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E’ la stampa, bellezze!

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Sottotitolo: quello che molti chiamano “gettare fango su qualcuno” altrove lo chiamano informazione quando è oggettivamente informazione, dunque non certo pedinare magistrati per guardargli il colore dei calzini o risalire agli amori giovanili di un giudice e molto di quanto è stato utilizzato dai giornali di proprietà di berlusconi per screditare chiunque si sia opposto ai suoi piani e progetti illegali, contro lo stato, la democrazia, il benché minimo senso della morale e del pudore, e ai giornalisti dei paesi normalmente civili non interessa proprio la conseguenza delle loro inchieste. Negli States presidenti sono stati costretti alle dimissioni grazie al giornalismo d’inchiesta. 

Perché quello che un giornalista deve fare è informare la gente, poi quando e se c’è la diffamazione esistono le procure e le denunce, a meno che non ci si chiami sallusti a cui è stata offerta la garanzia per poter continuare a diffamare chiunque. 

Non lo faccio mai ma oggi vale la pena dedicare un pensiero speciale a tutti quelli che ieri si sono prodotti nelle teorie più fantasiose circa un Marco Travaglio terrorizzato dalle minacce telefoniche di Grasso [io lo avevo paragonato a b, lui addirittura a Masi, il che è tutto dire].
Soprattutto ai gestori di pagine di social network ridicole e volgari che spacciano la loro viscida propaganda a senso unico – e dunque contro il MoVimento come va di moda fare adesso – e i loro insulti per satira e libera espressione dei pensieri, che ieri hanno paragonato Travaglio a un criceto: una cosa così divertente da non riuscire a smettere di ridere, considerato il favoloso panorama del giornalismo italiano, ma ognuno ha il suo personalissimo parametro di critica e giudizi, evidentemente allineato con il proprio livello di comprensione, se così si può dire in un paese dove TUTTO si riduce a un derby calcistico.
Leggendo il fondo di oggi di Travaglio non sembra proprio di trovarsi di fronte un criceto spaventato, anzi, pare proprio di leggere un articolo di un giornalista vero che non solo non fa il benché minimo passo indietro circa le cose dette a Servizio Pubblico ma come farebbe un bravo giocatore di poker rilancia perché è sicuro di avere in mano le carte giuste. 
Proprio come devono aver pensato Carl Bernstein e Bob Woodward quando grazie ad una loro inchiesta [The Watergate Story (The Washington Post)Richard Nixon, non il presidente del circolo del burraco sotto casa e nemmeno quello del senato di un paese qualunque ma quello degli Stati Uniti fu costretto a dare le dimissioni in diretta televisiva, scusandosi per non essersi comportato come un bravo presidente avrebbe dovuto. 

E mi chiedevo se qualcuno in America abbia accusato i due giornalisti di essere stati poco opportuni o di aver gettato fango su Nixon, ma soprattutto se Nixon abbia mai pensato di dover pretendere un contraddittorio coi giornalisti, ecco.
Un pensiero speciale quindi, a tutti quelli che non capiscono la differenza fra “gettare fango” e fare cronaca, inchiesta giornalistica, quelli che pensano che un giornalista debba essere opportuno, che è come pretendere che la satira [quella vera, non le porcherie volgari] debba seguire una morale.
Ma dubito che questo possa essere comprensibile ai più nel paese dove “eminenze ” sul genere di vespa, ferrara, sallusti sono considerati personaggi autorevoli e quindi degni di avere un programma tutto loro cinque sere alla settimana nella tv pubblica ed essere ospitati a cadenza praticamente quotidiana in tutti i talk show, come se fossero giornalisti veri.

Spero che stavolta Travaglio abbia imparato la lezione, e che in futuro eviti di preoccuparsi per i diffamatori seriali, quelli che il fango sulla gente lo buttano davvero e poi vengono perdonati dallo stato.

