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Siamo ridotti così male in questo paese? la risposta è sì.

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Sottotitolo: anche secondo il sondaggio del Fatto Quotidiano la più votata alla presidenza della Repubblica è Bonino; e meno male che Il Fatto rappresenta la nuova frontiera dell’informazione, i suoi lettori sarebbero solo persone di cultura superiore che s’informano tramite la rete e i siti alternativi; c’è stato perfino  qualcuno che ha votato berlusconi. Per dire.


Preambolo:  Emma Bonino, una liberale tendenzialmente  di destra che col suo partito, quello che destra o sinistra purché non si perda il posto in parlamento, che in quel partito radicale che fu  di capezzone, rutelli, quagliarello  ha sostenuto tutto e il contrario di tutto ma se ne parla come se fosse  un politico di chissà quale rango o piace solo perché è donna così sfatiamo il tabù? siamo ridotti così male in questo paese? la risposta è sì. 

Emma Bonino, un’amica dell’alta finanza, di Bildeberg, che oltre alle battaglie dei bei tempi che furono non ha fatto nulla di significativo per meritarsi questa sponsorizzazione ma se ne parla come se fosse una specie di reincarnazione di Nilde Jotti: ma davvero dobbiamo ridurci a sperare che Emma Bonino sia la prescelta a rappresentare tutti gli italiani, magari per il solo fatto di essere una donna?

Naturalmente adesso mi aspetto che qualcuno dica e scriva che Marco Travaglio è sempre il solito guastafeste, uno a cui piace solo gettare fango su tutti indistintamente, uno che non gli piace nessuno, e nemmeno la Bonino che pare, invece, piace a un sacco di gente e chissà perché.

Ma, mi dispiace per i soliti mediocri detrattori, descrivere e definire un personaggio pubblico, nella fattispecie un politico non è un giudizio sulla persona, è il lavoro che un giornalista che segue le vicende di un paese deve fare, trattandosi dell’Italia è un lavoro assai più complicato, visto che è composto per la maggior parte da gente che non sa, non si informa, quando e se lo fa è in modo incompleto, oppure semplicemente quando sa dimentica facilmente, altrimenti non ci sarebbe questo quasi plebiscito per Emma Bonino presidente della Repubblica sponsorizzata perfino da Mara Carfagna, il che dovrebbe essere già un buon motivo per dissociarsi. E invece probabilmente Emma Bonino ce la farà, perché – appunto – questo è un paese composto in maggioranza da mediocri, da gente a cui basta vedere due facce “nuove” alla Camera e al Senato per farsi affascinare, sedurre, entusiasmarsi, da persone che quando leggono qualcosa invece di andare a vedere se quella cosa è vera o no preferiscono tapparsi gli occhi, dire che si tratta di falsità veicolate al solo scopo di gettare discredito su una persona.

Le vicende tragicomiche che riguardano Grillo e i 5S ci hanno fatto capire molto bene che non basta essere brave persone per fare politica, che l’onestà è sì determinante ma se a questa non si aggiungono competenza e capacità i risultati possono essere disastrosi.
E la stessa cosa vale per Emma Bonino: non c’è nulla di male a non avere le idee chiare a proposito dei propri orientamenti politici, si può anche passare disinvoltamente da attivista che si è spesa a favore dei diritti civili alla difesa di berlusconi, del suo conflitto di interessi e non solo, si può anche essere amica degli ultimi e contemporaneamente dei finanzieri, si può anche invocare l’amnistia totale perché il carcere è brutto ed essere a favore della guerra, giusto per dirne solo alcune, solo però a me che sono una persona semplice e che ragiona in modo semplice non piacerebbe che fosse una persona così a rappresentare il mio paese.
E il fatto che sia una donna non sposta di una virgola la mia opinione.

