero. Inoltre, in via teorica dalla quarta votazione, ma forse anche prima, se Milena Gabanelli si tirerà indietro, Stefano Rodotà potrebbe essere votato, contando solo centrosinistra e 5 stelle da 660 elettori ad un soffio dal quorum dei due terzi. Espressione di oltre 18 milioni e settecentomila voti popolari , il doppio di quelli del centrodestra. Non esiste quindi nessuna motivazione di legittimità rappresentativa che possa sbarrare la strada all’ex presidente dei democratici di sinistra. Solo motivazioni politiche. Solo scelte di strategia politica. Noi si sta qui e si aspetta.

Sottotitolo: dopo aver consegnato l’Italia all’imputato impunito, avergli permesso, in spregio e sfregio della legge che glielo vieta [non vietaVA: una legge non scade come la mozzarella] di poter occupare il parlamento da abusivo, averlo fatto in modo rigorosamente e politicamente trasversale, non aver poi fatto nulla per riparare al danno per quasi vent’anni la  politica si permette di avanzare dubbi su una persona come Rodotà ma anche come Zagrebelsky che per me è perfino meglio del professore, non foss’altro perché non ha mai ricoperto nessun ruolo politico?

Preambolo: secondo me Milena Gabanelli deve restare a fare quello che fa perché lo fa benissimo, poi nulla vieta che in un governo moderno ed efficiente possa avere un ruolo e dare un contributo in qualità di cittadina della società civile.

Che quest’anno sarebbe scaduto il mandato del presidente della repubblica la politica lo sa da da sette anni.
Lo avevano dimenticato anche tutti quelli che oggi si coccolano il povero piddì massacrato dai 5S e dalla resurrezione, l’ennesima [soprattutto grazie al piddì che se l’è tenuto ben da conto per diciotto anni] dell’abusivo delinquente?
Se il piddì invece di concentrarsi sulla ricerca del leader, sulle primarie, sulla guerra intestina contro Matteo Renzi e chiunque ostacolasse il progetto di un rinnovamento vero, su una spartizione di poltrone iniziata prim’ancora che si raggiungessero quelle poltrone [e infatti alla fine le poltrone so’ svampate], avesse speso un decimo delle energie per stilare un elenco di presentabili alla presidenza della repubblica che non fossero le solite cariatidi, i soliti che hanno contribuito allo sfascio, i soliti ambiziosi carrieristi che proprio non vogliono mollare mai, le solite e inguardabili facce ma che però rappresentano alla perfezione l’intenzione della politica di restare arroccata su se stessa, sulla sua arrogante autoreferenzialità e i suoi privilegi, su tutte le sue impunità, oggi forse staremmo tutti parlando d’altro.

Rodotà è così antipatico? non si capisce perché Bersani deve andare a cercarsi fuori il candidato terzo o ripiegare sull’orribile Amato, i candidati ci sono, tutti ottimi, una pole position d’eccellenza, un rifiuto verrebbe prima di tutto non compreso dalla maggior parte degli italiani, anche quelli che si disinteressano dell’argomento ma che comunque ne sentono parlare, e poi starebbe solo a significare che alla politica NON interessa un presidente imparziale e difensore della Costituzione ma uno che, come quello in dirittura d’arrivo ogni tanto – spesso – si dimentichi del suo ruolo, la qual cosa se a farla fosse berlusconi si potrebbe anche capire visti i benefici e le garanzie [altroché imparzialità] che ha potuto ottenere grazie a Napolitano, ed ecco perché resta difficile pensare che lo debba fare anche il piddì a cui certe garanzie non dovrebbero servire.

Ci vorrebbe una chiromante, uno sciamano per scoprire perché una persona come  Stefano Rodotà che non deve dimostrare proprio niente in fatto di pulizia, onestà, intellettuale e non, conoscenza della Costituzione e di come dovrebbe essere applicata dovrebbe spaccare un partito di centrosinistra i cui punti di riferimento, principi e valori dovrebbero essere gli stessi del professore.

