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Operazione paura

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Sottotitolo: se l’umanità avesse avuto il terrore dei cambiamenti si sarebbe estinta già dalla notte dei tempi, non avrebbe avuto modo di inventare, creare bellezza e nemmeno di mostrarsi, è vero, in tutto il suo orrore.
Ma nessuno può arrestare la marea, pensare di tenere il mondo fermo con le mani, queste sono le utopie di menti malate, quelle che pensavano di poter adattare il mondo a se stesse e non se stesse al mondo come, invece,  deve essere.

Ha ragione Travaglio, modestamente e per l’ennesima volta – cominciano ad essere tante – ritrovo anche nel suo articolo di oggi molti concetti che ho già espresso spesso in questi mesi.

Quello sulla paura, ad esempio, di questa strategia mirata, finalizzata a insistere su qualcosa che dovrebbe riguardare la sfera personale di ognuno di noi.
Se c’è chi ha paura dei ragni e dei visigoti non può obbligare tutti ad avere paura dei ragni e dei visigoti. 
Che si tenga le sue aracnofobie per sé o se le faccia curare, piuttosto, perché la Rete è meravigliosa quando grazie ad essa si condividono cose utili ma quando qualcuno la usa di proposito per scatenare una specie di effetto domino usando la propaganda [pensando forse che siamo tutti imbecilli o facilmente suggestionabili] non va bene.
Io mi sono sempre tirata fuori da questa isteria collettiva circa le sciagure cui dovrebbe andare incontro questo paese col M5S in parlamento, perché se devo avere paura di qualcosa o di qualcuno voglio sceglierlo io, non me lo faccio suggerire e consigliare da nessuno.
E non saranno i continui parallelismi fra Grillo e tutti i dittatori del passato a convincermi che devo avere paura, non saranno le continue citazioni storiche “che potrebbero essere state scritte proprio adesso” che mi convinceranno che un gruppo di persone estranee alla politica ha in mente di fare cose peggiori di quelle che HA FATTO la politica. Non era forse questo che volevamo tutti, liberarci dei ladri e dei profittatori di stato? qualcuno dovrebbe fare pace col suo cervello, prima di pensare ad orientare quelli altrui. 

Da sempre la mafia, il vaticano e l’America guerrafondaia fanno il bello  ma soprattutto  il cattivo tempo in Italia e quello che spaventa, che deve spaventare tutti per forza è Grillo? fa bene il mondo, a sottovalutare e irridere questo paese.

L’industria della paura
Marco Travaglio, 3 marzo

Ho trascorso qualche ora in rete a leggere i commenti ai nostri ultimi articoli. E, pur non avendo mai mitizzato il “popolo del web”, mi sono un po’ spaventato. Non per il caos creativo uscito dalle urne, che contiene pericoli ma anche grandi opportunità per chi vuole raccogliere la sfida di incanalare questa rabbia positiva verso un vero cambiamento. Ma per la paura di cambiare che vedo in molti lettori, compresi paradossalmente quelli che han votato per cambiare. C’è chi continua a ripetere la frottola della rimonta di B. e addirittura ad attribuirla alla famosa puntata di Servizio Pubblico, come se il centrodestra avesse preso il 29% dei voti perché B. ha spolverato una sedia. Fermo restando che nessun programma ha mai detto in faccia a B. tutto quel che gli abbiamo detto noi (rivedere la puntata, prego), la venuta di B. da Santoro non gli ha portato voti: l’unico balzo in avanti (2-3 punti) s’è registrato dopo la promessa di restituire l’Imu. Un mese prima del voto l’Unità pubblicò un sondaggio che dava il Pdl al 20% e i suoi alleati all’8, staccati di 10 punti da Pd-Sel. È la conferma che non è stato B. a recuperare, ma il centrosinistra a franare con la campagna elettorale più suicida della storia. Una campagna che abbiamo criticato subito, quando c’era ancora tempo per raddrizzarla, ovviamente inascoltati. Altri accusano il Fatto di aver sottratto al centrosinistra i 2 punti di Ingroia: ma sarebbe bastato accettare l’apparentamento con Rc per evitare il quasi-pareggio incamerando quei 2 punti preziosi (che sarebbero stati di più se il centrosinistra non avesse demonizzato Ingroia e Di Pietro, regalando altri voti a Grillo). Altri ancora ci attribuiscono il successo di Grillo, e verrebbe quasi da dire: magari un piccolo giornale fosse capace di tanto! In realtà M5S è una marea che monta spontaneamente e irresistibilmente da sei anni, e il nostro unico torto è stato di notarla e segnalarla a chi fingeva di non vederla o, peggio, non la vedeva proprio. Chi ci legge ogni giorno sa bene che abbiamo elogiato molti aspetti di M5S perché coincidono con le nostre idee, e ne abbiamo criticati altri che ci paiono assurdi e sbagliati. Tralascio le dietrologie canagliesche di chi insinua inesistenti rapporti societari fra Casaleggio e uno dei nostri azionisti, Chiarelettere. Il tutto per non ammettere che, come ai tempi degli inciuci del centrosinistra con B. e al momento della nascita del governo Monti, leggiamo la politica con occhi liberi e vediamo le cose un po’ prima di altri, con buona pace di chi tenta di iscriverci d’ufficio a questo o quel partito, non riuscendo a immaginare un’oasi di informazione indipendente da tutto e da tutti. Ma non dalla memoria della storia recente. Che, a volerla ricordare, ha molto da insegnarci. Il vuoto politico uscito dalle urne deve spaventare gli eterni gattopardi dei partiti, dei giornalisti e delle clientele aggreppiate e assistite. Ma non può spaventare le menti libere. È una sfida appassionante, l’ultima occasione per costringere la politica e quindi la società a rigenerarsi dalle fondamenta. Non grazie ai Vaffa di Grillo, che appartengono alla pars destruens. Ma grazie ai milioni di cittadini che hanno votato 5 Stelle e ai pochi che hanno scelto Rc, ma anche a molti elettori del Pd, di Sel e perfino a qualcuno che ha votato Monti, o il fu Giannino, o la Meloni. E che oggi, messi intorno a un tavolo, si ritroverebbero subito d’accordo su un programma di governo che tolga i soldi pubblici a partiti, giornali, imprese, opere inutili, banche, guerre, scuole e cliniche private, e faccia pagare la crisi ai ladri, agli evasori, ai corrotti, ai parassiti e ai mafiosi anziché agli onesti. 
Se non nascerà domani, questo governo arriverà magari fra qualche mese, dopo un altro passaggio elettorale.
Ma solo se continueremo a chiederlo con parole e menti aperte al nuovo. Senza farci spaventare da chi, sulla paura, campa da una vita.