Si fa presto a dire Bonino
Marco Travaglio, 6 aprile

Molti italiani vorrebbero Emma Bonino al Quirinale. 
Perché è donna, perché è competente, perché è onesta e mai sfiorata da scandali, perché ha condotto battaglie spesso solitarie per i diritti civili e umani e politici in tutto il mondo, forse anche perché è sopravvissuta a Pannella e perfino a Capezzone. Insomma, un sacco di ottimi motivi, tutti veri e condivisibili. 
Ma della sua biografia, in questo paese dalla memoria corta, sfuggono alcuni passaggi politici che potrebbero indurre qualcuno, magari troppo giovane o troppo vecchio per ricordarli, a cambiare idea e a ripiegare su candidati più vicini al proprio modo di pensare. A costo di essere equivocati, come ormai accade sempre più spesso, complice il frullatore del web, li ricordiamo qui per completezza dell’informazione, convinti come siamo che di tutti i candidati alle cariche pubbliche si debba sapere tutto. “Conoscere per deliberare”, diceva Luigi Einaudi, cuneese come lei. 
Nata 65 anni fa, la Bonino è stata parlamentare in Italia sette volte e in Europa tre volte, a partire dal lontano 1976. Da sempre radicale, si è poi candidata nel ’94 con Forza Italia fondata da Berlusconi, Dell’Utri, Previti & C., e col centrodestra berlusconiano è rimasta alleata, fra alti e bassi, fino alla rottura del 2006, quando è passata al centrosinistra. Ha ricoperto le più svariate cariche: deputata, senatrice, europarlamentare, commissario europeo, vicepresidente del Senato, ministro per gli Affari europei nel governo Prodi. Ed è stata candidata a quasi tutto: presidente della Repubblica, presidente del Consiglio, presidente delle Camere, ministro degli Esteri e della Difesa, presidente della Regione Piemonte e della Regione Lazio, alto commissario Onu ai rifugiati, rappresentante Onu in Iraq, addirittura a leader del centrodestra (da Pannella, nel 2000). Nel ’94, quando si candidò per la prima volta con B., partecipò con lui e la Parenti a un comizio a Palermo contro le indagini su mafia e politica. Poi, appena eletta, fu indicata dal Cavaliere assieme a Monti come commissario europeo. Il che non le impedì di seguitare l’attività politica in Italia, nelle varie reincarnazioni dei radicali: Lista Sgarbi-Pannella, Riformatori, Lista Pannella, Lista Bonino. Nel ’99 B. la sponsorizzò per il Quirinale, anche se poi confluì su Ciampi. Ancora nel 2005, alla vigilia della rottura, la Bonino dichiarava di “apprezzare ciò che Berlusconi sta facendo come premier” (una legge ad personam dopo l’altra, dalla Gasparri alla Frattini, dal lodo Schifani al falso in bilancio, dalla Cirami alle rogatorie alla Cirielli) e cercava disperatamente un accordo con lui. Sfumato il quale, scoprì all’improvviso i vizi del Cavaliere e le virtù di quelli che fino al giorno prima lei chiamava “komunisti” e “cattocomunisti”. Molte delle sue battaglie, referendarie e non, coincidono col programma berlusconiano: dalla deregulation del mercato del lavoro (con tanti saluti allo Statuto dei lavoratori, articolo 18 in primis) e contro le trattenute sindacali in busta paga. Per non parlare del via libera alle guerre camuffate da “missioni di pace” in ex Jugoslavia, Afghanistan e Iraq. E soprattutto della giustizia: separazione delle carriere, amnistia, abolizione dell’azione penale obbligatoria, responsabilità civile delle toghe e no all’arresto per molti parlamentari accusati di gravi reati: perfino Nicola Cosentino, imputato per associazione camorristica. Alle meritorie campagne contro il finanziamento pubblico dei partiti, fa da contrappunto la contraddizione dei soldi pubblici sempre chiesti e incassati per Radio Radicale. Nel 2010 poi la Bonino fece da sponda all’editto di B. contro Annozero : il voto radicale in Vigilanza fu decisivo per chiudere i talk e abolire l’informazione tv prima delle elezioni. 
Con tutto il rispetto per la persona, di questi errori politici è forse il caso di tenere e chiedere conto.

 
 
 
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  1. Per molte persone ovviamente rappresenterebbe un cambiamento in quanto donna. Ma allora pure la Santanché andrebbe bene…

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