Due piccioni con una Gaba
Marco Travaglio, 17 aprile

Da un mese e mezzo, cioè dalla sera delle elezioni, si attendeva che il primo partito, il Pd, dopo aver detto giustamente di voler dialogare con i 5Stelle, facesse loro la classica proposta che non si può rifiutare: cioè il nome di un premier estraneo ai partiti, che fosse gradito sia al popolo grillino sia a quello del centrosinistra (due popoli molto meno distanti dei rispettivi vertici). Invece sono arrivate soltanto proposte che si devono rifiutare: votare la fiducia a un governo Bersani, uscire dall’aula tutti o in parte per abbassare il quorum al Senato, prestare alla causa qualche dissidente in libera uscita. Il festival delle occasioni mancate: Bersani che ha anteposto la sua persona agli interessi del Paese, insistendo su un’autocandidatura senza numeri e senza speranze; e i grilli che alla seconda chiamata al Colle si sono lasciati frenare dal niet di Napoletano a un premier extra-partiti, rinunciando a fare i nomi che pure avevano pensato e fornendo un formidabile alibi al partito dell’inciucio, ansioso di affibbiare a loro la responsabilità (anzi l’irresponsabilità) dell’impasse. Il Corriere dell’Inciucio, col contorno di Sole 24 Ore, house organ arcoriani e banda larga Pdl, già esultavano per l’ineluttabilità del governissimo. Ma ieri la proposta che non si può (o almeno non si dovrebbe) rifiutare l’ha fatta Grillo: le “Quirinarie” hanno partorito un risultato spettacolare, con una Top Ten di persone perbene che al ballottaggio s’è ridotta al magnifico quartetto Gabanelli-Strada-Rodotà- Zagrebelsky. Vedremo se, dei quattro, qualcuno rinuncerà nelle prossime ore, dicendosi indisponibile a salire sul Colle in caso di elezione e dunque rendendo vano il voto per sé. Ma, anche se la Gabanelli lo facesse, si passerebbe a Strada. E, se Strada lo facesse, si passerebbe a Rodotà. E poi, eventualmente, a Zagrebelsky. Quattro nomi, per motivi diversi, apprezzati da tutti gli italiani onesti (ben oltre il recinto di Pd, Sel e 5Stelle). Non perché non abbiano ciascuno le proprie idee, ma perché hanno dimostrato, nelle rispettive professioni, un’assoluta indipendenza da ogni partito. Che è poi la vera imparzialità che si chiede a un capo dello Stato. Da non confondere con la neutralità, che è la virtù dei morti. A questo punto, a 24 ore dalla partenza della corsa al Quirinale, una sola cosa è certa: la Gabanelli (o Strada, o Rodotà, o Zagrebelsky) parte con 163 voti sicuri al primo scrutinio: quelli degli eletti di M5S. Se Pd e Sel vi aggiungessero subito i loro, il Presidente verrebbe eletto al primo colpo e alla luce del sole, senza inciuci né giochetti. E godrebbe di una popolarità e di una credibilità smisurate, anche superiori a quelle dei presidenti più amati del recente passato. Il centrosinistra farebbe una splendida figura dinanzi ai propri elettori, che han già dovuto inghiottire troppo fiele e non meritano l’ennesima frustrazione di un Amato, un Marini, un D’Alema, un Grasso, magari un Cassese. Isolerebbe Berlusconi, riducendolo finalmente all’irrilevanza. E ritroverebbe l’unità interna, che invece sarebbe compromessa se continuasse la guerra civile fra correnti. Ma soprattutto — ed è la vera novità di ieri — si prenderebbero due piccioni con una Milena. Nel senso che andrebbe a soluzione non solo il rebus del Quirinale, ma anche quello di Palazzo Chigi. Se Grillo non era ubriaco quando ha scritto il post sul suo blog, la sua proposta a Bersani è chiara: tu vota Gabanelli e poi si può collaborare per il governo (“Cominciamo da lì. Poi vedremo: rimborsi elettorali, legge anticorruzione, incandidabilità di B. Magari troveremo una convergenza.
Se non con lei, con i giovani del Pd”). E, se anche era ubriaco, è il caso di cogliere la palla al balzo prima che torni sobrio e rientri nel suo dorato isolamento. Milena o Gino for President e Stefano o Gustavo for premier: dove sarebbe l’errore?

6 thoughts on “P_residenza della Repubblica [staquaqua]

  1. non vorrei che si dovesse ricorrere sulla gabbianella come soluzione di ripiego.
    La gabianella merita, anche come donna, il voto unanime degli elettori che sono a maggioranza maschi, tanto per fargli vedere che lei è l’acquaqua con la c

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...