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  1. …se l’umanità avesse avuto il terrore dei cambiamenti si sarebbe estinta già dalla notte dei tempi, non avrebbe avuto modo di inventare, creare bellezza e nemmeno di mostrarsi, è vero, in tutto il suo orrore…
    Sono perfettamente d’accordo, è quello che penso anch’io da sempre.
    Fosse per gli “eterni conservatori” (esistono da sempre, hanno attraversato tutte le epoche e tutti i climi), noi saremmo fermi all’età della pietra. Il mondo va avanti nonostante i conservatori, non grazie a loro. [Qualche volta la prudenza dei conservatori più “illuminati” può essere fondata; il fatto è che molto raramente i più “illuminati” fra i conservatori vengono ascoltati: di solito i conservatori “integralisti” li disprezzano e i progressisti, comprensibilmente ansiosi di procedere verso il cambiamento, li ignorano… ma questo è un altro discorso.]
    I conservatori riescono a riproporsi solo perché si adattano al cambiamento “imposto” dai “progressisti”, una volta che questo si è affermato; e spostano quindi ogni volta più in là l’asticella del loro conservatorismo; di fatto però il tempo dà loro di nuovo torto, prima o poi… eppure si ripropongono sempre nel corso delle epoche: è una “stranezza” perlomeno interessante da analizzare. Forse la “paura del nuovo” (e, in alcuni, di perdere i propri privilegi) è connaturata alle società umane e si fa sempre spazio al loro interno, nonostante tutte le “smentite della storia”. Ogni volta il cambiamento viene presentato dai “conservatori integralisti” come catastrofico e deleterio; e ogni volta la storia va avanti, anche quando gli ostacoli posti dai conservatori (spesso detentori del potere economico, politico, culturale, ecc.) sono difficili da superare.
    A me, che di natura sono curioso delle nuove “sfide” e interessato ai cambiamenti e non ne ho paura “a priori”, il M5S non fa “pregiudizialmente” paura, capisco le ragioni di molti dei suoi militanti (e conosco l’incapacità delle vecchie classi dirigenti di rinnovarsi senza la spinta dei nuovi movimenti), anche se, da “non-dogmatico”, mi riservo la facoltà (come faccio con qualunque fenomeno politico, sociale, ecc.) di osservarne anche limiti e contraddizioni.

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    • Affrontare le cose, le situazioni incerte, nuove con un certo timore è umano, e guai se non ci fosse la paura, quel termometro che ci avverte che si potrebbe verificare un imprevisto non sempre piacevole, ma da questo a imbastire una vera campagna mediatico-terrorista che dura da mesi penso che ci sia una via di mezzo che dovrebbe essere quella della ragionevolezza. Ma in questo paese a quanto pare in molti hanno rinunciato a ragionare in proprio. E’ più comodo farselo fare.

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