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Ave, Roma, morituri te salutant

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Vittorio Arrigoni è stato ucciso a Gaza il 15 aprile di due anni fa, quando ne aveva trentasei, poche ore dopo il suo sequestro.

Vittorio era un uomo di pace che si impegnava per la pace in una zona dove non c’è mai stata pace, un  giornalista coraggioso: in ogni suo messaggio invitata a “restare umani”, qualcosa che diventa sempre più difficile da mettere in pratica.

Sottotitolo: queste cose possono succedere anche perché tanta gente non capisce. La questione fra Grasso e Travaglio è stata educativa, pedagogica, ha spiegato molto bene in che modo purtroppo pensa una larga parte della gente di questo paese.

Report, Alemanno inaugura la querela via twitter

Attendiamo quindi di sapere quale sia la nuova cifra milionaria avanzata dai querelanti per riparare l’onta della diffamazione. L’ennesima “querela temeraria”. Dopo quella dell’Eni che ha stimolato oltre 100 mila cittadini a firmare una petizione. Che continua. Perché cambia il querelante ma non la sostanza: si usa la querela come strumento intimidatorio per impedire ai giornalisti di documentare e ai cittadini di sapere, di conoscere la verità.

Contro queste “querele temerarie”, tema su cui i saggi hanno ben poco saggiamente sorvolato, è ora e tempo che il Parlamento si pronunci.

Più che un governo in Italia ci vorrebbe un team di educatori e rieducatori alla legalità, altroché i dieci inutili  saggi di Napolitano.
L’Italia è stata sventrata da cima a fondo perché il controllo sulle amministrazioni e sugli amministratori, dunque anche e soprattutto sui politici  è stato sempre troppo debole, perché quando ci sono di mezzo soldi, molti soldi, le istituzioni preposte pensano che si possa e si debba essere meno rigorosi e severi e non preoccuparsi nemmeno da dove vengono e per quali conti correnti bancari passano i soldi.
Quindi tutto va bene se le attività di una zona balneare, giusto per fare un esempio di quelli descritti da Report, possono essere gestite, praticamente alla luce del sole, dalla criminalità organizzata e non succede niente.
Ed è normale che il sindaco di Roma abbia fatto di Roma una cosa sua sotto gli occhi di un’opposizione distratta e ancorché assente, e nessuno ha mai pensato di doversene preoccupare.

Se dovessi scegliere a chi dare le mie chiavi di casa fra Milena Gabanelli e gianni alemanno non avrei nessun dubbio a chi consegnarle.
Ora, che il miracolato [perché solo un miracolato avrebbe potuto mantenere il suo posto nella sua condizione dopo tutti gli scandali e porcherie varie di cui è stato ed è protagonista] non abbia nemmeno aspettato la fine di Report ieri sera per correre al computer o chiedere a qualcuno di farlo, per annunciare le sue intenzioni bellicose contro Report e Milena Gabanelli è sintomatico di quanto questo sia un paese ir-re-cu-pe-ra-bi-le dal punto di vista della legalità.
In un paese normale le autorità non si sottraggono alle domande della stampa e dell’informazione, non scappano davanti ai microfoni di un giornalista [capito Uòlter? vale pure per te], si mettono a disposizione della stampa e dell’informazione per ogni tipo di chiarimento circa il loro operato, non pensano che la cosa più opportuna da fare sia portare in tribunale i giornalisti.
Quelli che lo fanno evidentemente non hanno la coscienza troppo pulita e pensano così di potersela cavare grazie ai loro eserciti di avvocati, alle immunità che si sono autoconcessi, alle leggi che solo in questo paese rendono politici e amministratori della cosa pubblica “più uguali degli altri”.

Ed ecco perché non bisogna mai stare dalla parte del potente delinquente se dall’altra c’è un giornalista, chiunque sia il potente o il delinquente che intimidisce, avverte, minaccia. 
Una querela, una denuncia verso un giornalista dicono e significano che su quello che fanno potenti e delinquenti non si può indagare, non si possono fare inchieste, è meglio non ficcare il naso in certe faccende e raccontare certi fatti, mentre invece in un paese normale succede esattamente il contrario: i giornalisti fanno le loro inchieste, pubblicano quello che bisogna pubblicare senza preoccuparsi troppo dei turbamenti dell'”eccellenza” di turno.

In un paese massacrato dalla corruzione, dalla criminalità che ha preso i posti di comando un po’ ovunque con la complicità di chi avrebbe dovuto impedirlo il pericolo, il nemico non può essere il giornalismo d’inchiesta, dovrebbero essere proprio e solo i delinquenti che un po’ a turno e indipendentemente dall’orientamento politico, hanno ridotto l’Italia a brandelli.

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  1. ci ho pensato tanto, ma purtroppo non abbiamo più il tempo di aspettare i risultati di un team di rieducatori del favoloso bobbolo. Pertanto HO unilateralmente deciso di risolvere la cosa militarizzando il paese dopo aver fatto uno stage di comportamento ai caporioni militari (da ME scelti e preposti) ed il bobbolo avrà la possibilità di fidarsi o meno di questo programma tramite il voto al partito degli under 70.000.
    Per quanto riguarda la vicenda in oggetto è giusto che sia venuta alla luce 10 giorni prima delle elezioni comunali, così il caporione impara.
    Impara nel senso che quando urlava che il deficit lasciato dal veltron era di 12,5 milioni invece di 9, doveva pretendere, documenti alla mano che il giorno dopo tutti i media confermassero le sue ragioni, invece io ancora non so qual’è la cifra giusta.
    E’ chiaro che i media sono i primi a dover essere rieducati e di loro al momento giusto mi occuperò personalmente, sempre che ne avrò ancora voglia

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  2. Ero ad Assisi per preparare la marcia di Settembre. I Forum sono stati tutti per ricordarlo.

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