Il falso Grasso
Marco Travaglio, 23 marzo

Giuro che l’altra sera, quando Piero Grasso ha telefonato in diretta a Servizio Pubblico per sfidarmi a duello, ho pensato allo scherzo di un imitatore. Tipo quello di Paolo Guzzanti che chiamò Arbore con la voce di Pertini. O a quello dei monelli de La Zanzara che hanno intortato due grilli dissidenti spacciandosi per Vendola. Invece pare che fosse proprio lui, il presidente del Senato, seconda carica dello Stato, forse mal consigliato in famiglia. Altrimenti non avrebbe chiamato come un Masi qualunque (Masi almeno il programma lo stava seguendo, Grasso invece no) per lamentarsi del fatto che si parlasse male di lui in sua assenza. Sono decenni che in tv, sui giornali e nei palazzi si parla di lui, quasi sempre in sua assenza (nemmeno un santo come lui ha ancora il dono dell’ubiquità): solo che se ne parlava sempre bene. Grasso infatti è il magistrato più fortunato d’Italia. Per vent’anni, qualunque pm s’imbattesse in un indagato eccellente veniva massacrato, ricusato, trasferito, punito, insultato, vilipeso, calunniato, spiato fin nei calzini. Tranne uno: Grasso, che ha sempre goduto di elogi e plausi unanimi, da destra e da sinistra, fino all’omaggio di tre leggi ad personam targate Pdl che eliminavano il suo unico concorrente (Caselli) per la PNA. Anche l’altro giorno, quando è asceso alla seconda carica dello Stato, ha ricevuto i complimenti di B. e financo di Dell’Utri. C’è chi, per molto meno, avrebbe una crisi di coscienza e si domanderebbe cos’ha fatto per meritarsi tutto questo. Invece lui non s’accontenta e pretende di spegnere anche le poche voci che ancora lo criticano (quando lo merita: chi scrive l’ha elogiato per aver respinto le manovre di Quirinale e Cassazione sulla trattativa a gentile richiesta di Mancino): è convinto chi vuole criticarlo debba farlo solo in sua presenza. Un concetto del contraddittorio davvero singolare, peraltro non nuovo: l’aveva già sostenuto il suo predecessore e presunto rivale, Schifani, dopo una mia intervista da Fazio.
Naturalmente Santoro è lieto di organizzare il faccia a faccia con Grasso nella prossima puntata di Servizio Pubblico, o in un’edizione speciale anticipata, vista la curiosa fretta manifestata da Grasso (attende forse un altro incarico ad horas?). Le repliche, da che mondo è mondo, si pubblicano sulla stessa testata che ha ospitato le affermazioni a cui replicare. Avete mai visto una rettifica a un articolo del Corriere pubblicata su Repubblica , o viceversa? Ieri invece alcuni colleghi si sono molto agitati, ansiosi com’erano di ospitare il faccia a faccia. Li ringrazio di cuore, ma io lavoro al Fatto e a Servizio Pubblico. Peraltro un duello non è un talk show con ospiti, servizi filmati e pollai vari. È un confronto a due, come ha correttamente chiesto Grasso, con carte e documenti alla mano. Personalmente non chiedo di meglio e non vedo l’ora. Sono dieci anni che seguo passo passo la sua resistibile ascesa in toga e poi in politica, raccontando ciò che fa e soprattutto non fa sull’Unità, l’Espresso , MicroMega , il Fatto e in alcuni libri, a partire da Intoccabili (scritto a quattro mani con Saverio Lodato). Ogni tanto Grasso minacciava querele, che non sono mai arrivate. Altre volte replicava con rettifiche che non rettificavano nulla, regolarmente pubblicate con le dovute risposte. Più volte, fra il 2003 e il 2005, quand’era procuratore a Palermo, i colleghi da lui emarginati tentarono di informare il Csm del suo operato, ma l’allora presidente Ciampi e l’allora vicepresidente
Rognoni preferirono evitare. Se dunque il presidente del Senato volesse, al duello potrebbero partecipare alcuni testimoni oculari, persone informate sui fatti, che hanno molte cose da raccontare e non hanno mai avuto modo di farlo. Nei duelli di un tempo, ciascun duellante si faceva assistere da uno o due padrini. In questo caso non si sa mai: meglio chiamarli testimoni.

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  1. noi dell’under 70.000 abbiamo nel nostro programma la legalizzazione dei duelli, solo per gli over, che possono permettersi la dipartita senza lasciare consanguinei sul lastrico

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  2. Matteo Di Domenico

    dopo gli attentati alle torri gemelle e al pentagono, ci sono stati molti scrittori e giornalisti che hanno denunciato il comportamento del presidente degli stati uniti. Un regista ci ha pure fatto un film. Ma il signor Bush non ha chiesto il contraddittorio. Vuoi perché in America hanno un altro stile, vuoi perché* qualche colpa ce l’aveva. Sta di fatto che noi siamo sempre “avanti” in quanto a intraprendenza. Però questa delle repliche che non possono esser fatte in diretta è una cosa esilarante.

    Travaglio ha detto “Grasso prima di essere un magistrato italiano, è un italiano.” Appunto

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